“Non ho mai il senso ultimo di quello che faccio. Vorrei che niente fosse mai finito. C'è sempre qualcosa che ritorna e scompare a cui non saprei dare un nome. Questo stesso enigma, però, mi spinge fino in fondo alle cose”

Antonio Neiwiller

Sabato, 28 Ottobre 2017 00:00

The Merry Wives e lo spirito di Sir John Falstaff

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La leggenda narra (perché tutto ciò che riguarda il grande Bardo è avvolto tra nebbie leggendarie) che la commedia romanticaThe Merry Wives of Windsor venne scritta da Shakespeare per esaudire un impellente e improcrastinabile desiderio della regina Elisabetta I. Sembra, infatti, che nell'assistere alle due parti dell'Enrico IV, la regina fosse rimasta letteralmente mesmerizzata da quello che, a conti fatti, emergeva come protagonista ed eroe indiscusso del dramma storico: Sir John Falstaff, il gentiluomo dalla mitica pancia che da sempre si frappone tra il suo sguardo e le proprie ginocchia. Ma se nelle due parti dell'Enrico IV è possibile ammirarlo nel ruolo di frequentatore di taverne e reclutatore di eserciti male in arnese, questa nuova opera avrebbe dovuto mostrarlo in un improbabile ruolo di 'innamorato'.

In realtà, in Merry Wives non mancano gli amori contrastati, le fanciulle innamorate e gli spasimanti sconsolati, ma viaggiano su trame parallele e tutto sommato secondarie; la trama principale ruota invece attorno a un indegno cavaliere dell'Ordine della Giarrettiera “corrotto e macchiato da voglie” che, lungi dall'essere innamorato, mette in atto patetiche manovre di seduzione al fine di rimpinguare un patrimonio ormai ridotto all'osso: si tratta del medesimo John Falstaff che avevamo lasciato al termine dell'Enrico IV parte seconda, e rincontriamo in questa commedia che anticipa la sua dipartita, che avverrà nell'Enrico V come già annunciato nell'epilogo del precedente dramma storico: “Ancora una parola, vi supplico. Se non siete ancora sazi di carne grassa, il nostro umile autore continuerà la storia, con la collaborazione di sir John, e vi farà divertire con la bella Caterina di Francia − luogo dove, a quanto ne so, Falstaff morirà di sudore, a meno che già non lo abbiano ucciso le vostre critiche”.
In effetti, questa lunga premessa su Sir John potrebbe sembrare del tutto gratuita ai fini della recensione de Le allegre comari di Windsor nel testo adattato da Edoardo Erba, con regia di Serena Sinigaglia − in scena al Teatro Bellini nell'ambito del progetto Glob(e)al Shakespeare − giacché infatti, in questa rappresentazione, Sir Falstaff sembra essere il grande assente. Sembra, in quanto manca all'appello in carne, ossa e pancia, ma così non è, dato che lo spirito falstaffiano permea la commedia in modo tale che la sua assenza dalla scena ne amplifica la presenza in spirito. Le pie e irreprensibili comari di Windsor attingono infatti dall'opera originaria, ritagliata sulla ridondante misura di Sir Falstaff, e impadronendosene, la fanno loro. Le allegre comari di Serena Sinigaglia rubano, per gioco e per finzione, ruolo e mestiere all'assente corteggiatore, d'altronde, chi meglio di loro può conoscere e interpretare lo spirito beffardo dell'impenitente cavaliere, e quale beffa migliore di questa trovata di derubarlo delle sue doti migliori, le battute di spirito? Secoli di lettere, beffe e raggiri hanno reso le signore pronte e versatili nell'indossare i migliori abiti falstaffiani e le donne, che siamo abituati a vedere vestite di severità e castighi, sono pronte a mostrarci per gradi un qualcosa che non ci aspettavamo.
Sfrondata da un gran numero di personaggi e ridotta a un tempo condensato, la rappresentazione è densa e agile; tutto ha inizio e fine nel salone di casa Page, oltre alla padrona di casa e alla figlia Anne, c'è Quickly la governante di casa Page (Mistress Quickly è abituata ai cambi di ruolo, personaggio presente anche nei drammi storici ha subito, per mano di Shakespeare, una prima trasformazione: da generosa ostessa di Eastcheap passa ad essere, in Merry Wives, la governante scaltra e benevola del dottor Caius), Mistress Ford ed il giovane Fenton (spasimante di Anne e accompagnatore musicale della commedia). Quattro donne che all'ora del tè meditano sulle beffe vendicative ai danni di Falstaff; progettare le loro azioni future è un divertente passatempo, ma ancora più divertente è anticipare le reazioni della vittima predestinata e le reazioni a catena di mariti gelosi. Idee e trame prendono vita e vengono rappresentate seguendo un atavico istinto del travestimento e della trasformazione; l'improvvisazione affida ruoli e parti e le quattro donne evocano così gli spiriti dei personaggi maschili assenti in un crescendo di eccitazione, ilarità e beffe tale da far calare sull'atmosfera raffinata del salone signorile una prosaica aura da taverna. Ma procediamo per gradi.
Inizialmente le comari, ingabbiate in un protocollo cortese seguono il copione delle convenzioni sociali, hanno movimenti rigidi e figure bidimensionali. Un pendolo scandisce l'alternarsi di battute monocorde, e la roulette della cortesia si interrompe solo per riportare ordine e silenzio, entrambi turbati dagli indisciplinati interventi degli unici due personaggi tridimensionali (Quickly e Anne). Poi l'opera si mette in cammino e la musica cambia, un sottile ritmo di toni, vibrazioni ed energia entra inspiegabilmente in circolo, il testo di Shakespeare si mescola con il Falstaff di Verdi e il verbo è allo stesso tempo poesia e musica. Il contagio è immediato, in primis per il pubblico che viene travolto dalla superba interpretazione dei personaggi, e la finzione prende il sopravvento sulla realtà; anche se il vino di Spagna viene sostituito dallo champagne il risultato è lo stesso, anzi senza dubbio migliore dato che nemmeno nei sogni più peccaminosi di Sir John − il traviatore di virtù − le due comari avrebbero potuto lasciarsi andare a comportamenti così falstaffiani.
Il finale agrodolce ha il sapore shakespeariano dell'epilogo: un servitore riporta bruscamente casa Page dalle brume notturne della foresta di Windsor alla realtà di pizzi e crinoline inamidate; il gran buffone sembra aver giocato la sua ultima beffa, dopo aver mostrato alle comari uno scampolo di vita se lo riprende con avidità, annunciando la sua coerente dipartita e rimandandole così al fine pena mai di una noiosa consuetudine coniugale: “Non avreste dovuto farvi vecchie prima di diventare sagge!”.




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Glob(e)al Shakespeare
un progetto di Gabriele Russo
scene
Francesco Esposito
costumi
Chiara Aversano
light designer
Salvatore Palladino, Gianni Caccia
sound designer
G.U.P. Alcaro
coproduzione
Fondazione Teatro di Napoli-Teatro Bellini, Fondazione Campania dei Festival-Napoli Teatro Festival Italia 


Le allegre comari di Windsor
di
William Shakespeare
adattamento di
Edoardo Erba
regia Serena Sinigaglia
con Mila Boeri, Annagaia Marchioro, Chiara Stoppa, Virginia Zini, Giulia Bertasi
consulente musicale Federica Falasconi
scene Federica Pellati
costumi Katarina Vukčevič
assistente alla regia Giada Ulivi
lingua italiano
durata 1h 25'
Napoli, Teatro Bellini, 22 ottobre 2017
in scena dal 17 al 22 e il 24 ottobre 2017

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