“Sai quello che succede con le poesie? Un giorno sembra che l'hai pensata tu. E non sai se sei stato tu a raggiungerla o è lei che ha raggiunto te".

Daria Deflorian

Alessandro Toppi

I Ritornanti di Moscato

Ritornanti ha un prologo che si svolge nella metropolitana “artistica” di Napoli: adesso moderno nel quale la pluralità di passeggeri ricorda l'allora antico dei munacielli; reale che piano piano evoca, convoca e consente l'irreale e, con esso, il narrativo e il fantasioso; dissolvenza verbale che avviene in progressione e che permette l'apparenza della storia. L'epilogo invece – di nuovo in metropolitana –  è affidato a una vecchia signora: una Anna Maria Ortese di ritorno, che commenta suggellando il racconto che nel frattempo abbiamo letto citando un brano di Corpo celeste: “Avevo dimenticato...”, dice la Ortese. Nel mezzo il Ritornanti vero e proprio ossia la vicenda di Nannina e di Totore, e del loro figlio Tubbettiello, mandati da una Sanzara a salita Concordia 37 per l'occupazione di una casa destinata però subito a crollare: non prima, tuttavia, che gli spiriti che abitano l'appartamento abbiano ricompensato l'onestà della famiglia – e la sua naturalezza pura e primigenia – con la salvezza della vita, la ricchezza delle tasche, un futuro rinnovato.

Teatro e consenso in Campania

Un uomo è seduto in un carrello per la spesa, vestito in total white, con colletto alla coreana. Accovacciato all'interno – dunque egli stesso oggetto già selezionato e incarrellato da qualcun altro (l'amministrazione cittadina) – si fa spingere da una quindicina tra ragazze e ragazzi che gli fanno da coro e da serventi. È in questo modo che traversa il reparto di un supermercato (un non-luogo, per usare la definizione di Marc Augè) che probabilmente fa parte di un centro commerciale (altro non-luogo): sulla sinistra s'intravedono gli scaffali dedicati all'alimentazione bio (la naturalezza presunta mutata in offerta industrializzata) mentre a destra si distendono i banconi che contengono i surgelati: cibo la cui freschezza è stata sospesa perché riviva alla bisogna.

Lontano da voi. "Fedra", una tragedia politica

Premessa
Possiamo intendere Fedra come un patimento che appartiene all'anima e al cuore: una donna – ripetutamente tradita e abbandonata dal marito, tanto da considerarsene “vedova” – s'innamora del figliastro, lotta col desiderio (“Non voglio ciò che voglio”) ma ne esce sconfitta, dunque confessa questo sentimento e, non corrisposta, si vendica accusando di violenza carnale l'uomo che le ha detto “no”: ne viene la morte del giovane e quella della donna, incapace di sopportare la fine dell'amato.

Frammenti di vita, da Hopper al teatro

Quando facciamo riferimento a Hopper andiamo subito all'insieme di dipinti con cui – per dirla con una frase di Goodrich, frase che Hopper detestò – egli ci mostra “il volto fisico dell'America” e dunque gli anni Trenta, Quaranta e Cinquanta delle grandi città, dei villaggi di provincia, delle vaste distese rurali, degli scorci urbani e degli appartamenti arredati con gusto minimalista, squadrato e moderno.

Le serve di Genet, la caricatura di Capuano

Franca Angelini ne Il teatro di Genet scrive che Le serve ha per archetipo Signorina Julie di August Strindberg.

Dal Globe al Bellini. Note sul progetto

Premessa
Nei primi tre giorni del Napoli Teatro Festival il Bellini è diventato uno spazio elisabettiano: il palco sviluppato in profondità per quattordici metri e dunque disteso fino alla metà della platea, sul fondo la facciata a più porte, in proscenio quattro botole che portano al sottopalco; trenta panche di legno sono state invece sistemate in circolo, al posto delle poltrone di velluto, mentre le fila dei palchetti sono state illuminate soprattutto in verticale, con luci vagamente più fioche.

Primavera dei Teatri, politica e poetica

In Calabria
In Calabria abita il 3,25% della popolazione italiana ma sono avvenuti 917 spettacoli di prosa durante l'ultimo anno e cioè l'1% dell'offerta nazionale mentre la parte di FUS che interessa la regione è pari allo 0,56%.

Un corsivo sul Teatro Eliseo

Per tre giorni – dalla pubblicazione dei primi dispacci d'agenzia al momento in cui scrivo questo corsivo – ci siamo indignati e divertiti: abbiamo ostentato immagini sui social accompagnandole con citazioni dotte o commenti ironici, inventato hashtag, scritto post colmi di risentimento, formulato ragionamenti e domande sulla questione, condiviso le lettere collettive che le associazioni di categoria hanno scritto e inviato ai cartacei, divulgato gli indirizzi mail dei politici che sono stati autori dell'emendamento inducendo così a scrivergli: che, a questo punto, agiscano di conseguenza salvando non un teatro romano ma il teatro italiano; che ricevano testimonianza diretta di un malessere economico di settore che traversa per intero il Paese; che paghino la loro disponibilità ad essere complici con l'intasamento della mail istituzionale.

L'erba è verde. Martinelli e la non-scuola

Marco Martinelli ha una voce piana, come internamente addolcita e – quando ti parla – sembra prenderti sotto braccio, in passeggio. Racconta, Martinelli, come si dice del pane o dell'acqua, usando parole chiare. Quando è a un appuntamento pubblico – come capitato all'Asilo Filangieri di Napoli, dove l'ho ascoltato un paio di mesi fa – tende a inclinare busto e volto verso la platea, come volesse anche fisicamente ridurre la distanza che la frontalità di una lezione o di una presentazione ufficiale prevede. Non solo: guarda Ermanna, di continuo. Poche frasi, poi uno sguardo ad Ermanna, ancora poche frasi, poi di nuovo uno sguardo ad Ermanna. Dev'essere questa sensazione rara e perdurante che chiamiamo “amore”.

Il costoso onomastico del Teatro Eliseo

Alla fine del gennaio 2017 il senatore del Partito Democratico Bruno Astorre, nel pieno della discussione parlamentare in atto, aggiunge un emendamento alla Legge di conversione del Decreto Milleproroghe: vi è scritto che “per l'anno 2017 una quota di risorse” può “essere destinata, nel limite massimo di 4 milioni di euro, in favore del teatro Eliseo, in occasione del centenario della sua fondazione”. Il Fatto Quotidiano nota la “lesta quanto inosservata mossa legislativa” (29 gennaio 2017), sottolinea la bizzarra pratica di favore, provoca uno scandalo momentaneo, costringe a fare marcia indietro: via l'emendamento, neanche un euro per l'Eliseo.

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