“Uno scrittore dovrebbe vivere in provincia: non solo perché qui è più facile lavorare, perché c'è più calma e più tempo, ma anche perché la provincia è un campo di osservazione di prim'ordine. I fenomeni, sociali, umani e di costume, che altrove sono dispersi, lontani, spesso alterati, indecifrabili, qui li hai sottomano, compatti, vicini, esatti, reali”.

Luciano Bianciardi

Venerdì, 05 Giugno 2015 00:00

Il viaggio interiore di Orfeo

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È col teatro che le suggestioni del mito, le figure degli eroi, il contrasto tra i desideri dell’uomo ed il giudizio divino, il dualismo tra ciò che è terreno ed immateriale, diventano ispirazioni perfette per rivelare la sensibilità e l’immortalità di un’opera come Orfeo ed Euridice del compositore Christoph Willibald Gluck, datata al 1762 ed accompagnata dal libretto dell’italiano Ranieri de’ Calzabigi.

Frutto del rinnovamento delle arti drammatiche appartenente proprio all’avanguardia tedesca del periodo tardo illuminista, il capolavoro gluckiano rielabora la triste vicenda dei due amanti proponendo un lieto fine alternativo ed addolcendone l’aspetto tragico.
Definita come “azione teatrale per musica” più che dramma musicale, l’opera è stata concepita sin dall’inizio come spettacolo per canto e danza e nel 2003 giunge sul palcoscenico del Teatro San Carlo di Napoli in una nuova veste tutta contemporanea, sotto la firma della regista e coreografa statunitense Karole Armitage. Soprannominata la “monella punk” della danza per l’anticonformismo e l’estetica dei suoi lavori, prima di fondare una propria compagnia – attualmente con sede a New York – Armitage si forma come danzatrice sotto la guida di due grandi maestri del balletto d'epoca contemporanea come George Balanchine e Merce Cunningham, assorbendone lo stile neo-classicista e rivoluzionario.
A distanza di sette anni dall’ultima rappresentazione al Massimo napoletano, la regista, dal 27 maggio al 4 giugno 2015, riporta in scena la sua creazione avvalendosi di un corpo di ballo giovane e tecnicamente più potente, del coro e delle voci soliste di Daniela Barcellona e Marina De Liso nel ruolo di Orfeo, Cinzia Forte ed Alessandra Marianelli in quello di Euridice e Giuseppina Bridelli la quale si alterna ad Aurora Faggioli nei panni del messaggero Amore.
I primi ballerini del Regio ricoprono invece i ruoli dei due amanti in versione danzata, fantasmi in movimento che aleggiano con grazia ed eleganza sulle voci ancestrali del coro, come a doppiare il libretto del Calzabigi e raccontare qualcosa di impalpabile nascosto fra le righe dei componimenti; questi sono Edmodo Tucci ed Alessandra Veronetti che si alternano, in meravigliosi passi a due, alla coppia Ertugrel Gjoni e Roberta De Intinis.
L’intera trama del mito – che vede il protagonista affrontare disperatamente le tenebre dell'Averno per ritrovare l'anima di Euridice fra le ombre dei Campi Elisi – nell'ottica della Armitage è affrontata in chiave antropologica e psicanalitica ed il viaggio di Orfeo si tramuta in un percorso intimo attraverso la paura, l'amore passionale, il dolore del lutto e l'ossessione della memoria. Il caos interiore dell'eroe raggiunge la massima tensione al cospetto delle Furie danzanti, le quali provano ad ostacolarlo con cambiamenti di posizione ed ampi giochi coreografici, creando aree e perimetri in cui la performance si sviluppa.
In questo quadro gli elementi del corpo di ballo interpretano i demoni che Orfeo è costretto ad affrontare per trovare speranza e sollievo emotivo e gli inferi appaiono più come la regione profonda dell'Io e dei suoi timori che un luogo ultraterreno tipico dei racconti.
L'assenza di scenografie descrittive e fondali narrativi probabilmente enfatizza la tragicità degli accaduti, permette di concentrarsi maggiormente sul vissuto emozionale dei personaggi, addentrandosi nel complesso gioco labirintico della mente. Si spiegano in tal senso i disegni minimalisti dell'artista newyorkese Brice Marden, che con intrecci tortuosi di linee nere rimandano alle macchie di inchiostro dei test di Rorschach.
Nel secondo atto, gli schemi coreografici, i costumi, ed il fondale si semplificano. Si varca la soglia dell'Eliseo, momento di tranquillità e di calma in cui la gestualità drammaturgica degli attori cambia, si riscopre nella sua essenzialità, a discapito dell'eccesso interpretativo di cui l'opera in genere si serve. Anche il movimento danzato si appiattisce e si placa per dar spazio al passo a due finale dei due sposi, bello, lungo e preciso nelle linee, interessante in particolare per la musicalità dei momenti in assolo dato che vengono eseguiti sulle rispettive voci degli sposi intenti a discutere in modo acceso durante un botta e risposta.
Il lieto fine riscritto dal Calzabigi, che capovolge la tragedia secondo la morale dell'omnia vincit amor, è esplosione di gioia e luminosità grazie alla danza circolare degli allievi della scuola di ballo e al tempio di Amore che trionfa sullo sfondo dai colori celestiali.
Un'opera per balletto quella partorita dall'estro di Karole Armitage che evidenzia come la commistione tra arti visive e sceniche, tra discipline quali la lirica e la danza, riesca a raccontare qualcosa di profondo ed arcano sulla natura dell'essere umano e le dinamiche dei suoi umori.

 

 

 

 

Orfeo ed Euridice
azione drammatica in tre atti
di Ranieri de' Calzabigi
musica Christoph Willibald Gluck
direttore Francesco Ommassini
maestro del coro Marco Faelli
regia e coreografia Karole Armitage
con Daniela Barcellona/Marina De Liso, Cinzia Forte/Alessandra Marianelli, Giuseppina Bridelli/Aurora Faggioli, Orchestra, Coro, Corpo di Ballo e Scuola di Ballo del Teatro di San Carlo
maitre de ballet Lienz Chang
direttore della scuola di ballo Anna Razzi
scene Brice Marden
drammaturgia Stefano Paba
costumi Peter Speliopoulos
al cembalo Riccardo Fiorentino
allestimento Teatro di San Carlo
Napoli, Teatro di San Carlo, 30 maggio 2015
in scena dal 27 maggio al 4 giugno 2015

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