“Un dio è l’uomo quando sogna, un mendicante quando riflette”

Friedrich Hölderlin

Mercoledì, 05 Febbraio 2014 00:00

Il teatro letterario degli animali

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In seguito al successo dei cicli letterario-teatrali del Teatro Stabile di Napoli (si ricordi quello dedicato a Il mare non bagna Napoli di Anna Maria Ortese), questo gennaio è toccato alle opere di uno dei più grandi scrittori viventi del Novecento, Raffaele La Capria. Il ciclo è stato intitolato L’armonia perduta, in onore all’omonima opera dell’autore, ed è giunto al secondo round con Guappo e altri animali, regia di Francesco Saponaro.

Gli spettacoli sono ospitati dalla Sala del Ridotto del Teatro Mercadante, coerentemente con le scelte registiche che continuano quel teatro essenziale, diretto, con pochi attori in scena e una scenografia sintetica e concisa.
L’attore Giovanni Ludeno, davvero eccellente, ha interpretato l’autore stesso che ci parla dei suoi racconti, mettendo in scena quell’Io narrante che si interroga sospeso tra la nostalgia dell’infanzia e la posizione etica dell’intellettuale più maturo. Una voce, insomma, che parla sulla linea di confine dell’armonia perduta. I passi letterari scelti, che ben si sono prestati alla messa in scena teatrale, sono ripresi dall’antologia Guappo e altri animali, edita dalla Mondadori. È un collage, infatti, di vari racconti presi da differenti libri di La Capria, tutti dedicati agli animali, quasi a voler ricostruire un “bestiario personale”, come dice l’autore stesso.
La storia della morte del polpo che si aggira per Via Caracciolo, la gita all’acquario, l’incontro con il canarino alla Villa Comunale, simbolo della riflessione su come è possibile esprimere a parole le emozioni che si provano, le sensazioni più intime delle persone. Quello del canarino è uno scritto apparso sotto forma di articolo nei quotidiani ed è davvero illuminante riguardo agli interrogativi che deve porsi chi sceglie di fare lo scrittore.
Ogni racconto ha come sfondo Napoli, i suoi colori ed i suoi sapori, gli amici immaginari e non.
Il discorso dell’attore è davvero un climax che fa inchiodare gli occhi ed il cuore degli spettatori, è pronunciato tutto d’un fiato con le movenze ed i modi di parlare molto simili a quelli di La Capria. Il rapporto contrastato con Napoli è molto presente: i saluti alla città dal finestrino del treno che si allontana verso Roma, la confusione e l’”armonia perduta” e da ricercare nelle sue strade. L’attore cammina, si incupisce, si ferma, si allontana, si stende, vive, attraverso quei ricordi e quegli interrogativi apparentemente semplici e scontati ma, invece, profondissimi. Si avvicina sul finire un bambino, il secondo attore, ed inizia uno scambio di intesa generazionale. L’attore-autore vorrebbe discutere con il bambino riguardo i cartoni animati, le storie fantastiche degli animali inventati, il bambino, invece, ne è disturbato. A lui non piacciono i cartoni animati, perché le storie inventate riservano sempre brutte sorprese e brutti finali, come quella di Nicolino e Bianchina, dove i più deboli finiscono per soccombere.
Non c’è verso di costruire un mondo incontaminato per i bambini delle generazioni attuali, l’armonia perduta la conoscono già anche loro e finiscono addirittura ad esserne portavoci per gli adulti, per quegli adulti che, invece, la speranza non continueranno mai a smettere di covarla dentro di loro ed a diffonderla.
"E la storia di… Guappo?" chiede improvvisamente il bambino. La storia di Guappo è più delicata, sì. Guappo, detto Guappetto, era il “can’ ‘e munnezza” di La Capria, un bastardino dallo strano pelo tigrato, scampato alla rogna e trovato tra cumuli di rifiuti, compagno fedele del nostro autore fino alla morte. Fu chiamato Guappo, proprio perché era tutto il contrario di un classico guappo napoletano ed anzi a causa di uno di questi perse anche un occhio in uno scontro. Ma aveva un fiuto eccezionale, se gli si lanciava una pietra, dopo cinque minuti tornava fiero con in bocca proprio la stessa pietra, riconosciuta tra molte, aveva il fiuto sviluppato per le numerose cacche e pipì degli altri animali che amava fiutare. Con le cagnette, però, non ci sapeva fare molto o comunque lo imparava molto lentamente.
Il momento più bello che cane e padrone condividevano era la passeggiata mattutina, in cui Guappo scorazzava qua e là per la città, incurante del guinzaglio, a cui il padrone non lo costringeva. E quelli che dicevano: “Dottò, Dottò, ma che razza è 'sto cane?”, il padrone rispondeva “È un Lupo del Kurdistan” o “Un lupo del deserto, pagato molti soldi”. La gente ci credeva, perché Guappo aveva un’umiltà più forte di un uomo ed è questo che faceva intenerire La Capria. Lo amava, lo adorava, ed, infatti, alla sua morte, l’autore scrisse una lettera al suo amato cane, che l’attore recita sul finire dello spettacolo, lasciando un senso di amaro e tenerezza tra gli spettatori.
Tutto il climax precedente era una preparazione a questa scena commovente, un barlume di armonia stroncato dalla morte, ma tenuto vivo e chiaro dal ricordo. 

 

 

 

L'armonia perduta
Guappo e altri animali
regia e spazio scenico
Francesco Saponaro
con Giovanni Ludeno, Leone Curti
scene Luigi Ferrigno
costumi Zaira de Vincentiis
disegno luci Gigi Saccomandi
musiche Paolo Putrella
foto Fabio Donato
durata 50’
produzione Teatro Stabile di Napoli
Napoli, Ridotto del Teatro Mercadante, 2 febbraio 2014
in scena dal 28 gennaio al 2 febbraio 2014

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