"È vero che non bisogna confondere la critica con la maldicenza o il gioco al massacro; ma altrettanto vero e forse ancor più dannoso è confonderla con la complicità e la propaganda"

Giovanni Raboni

Sabato, 18 Giugno 2016 00:00

"Kiss & Cry": Macro e Micro prospettive spettacolari

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L'edizione 2016 del Napoli Teatro Festival inizia la sua programmazione; va in scena al Teatro Politeama Kiss & Cry, lo spettacolo-esperienza di Jaco Van Dormael.
Caratterizzato da una magnificenza immaginifica difficile da descrivere, questa visione ha i tratti e le tinte della Bellezza colta da due punti di vista: macro e micro. La visione è una carezza di mani impalpabili, che si interrogano sul senso della morte (e, quindi, della vita), sulle quali si è depositata la fragilità delle ali di una farfalla; basterebbe un nulla per sperderne i colori e sporcarsi le dita, ma l'essenza di questa bellezza resisterà ben oltre la durata della rappresentazione, e chi ha avuto la fortuna di assistervi, ne conserverà il tocco indelebile.

Al principio era il caos, o meglio, così si percepiva quell'assito disseminato da plastici, tavoli da artigiano, contenitori di vetro, leggii, trenini giocattolo e case di bambole. Gli attori/creatori vestiti di nero si abbracciano in un cerchio propiziatorio, dicendosi cose non udibili alle nostre orecchie. Poi, la scintilla della creazione discende su quel caos animandolo, e un nuovo mondo svela le sue origini innescando processi che dal nulla conducono all'essere umano.
Sono mani, dotate di dita lunghe come gambe, a muovere i primi passi in quel mondo primordiale avvolto nelle nebbie, mani che si intrecciano e danzano sui plastici, mentre una cinepresa in perenne movimento ne segue i più piccoli movimenti, riproducendo su di un grande schermo le loro 'esperienze' emotive. Possono delle mani danzanti avere coscienza e provare sentimenti? Ebbene quelle mani non solo possono abbandonarsi a 'baci e lacrime', ma hanno un'anima che verrà a toccare la vostra nei luoghi più intimi.
Dopo la nascita della Terra, e la comparsa delle forme di vita, dal laboratorio del 'macro' si passa al 'micro', attraverso una domanda: che fine fanno le persone quando scompaiono? Persone che abbiamo incontrato, conosciuto, aspettato, sognato e, a volte, amato? Dove vanno a finire quando vengono esiliate da questa terra?
Il Micro, è una donna seduta sulla panchina di una stazione, era invisibile in quel plastico informe, semplicemente non esisteva prima che la lente non la catturasse per portare sullo schermo lei e la sua piccola esistenza. Dei cinque amori della sua vita la sua memoria ha trattenuto solo il primo, durato tredici minuti su di un affollato vagone di molti anni prima. Due mani che si sono sfiorate per un attimo e che non riescono a dimenticarsi, e che ora giacciono riposte in un cassetto in fondo alla memoria. Gli altri amori, più duraturi ma fugaci, sono stati risucchiati in un vuoto di memoria, ma in quell'attesa sulla panchina della vita che volge al suo termine, vengono recuperati e rivissuti per un'ultima volta. C'è stato l'uomo di una serata danzante che ha lasciato il ricordo di un amore ruvido e maleodorante. L'amore successivo, che aveva la consistenza della cipolla, prima il ruvido, poi il morbido e le lacrime, l'abitudine, infine l'impossibilità di digerirlo. Le mani svelano tutto questo, mostrando sogni, gioie e frustrazioni. Il quarto danzava sulle lame precarie di pattini da ghiaccio, avrebbe potuto durare per sempre, se non avesse perso l'equilibrio. Come gli altri è caduto giù, nel vuoto della memoria che tutto risucchia. Infine c'è il quinto, l'ultimo amore, troppa diversità, aveva le sembianze di un piede e non avrebbe potuto durare, tra una mano e un piede non può funzionare.
Le parole seguono il moto dei piccoli oggetti in miniatura e i movimenti delle dita, non già per spiegarne il senso – che arriva immediato allo spettatore attraverso il canale preferenziale del linguaggio istintivo – ma per creare un accompagnamento poetico che spesso sfocia nell'ironia malinconica, quell'ironia che fa ridere con un groppo in gola.
Eccola qui la nostra minuscola protagonista, seduta su di una panchina "Kiss & Cry", che aspetta l'ultimo treno diretto al capolinea della vita. Non l'avevamo notata all'inizio, ed ora ci troviamo a piangere perché presto sarà risucchiata, come le altre creature, in un vuoto di memora; eccola lì la protagonista, non l'avevamo notato all'inizio, ma si trattava proprio della nostra esistenza, si trattava di noi.
Una mano scava in una montagna di sabbia, non vuole staccarsi dai suoi ricordi, li vuole recuperare ad uno ad uno, ma sopratutto vuole ritrovare quella prima mano che per tredici secondi le aveva fatto battere il cuore dando un senso all'intera esistenza. Dalla sabbia emerge una mano, poi un braccio, e quindi l'intera persona, dal micro ritorniamo al macro, gli attori che per l'intero spettacolo sono stati l'ombra delle proprie mani e proiezioni di sentimenti, richiamano a sé gli arti dotati di vita autonoma ricomponendo l'unità e l'unicità della persona.
Quando l'anima è cacciata dal mondo si aggrappa con tutto il suo corpo materiale e immateriale alla memoria, è l'ultimo tentativo per sconfiggere l'oblio. In quest'abbraccio intriso di straziante nostalgia, termina la rappresentazione.
Sontuosa e straordinariamente nuova messa in scena, un percorso seguito dalla macchina da presa in cui domande filosofiche trovano risposta nella poesia e nelle immagini. Kiss & Cry è un'immersione nel flusso inesauribile dell'esistenza che dall'universale si ancora all'individuo; dal cielo discende sulla terra sino ad infiltrarsi nelle pieghe di una minuscola esistenza, posizionando l'obiettivo in quel punto in cui l'infinitamente piccolo e l'infinitamente grande si incontrano e la coscienza umana riconosce la propria misera statura al cospetto dell'universo e (forse) del divino.
Le Urla, di sorpresa, e gli applausi, sinceramente commossi, del pubblico che ha riempito il teatro, hanno reso bene l'idea di quale sia stato il livello di gradimento. Non esagero nel dire che è stato: un trionfo!

 

 

 

 

Napoli Teatro Festival Italia
Kiss & Cry

da un'idea di Michèle Anne de Mey & Jaco Van Dormael
coreografie e nanodanse Michèle Anne de Mey, Grégory Grosjean
regia Jaco Van Dormael
testi Thomas Gunzig
sceneggiatura Thomas Gunzig, Jaco Van Dormael
luci Nicolas Olivier
camera Julien Lambert
assistente operatore Aurélie Leporcq
scenografo Sylvie Olivé
assistenti scenografi Amalgame Elisaberh Houtart & Michel Vinck
assistente alla regia Benoît, Caroline Hacq
ideazione suono Dominique Warnier
suoni Boris Cekevda, Gilles Brulart
manipolazioni e performance Bruno Olivier, Gabriella Iacono, Pierrot Garnier
costruzioni Walter Gonzales, Amalgame – Elisaberh Houtart & Michel Vink
ideazione secondo set Anne Masset, Vanina Bogaert, Sophie Ferro
direttore di scena Nicolas Olivier
tecnici creativi Gilles Brulard, Pierrot Garnier, Bruno Olivier
musiche Georg Frideric Händel, Antonio Vivaldi, Arvo Pärt, Micheal Koenig Gottfried, John Cage, Carlos Paredes, Piotr Ilitch Tchaïkovski, Jaques Prévert, Ligeti, Henryk Gorecki, George Gershwin
narratore Angelo Bison
foto Maarten Vanden Abeele
paese Belgio
lingua italiano
durata 1h 30'
Napoli, Teatro Politeama, 15 giugno 2016
in scena 15 e 16 giugno 2016

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