“Sì, dimenticheranno. È il nostro destino, non ci si può fare nulla. Ciò che a noi sembra serio, significativo, molto importante, col passare del tempo sarà dimenticato o sembrerà irrilevante. Ed è curioso che noi oggi non possiamo assolutamente sapere che cosa domani sarà ritenuto sublime, importante e cosa meschino, ridicolo. E la nostra vita, che oggi viviamo con tanta naturalezza, apparirà col tempo strana e scomoda, priva di intelligenza, forse addirittura immorale”.

Anton Pavlovič Čechov

Domenica, 21 Giugno 2015 00:00

Ballet Black, nel pazzo mondo della fiabe

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Il Ballet Black, la nota compagnia inglese vincitrice del Dance Awards 2012, fondata e diretta da Cassa Pancho – danzatrice di discendenza inglese nata a Trinidad e formatasi alla Royal Academy of Dance – continua il suo tour italiano presentando al Castel Sant'Elmo di Napoli un doppio spettacolo a firma di due giovani coreografi quali Mark Bruce ed Arthur Pita.
Supportato dalla prestigiosa Royal Opera House di Londra, il Ballet Black è un ensemble costituito da otto danzatori internazionali di origini africane ed asiatiche, che ha come scopo quello di diversificare ed attualizzare il balletto classico attraverso i linguaggi e le tecniche della danza moderna.

La serata in programma per il Napoli Teatro Festival Italia 2015 prevede una prima parte in cui Mark Bruce (voce singolare della danza britannica, autore di una nuova versione tutta ballata del Dracula di Bram Stoker), dà sfogo al suo gusto eccentrico con Second Coming, un mash-up coreografico su brani di Dmitri Shostakovich, Tom Waits ed Edward Elgar; una fiaba contemporanea dal carattere dark ispirata alle leggende di creature magiche, demoni strani ed eroi antropomorfi.
Il coreografo mette in atto le sue personali suggestioni ed i ricordi dell'infanzia, in seguito anche alla lettura di The Second Coming di William Butler Yeats che racconta di un essere per metà uomo e metà leone giunto da chissà quali terre deserte, ma certo non mancano riferimenti al folle ed amato universo dei fratelli Grimm.
L'atmosfera è mistica e sinistra, i danzatori sono imponenti ed eleganti, valorizzati nella figura dai ricercatissimi costumi di Dorothee Broduck che richiamano le mise circensi, soprattutto grazie alle giacche, simili appunto a quelle indossate dai domatori ed alle scarpette da punta di colore rosso vivo. Bruce probabilmente sviluppa il suo non-racconto sotto il regno del grande tendone, sfrutta la variabilità cromatica degli oggetti (hula hoop) e delle luci per creare dinamismo e risaltare gli stati d'animo dei personaggi. Con l'aiuto di David Plater utilizza proiettori e sagomatori per disegnare sul palcoscenico spazi angolari e ristretti, piccole e melanconiche celle che accolgono passi a due ed assoli mimati.
È proprio in questi passaggi (come l'accattivante ballo in maschera ed il duetto tra Cira Robinson e Jose Alves) che si evidenziano maggiormente la bellezza, la sinuosità e la frizzante energia della danza di base afro-americana, la stessa che ritroviamo all'interno di compagnie internazionali quali l'Alvin Ailey American Dance Theater o l'Alonzo King Lines Ballet, oggi le più acclamate per quanto riguarda gli stili ereditari dalla Black Dance.
Nonostante le spiccate doti dei singoli ballerini, il corpo di ballo quando danza insieme non è propriamente omogeneo e sincronico, e purtroppo alcuni movimenti ideati dal coreografo – a volte ripetitivi e ridondanti – cancellano quella qualità, entusiasmante ed elegante al tempo stesso, cara al repertorio della compagnia.
La trama è inoltre volutamente ambigua e discontinua, ed escludendo qualsiasi morale, lascia spazio ad un'ampia immaginazione, eccessiva per la mente dello spettatore poiché vi sono rimandi ad ambienti troppo distanti fra loro: il lavoro è talmente carico di materiale che rischia di trasformare il balletto da caleidoscopica favola Jazz-Pop ad un groviglio carnevalesco di passi ed interpretazioni senza senso.
Impeccabile rimane ad ogni modo il livello tecnico dei danzatori come quello dell'esuberante Kanika Carr, fatina/angelo/diavoletto/spirito guida che ammalia il pubblico con la sua piccola ma carismatica presenza scenica.

La seconda parte della serata vede in scena una rivisitazione stravagante e spregiudicata del sogno shakespeariano ad opera del coreografo portoghese Arthur Pita, talento formatosi alla London Contemporary School e autore apprezzato e richiesto da numerosi teatri di tutto il mondo quali il Royal Albert Hall, Royal National Theatre, Los Angeles Opera, Israeli Opera Tel Aviv, Den Norske Opera, Minnesota Opera.
Un sogno nel sogno come suggerisce il titolo del pezzo A Dream Within a Midsummer’s Night Dream, un sogno divertente, ironico, ambientato in una specie di paese del delirio.
La coreografia, della durata di trentacinque minuti circa, rappresenta una vera e propria sfida per la compagnia. Pita, probabilmente in memoria di Frederick Ashton, decide di confrontarsi con le linee del balletto classico a tutti gli effetti, facendo i conti anche con pregi e difetti del costume da ballerina per eccellenza: il tutù.
L'inizio della performance è infatti un grand pas de deux classique danzato da tre coppie in corpetto, calzamaglia e tutù, sulle note di Sarabanda di George Friedrich Händel. Il modus è concentrato e tecnicamente valido, ma la costruzione seriosa e solenne si sgretola dopo poco tempo in una fila di espressioni facciali alternate a smorfie bizzarre.
Iniziano ad irrompere sulla scena i protagonisti più noti della commedia di Shakespeare, ma inseriti in un contesto completamente capovolto, dato che Elena sembra accoppiarsi con Ermia ed Oberon amoreggiare con Lisandro (un favoloso Jacob Wye) durante il sensuale passo insieme di linee contemporanee; virile, preciso e pulito.
Titania, come una farfalla avvolta in un baco da seta, perde la sua fatalità regale in un velo verde acqua che casca dalla cima di un ombrello e con indosso gli occhiali da sole sembra più una donna VIP che vuole sfuggire ad un gruppo di matti con gli ormoni in subbuglio, anche se inevitabilmente inciampa fra le braccia di Bottom trasformato in asino.
E chi poteva trasformare il povero artigiano in un mulo se non un Puck dispettoso in gonnella? Isabela Coracy è un folletto dei boschi vispo e pimpante con una barba di fiori sul viso, e tanto in gonnella non lo è dato che indossa i panni di un aitante scout!
Non mancano arrangiamenti sonori che, alternati ad una colonna sonora varia e interessante, ricreano i rumori di una foresta tropicale, quel mondo surreale e a tratti arrogante che caratterizza un po tutti i lavori fantasiosi di Pita.
La teatralità dei danzatori scelti da Cassa Pancho non si discute ed il Ballet Black è probabilmente l'unica compagnia di danza moderna formata da ballerini di colore in Europa.
La versatilità stilistica e attoriale che li ha resi celebri in quindici anni di attività, li rende speciali in qualsiasi lavoro coreografico, riuscito o quasi che sia.

 

 

 

Napoli Teatro Festival Italia
Ballet Black
direzione artistica
Cassa Pancho

Second Coming
coreografia Mark Bruce
musiche Tom Waits, Mark Lanegan, Isobel Campbell, Edward Elgar, Dmitri Shostakovitch, Mark Bruce
disegno luci David Plater
costumi Dorothee Brodrüeck
danzatori Cira Robinson, Damien Johnson, José Alves, Kanika Carr, Jacob Wye, Isabela Coracy, Marie Astrid Mence, Christopher Renfurm
produzione Ballet Black
durata 35'

A Dream Within a Midsummer Night’s Dream
coreografia Arthur Pita
musiche George Friedrich Händel, Moisés Vivanco, Cole Porter, James Shelton, Lorenz Hart, Richard Rodgers
disegno luci David Plater
costumi Jean-Marc Puissant
danzatori Cira Robinson, Damien Johnson, José Alves, Kanika Carr, jacob wye, Isabela Coracy, Marie Astrid mence, Christopher Renfurm
produzione Ballet Black
durata 35'

Napoli, Castel Sant'Elmo – Piazza d'Armi, 17 giugno 2015
in scena 17 e 18 giugno 2015

 

 

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