“Sai quello che succede con le poesie? Un giorno sembra che l'hai pensata tu. E non sai se sei stato tu a raggiungerla o è lei che ha raggiunto te".

Daria Deflorian

Alessandro Toppi

"Un virusse corrosivo". Efestoval, Campi Flegrei

È Mimma Gallina a darmi lo spunto con cui iniziare questo articolo. Scrive infatti, in Organizzare teatro, che “i Comuni capoluogo con il 30% degli abitanti circa assorbono quasi il 60% dell'offerta di spettacoli”, aggiunge che “le sei città italiane con oltre 500.000 abitanti, dove risiede il 12% della popolazione, assorbono oltre il 30% dell'offerta” e chiude ricordando che “i Comuni fino a 50.000 abitanti, con il 64% dei residenti, si aggiudicano il 38% degli spettatori”.

NTFI: le parole, i fatti e il silenzio

Le parole (dal libro dei sogni)
L'edizione 2016 de “il Napoli Teatro Festival Italia” – scrive Luigi Grispello, Presidente della Fondazione Campania dei Festival – “si pone l'obiettivo di estendere il proprio ruolo da rassegna teatrale estiva a istituzione culturale permanente che svolge attività di grande valore durante tutto il corso dell'anno”. Il Festival, infatti – insiste Grispello – solo in questo modo può davvero raggiungere i suoi obiettivi che sono: “incentivare la valorizzazione delle realtà artistiche radicate sul territorio”, “promuovere e sostenere lo scambio culturale tra Napoli e il mondo”, “far conoscere e diffondere all'estero la creatività degli artisti napoletani” ed “offrire occasioni di lavoro qualificato nel campo dell'arte teatrale e delle performing arts”.

Quanne ghiucaveme 'u pallone

Nel primo capitolo de Le memorie del teatro Georges Banu s'interroga su che rapporto vi sia tra il ricordo e la pratica scenica, tra ciò che era e ciò che appare. “A teatro” – scrive Banu – “la memoria è paradossale” poiché da un lato è ciò che è sempre stata, ovvero una rimanenza parziale e soggettiva che si fa “cosa rammentata” e, dall'altro invece, “cerca di mostrarsi nell'attualità di un corpo, di uno spettacolo”.
“Il teatro” – continua Banu – “da sempre s'immerge in ciò che risale dal passato” ed è per questo che, osservando l'attore – ovvero il suo fenomeno più esposto – abbiamo la sensazione ch'egli compia “in se stesso gli sponsali del tempo antico con quello di adesso”: fa “da supporto e da mediatore, da ponte e da trappola per topi” l'attore, è “all'incrocio delle durate” ed è per suo mezzo che “il teatro si fa carne” appartenendo così al presente.

Così il vecchio attore giunge agli orli della vita

Eduardo/Campese quando cammina per le strade e gli capita di battere due o tre volte il piede in terra, perché gli si è attaccato qualcosa sotto la scarpa, si sorprende per il fatto che quei colpi battuti non producano lo stesso rumore di quando pesta il piede sulle tavole del palcoscenico; se tocca con la mano il muro di un palazzo, un cancello di ferro, una statua di marmo, una quercia secolare, ecco: una quercia, lo fa sempre con estrema delicatezza e con la sensazione di avvertire, sotto le dita, la superficie della carta o della tela dipinta. Questo perché – “vede Eccellenza” – Eduardo/Campese è nato tra le quinte, espulso dal ventre di una madre che si torceva sul trono dell'Amleto, e sulle tavole ha cominciato a muovere i primi passi, a balbettare le prime parole, a storpiare i nomi dei protagonisti che recitava suo padre. Le prime particine, il primo ruolo importante e – con questo ruolo – le prime vere incertezze, i primi dubbi, mentre l'avvenire diventava il tempo presente e il tempo presente è diventato presto esperienza, memoria, mestiere: vita che, sera dopo sera, è trascorsa recitando.

Perché, ad esempio, noi non siamo stati pagati?

Uno spettacolo
Nel 2010 – nell'ambito del Napoli Teatro Festival Italia – va in scena Delitto e castigo (Dostoevskij ai Quartieri Spagnoli), per la drammaturgia e regia di Gaetano Ventriglia e Silvia Garbuggino. Sette attori – compresa “la piccola Arianna Boccamiello” –, due musicisti per una colonna sonora eseguita dal vivo, con la traduzione di Giorgio Kraiski. “Produzione Napoli Teatro Festival Italia” recita la brochure aggiungendo, subito dopo: “Produzione esecutiva Nuovo Teatro Nuovo Stabile di Innovazione”.

Teatro Pubblico Campano, ovvero: il sistema-Balsamo

una citazione
“La Regione punta alla permanenza degli eventi e alle manifestazioni che producono lavoro. Alcuni eventi” invece “scivolano sul piano dell’abitudine al finanziamento”. Dunque “pretenderemo di capire come vengono utilizzati i soldi pubblici fino all’ultimo centesimo” perché “non esistono” né possono esistere “bilanci non trasparenti”. “Premieremo” insomma “la qualità e la trasparenza dei progetti: chi porta un progetto di qualità sarà premiato”.
Infine, affinché sia chiaro: “Eviteremo che certi responsabili di sezioni artistiche guardino più al loro sistema di relazioni che alla qualità”. Quindi: “lavorate e non cercate un padrino politico, perché non ce ne sono più”; “basta portare registi e produttori amici”, “non ci saranno zone franche per nessuno”.
Firmato: Vincenzo De Luca (Corriere del Mezzogiorno, 3 agosto 2016) 

Cercando teatro, scoprendo l'umano

Il teatro è poesia che esce da un libro per farsi umana
(Federico García Lorca)

La vita è l'origine non rappresentabile della rappresentazione
(
Jacques Derrida)

Così inventammo, tentammo, esplorammo, discutemmo
(Peter Brook)

 

In un giorno di marzo del 2015 – subito dopo un esercizio di training, per un motivo che ignoro – Fortuna cerca la mano di Tonia. Le dita dell'una scivolano nel palmo della mano dell'altra. Stanno in piedi, le braccia lungo i fianchi, in linea con le altre: il gesto è naturale, avviene furtivo e dura un paio di minuti. Accanto hanno una ventina di attrici, d'avanti due registe: sono a Piazzetta Forcella, in questo luogo non teatrale in cui si comincia a pensare a uno spettacolo che è la ragione di una tre giorni di laboratorio ed è un'idea, una prospettiva, una meta per la quale non c'è ancora né tragitto né direzione. Fortuna e Tonia compiono questo gesto segreto poi rafforzandolo: le due mani si tengono, si stringono, diventano una cosa sola, prima di sciogliersi perché c'è da riprendere a lavorare.

Un Napoli Teatro Festival (quasi) tutto per noi

In queste condizioni né gli attori né i drammaturghi
né i critici si sentono controllati dagli spettatori, ossia
responsabili di fronte a loro. E allora di fronte a chi?
Questo è il problema. L'un verso l'altro? Ben poco.
(Nicola Chiaromonte)

Dobbiamo riflettere sulle priorità: non si organizzano
feste da ballo in case che crollano.
(Tommaso Montanari)


Quest’articolo non può che contenere una riflessione parziale essendosi svolto solo in parte il Napoli Teatro Festival Italia: pensato da Franco Dragone come “un laboratorio creativo culturale permanente” il Festival prevede infatti – stando alle parole del suo direttore – nell’ordine:

Una marionetta muore, una marionetta nasce

Nel primo teatro di Samuel Beckett – quello con il quale siamo più abituati a confrontarci – l'esistenza di una coppia è il punto di partenza immancabile. Vladimiro ed Estragone e Pozzo e Lucky in Aspettando Godot; Hamm e Clov (e Nagg e Nell) in Finale di partita; Winnie e Willie in Giorni felici; Krapp e il se stesso di ieri ne L'ultimo nastro.

Pensieri, all'ombra del 58° Parallelo Nord

Per quanto il Napoli Teatro Festival Italia presenti i due giorni con altrettanti titoli – Una giornata qualunque del danzatore Gregorio Samsa e Corcovado – va scritto subito che si tratta di un progetto unico – 58° Parallelo Nord – basato, leggo dalla brochure, sulla “pratica dell'incontro e dello scambio” intesa come “motore principale della creazione”. In pratica: un performer – Lorenzo Glejeses –; una sequenza-base di alcuni minuti elaborata mesi prima con Michele Di Stefano di MK (“ricordo questa partitura, ripetuta sempre uguale anche nel ritmo, che immediatamente mi annoiò” afferma sorridendo Eugenio Barba sul palco di Galleria Toledo); il tentativo di modificarla live mostrando così metodi di (ri)composizione creativa e tutto ciò che la quotidianità del lavoro di sala generalmente comporta: fatica, sudore, incertezze ed equivoci, tentativi momentanei e improvvisi, suggestioni che nascono, vengono provate e scartate e poi variazioni, sottrazione o aggiunta di materiali, un nuovo modo di dire la stessa frase, una maniera diversa di compiere la stessa azione. Insomma: a Galleria Toledo dovrebbe apparire ciò che, generalmente, agli spettatori è negato e nascosto: il prima di uno spettacolo, l'informe di cui il personaggio che avanza in palcoscenico non è che l'ultima forma acquisita.

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