“Quando tutto manca, quando tutto ci delude, quando tutto appare come una disfatta irreparabile, forse una sola cosa mi resta sempre: 'a voce. È questa, per me, il piccolo scoglio su cui mi ritiro davanti alla visione di perigliose acque da cui sono scampato”.

Enzo Moscato

Venerdì, 13 Dicembre 2013 00:00

Gabinetto Dispetto

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" L'altra sera siamo stati all'Operà a vedere Tristano ed Isotta (...)
Sa qual è il peso degli escrementi che un individuo evacua al giorno?
Un chilo e mezzo. Moltiplichi per quattro miliardi di individui e fanno sei miliardi di chili al giorno."
Così discutevano con nonchalance, seduti su dei gabinetti intorno a un tavolo, i protagonisti di una celebre scena de Il fantasma della libertà, film del 1974 firmato Luis Buñuel, grande nome del cinema surrealista del XX secolo.

È proprio questa scena, condita abbondantemente di ironia e non-sense, che ispira all'attore e regista napoletano Arturo Cirillo, l'ambientazione ideale per la rivisitazione di un classico della commedia francese quale è La purga (On purge Bébé) di Georges Feydeau. Esempio di scrittura che anticipa il cosiddetto teatro dell'assurdo (è datata 1910), l'opera sottolinea l'aspetto marcio dei parvenu, la giovane classe agiata della Belle Epoque parigina, denunciandone sotto il velo comico le carenze culturali, la precaria posizione sociale e, di conseguenza, l'instabile equilibrio emotivo all'interno della famiglia tipica.
Il nuovo spettacolo di Cirillo, prodotto nel 2012 dal Teatro Stabile delle Marche, mantiene quindi l'originale plot narrativo, adattando le tematiche alla famiglia medio-borghese degli anni '60-'70, del resto ampiamente attualizzabili ai giorni nostri.
L'azione si svolge all'interno dello studio del Sig. Bastiano Follavoine (l'Arturo attore), costruttore di igienici sanitari alla ricerca di uno stimolo che gli faccia dimenticare la propria insoddisfazione professionale, ed appare come uno spazio assolutamente vintage con tanto di parati e moquette dalla fantasia "psichedelica". Quattro gabinetti, alcuni lavabi e vasi da notte sostituiscono le comuni sedie e complementi d'arredo e in un primo momento quasi confondono lo spettatore spingendolo a domandarsi se quegli oggetti siano davvero lì o possano alludere simbolicamente a qualcosa, dato che nessuno dei personaggi presenti sembra interagire con essi, specialmente nella prima scena, in cui si accende una confusa e sfuggente conversazione tra Bastiano e sua moglie Giulia all'insegna dell'ignoranza dilagante e dei dispetti.
In effetti la "realtà del WC" risulta essere più che normale e all'ordine del giorno in quella casa e, in particolare, in quella stanza (è li che Follavoine progetta i suoi prodotti in porcellana sedicente infrangibile), tanto che si dialoga seduti comodamente sulle tavolette o sui secchi e si ripongono gli spazzoloni sugli scaffali per fare ordine.
Il motivo della lite che scoppia tra i due coniugi è il fatto che il loro unico figlio, Totò (interpretato da un attore adulto), quella stessa mattina si è svegliato costipato e deve essere purgato, cosa difficile dato che il bambino, in famiglia, sembra l'unico a comandare davvero per quanto sia disobbediente, viziato e prepotente.
Bastiano non ha tempo di aiutare la moglie a convincere il piccolo, è in attesa di un ospite importante: il Sig. Chouilloux (pronunciato allusivamente dagli attori "Cogliocs"), funzionario del Ministero della Guerra che dovrebbe commissionargli ingenti quantità di tazze da notte come dotazione per i militari d'esercito e dovrebbe verificare i pregi del materiale "indistruttibile". Il susseguirsi della trama rimane così incentrato su discorsi che riguardano esclusivamente l'atto del defecare ed ovviamente l'oggetto in cui ciò si compie, ma la platea, tra una risata e l'altra, non può ignorare le problematiche esistenziali che affliggono ciascun personaggio.
Giulia, insoddisfatta del proprio matrimonio e del proprio stile di vita, si aggrappa ossessivamente alle uniche cose che la tengono occupata durante la giornata facendola sentire indispensabile, ossia accudire morbosamente il figlio, giustificando i suoi dispetti ed accontentando ogni singolo capriccio fino a costringere il Sig. Chouilloux a bere la purga al posto suo, e sbrigare le faccende di casa nonostante Bastiano paghi una domestica per farlo (la quale, giustamente, non può far altro che oziare). Lo stato d'animo di Giulia si manifesta nel "rigetto" della sua femminilità, ricevendo il gentiluomo ancora in camicia da notte e bigodini, senza alcuna vergogna bensì con sfacciataggine e menefreghismo, chiaro affronto al finto perbenismo del marito.
Chouillox − personaggio buffo ed accomodante − beve la purga come atto di disperazione, poiché Giulia per assecondare il gioco di Totò, gli rivela un pettegolezzo di cui è a conoscenza, ovvero il tradimento della moglie col cugino Truchet, dispiacere che del resto l'uomo inconsciamente gia sopportava: si trattava solo di "espellere" la faccenda.
Bastiano deve capacitarsi di due tristi verità: da un lato che il suo lavoro per quanto si sforzi in modo impacciato di mistificarlo, lo rende depresso, infelice e poco credibile; dall'altro che l'amore e l'attrazione verso Giulia sono scemati portando i membri della famiglia a uno stato di totale indipendenza ed anarchia.
La prima disillusione si realizza nell'atto decisamente materialistico di gettare a terra un vaso da notte per poter mostrare al commissario la resistenza del fabbricato. L'oggetto ovviamente si frantuma al suolo provocando un rumore che − per qualche secondo − zittisce il teatro ed elimina il netto distacco che si crea tra pubblico e palcoscenico (risultato della bravura interpretativa degli artisti). Da menzionare che la natura plastica dei cocci suscita nell'osservatore una strana sensazione di tangibilità, un infantile desiderio di giocarci.
Rovinata ormai ogni opportunità di ottenere il lavoro, per colpa dell'indecenza della compagna, Follavoine ammette il fallimento del suo matrimonio e beve un sorso della purga.
Sul finire della commedia la scena lascia spazio solo a Totò nelle braccia della madre "sfruttata", ed un suo ritratto appeso alla parete retrostante si illumina trionfante sulle note di una canzone dedicata alla Mamma. L'unico personaggio che non viene purgato, nonostante l'esigenza fisiologica lo richieda, è infine quello sempre rimasto fedele a se stesso. Incorruttibile "criminale in nuce" il bimbo-adulto non ha nulla dentro di sé da tirar fuori, nulla di irrisolto, nessuna frustrazione o rimpianto.
È proprio il caso di dirlo: chi la dura... è stitico!

 

 

 

La purga
di
Georges Feydeau
regia Arturo Cirillo
assistente alla regia Salvatore Caruso
con Arturo Cirillo, Sabrina Scuccimarra, Luciano Saltarelli, Rosario Giglio, Giuseppina Cervizzi
scene Dario Gessati
costumi Gianluca Falaschi
luci Badar Farok
musiche Francesco De Melis
produzione Teatro Stabile Delle Marche
Napoli, Teatro Mercadante, 10 dicembre 2013
in scena dal 10 al 15 dicembre 2013

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