“La mia non è indipendenza: è solitudine”

Pier Paolo Pasolini

Giovedì, 17 Ottobre 2013 02:00

Il Mediterraneo, padre e madre

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Il teatro della Sala Dumas dell’Istituto di Cultura Francese Grenoble è già pieno un quarto d’ora prima dell’inizio del reading del nuovo libro dell’autore napoletano: Irene. Nel foyer Erri De Luca si concede volentieri alle foto di rito con un folto numero di fans. Quasi puntuale inizia la lettura teatralizzata. Sul palco, illuminati da tre fasci di luce, vi sono Isa Danieli sulla sinistra, Erri De Luca sulla destra, al centro Luca Urciuolo con la fisarmonica. La sua musica lenta e struggente accompagnerà tutta la lettura a due voci alternando canzoni della tradizione napoletana a brani dei testi dell’autore.

Isa Danieli canta la prima canzone Vurria addiventà con la solita maestria e passione, preparando l’atmosfera alla presentazione − affidata a De Luca − della protagonista di una delle tre storie del libro, Irene. Il personaggio ricorda i protagonisti delle leggende greche, infatti la ragazza, orfana e sordomuta, si trova catapultata dal mare su un’isola greca. Ha quattordici anni, è incinta, è descritta come una creatura anfibia che non può stare lontano dal mare. Dalla sua isola guarda di fronte un’altra isola “ancora più grande chiamata Asia”.
Irene vive per nuotare nel Mediterraneo, anche di notte, anche con il mare in burrasca. Il mare con i suoi delfini l’accoglie e la fa sentire a casa, non così gli uomini, non le donne dell’isola, metafora di una emarginazione umana alla quale sopperisce il caldo abbraccio del mare.
Il Mediterraneo è la successiva narrazione di De Luca. Il Mediterraneo “mare di emigrazione e di destini infelici”. Nella scrittura fantastica dell’autore diventa una figura umana che accoglie migranti di ogni tempo e di ogni latitudine: “Noi siamo i piedi, voi siete l’umanità pettinata del pianeta”. Migranti ed ospiti sono un unico corpo che non può essere diviso.
Un’altra riflessione incrocia il motivo di Oci ciornie, occhi neri, canzone della tradizione degli zingari arrivata a noi dalla Russia lontana. Tutta l’Europa ha un debito enorme con la cultura greca, anche la Russia che deve il suo alfabeto cirillico proprio alla Grecia, patria di Irene, che nella sua isola conta anche i due unici comunisti. Emergono i ricordi. Il racconto appassionato di Isa Danieli sulla Napoli del luglio del 1943 strappa applausi a scena aperta alla platea. Quella Napoli bombardata ed offesa del settembre del ’43, quella guerra oscena che ha strappato la giovinezza alla protagonista della storia che aveva solo quindici anni e voleva "fare l’amore". Sposata alla fine della guerra a diciotto anni, rimpiange quegli anni persi, gli anni migliori per colpa di un fascismo becero e terribile. “… Perché ‘o fascism, vui, nun ‘o sapit'!!!”.
Canzoni sul tema dell’acqua e del mare si alternano ancora. De Luca suona un piccolo strumento a manovella e il microfono amplifica l’Internazionale che evoca nostalgia per quella passata, all’epoca futura, umanità. Il linguaggio di Erri De Luca è fortemente sensoriale, l’aggettivazione non è ridondanza, ma pura immaginazione descrittiva, così con le ultime storie di donne, dell’alpinista Nives e del parto di Miriam “operaia della divinità” che partorisce il suo bimbo alla sola presenza di un bue e di un asino, il filo della narrazione si chiude tornando ad Irene, che consegna la sua storia venuta dal mare al narratore, a sua volta testimone della propria storia, della propria cultura letteraria, del proprio impegno politico.
Caldissimi applausi alla grande interpretazione della Danieli, che, insieme ad Erri De Luca, regala un bis al pubblico, che non si è lasciato sfuggire nemmeno una virgola caduta dal palco.

 

 

 

Storia di Irene,  e di altre
da Storia di Irene
di
Erri De Luca
con Erri De Luca, Isa Danieli, Luca Urciuolo
organizzazione La Feltrinelli Editore
lingua italiano
durata 1h
Napoli, Institut Français Grenoble, 14 ottobre 2013

 

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