“Non c'è niente da insegnare, non si può davvero insegnare altro che se stessi, così come non c'è niente altro da imparare che la singolarità umana, le innumerevoli e sconcertanti possibilità di forma espresse dalla vita"

Emanuele Trevi

Giovedì, 22 Settembre 2016 00:00

Balletto Civile e la visione del Bardo

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“Credesi che la marina da Reggio a Gaeta sia quasi la più dilettevole parte d’Italia; nella quale assai presso a Salerno è una costa sopra ‘l mare riguardante, la quale gli abitanti chiamano la Costa d’Amalfi, piena di picciole città, […]. Tra le quali cittadette n’è una chiamata Ravello”.

(Giovanni Boccaccio, Decamerone, Seconda giornata, Novella quarta)

 

Il belvedere di Villa Rufolo s’affaccia su una suggestione lontana quanto l’orizzonte, ideale per accogliere, nel suo raggio tendente a infinito, evocazioni di storie lontane, che rivivono nell’abbraccio suadente della notte ravellese, carpite dalla penna del Bardo e cullate fra cielo mare e stelle per essere rielaborate in una sintesi tra dramma e movimento. Balletto Civile rivisita Shakespeare.

Su una scena accomunata da sostanziale nudità, cui si deroga parzialmente solo nel secondo dei due spettacoli, le drammaturgie shakespeariane de La tempesta e di Otello vengono declinate, in due diverse sere dalla medesima compagnia, in una forma che, sul rispetto sostanziale (addirittura filologico, nel caso dell’Otello), dell’opera di partenza innervano un linguaggio corporeo capace di trascendere, rielaborare e infine riscrivere sotto forma di partitura originale il dramma di partenza.
Before Break e Kiling Desdemona sono due opere autonome, a cui assistiamo a distanza di pochi giorni l’una dall’altra, autonome ma incanalate in un solco comune, in cui si svolge il filo di un linguaggio artistico che funge da trait-d’-union fra le due creazioni drammaturgiche.
Mi avvicino a Balletto Civile e al lavoro di Michela Lucenti offrendogli il mio sguardo con la circospezione del neofita, non aduso a confrontarsi con gli stilemi del teatro danza e quindi m’accompagna un timore preventivo; timore preventivo che ben presto dirada con la visione di Before Break per poi sciogliersi completamente in un moto di completa – e soddisfatta – approvazione assistendo a Killing Desdemona, in un crescendo progressivo che trasla il linguaggio dal testo alla parola passando per il corpo, per compiersi in un tutto armonico.
Ed è fondamentalmente il movimento a scandire l’armonia drammaturgica, sicché (parliamo di Before Break), all’incedere cadenzato e regolare di Prospero, che sembra rispondere ad un ordine prestabilito, corrisponde la frenesia vorticosa di tutti coloro che gli ruotano intorno, come se il Duca di Milano fosse una sorta di personaggio “esterno”, banditore di una fiera attorno al quale evolvono personaggi (essenze) che corrono la giostra convulsa di un simbolico cammino di conoscenza. È un apparato fondamentalmente simbolico quello inscenato, che si avvale tanto di segnali metateatrali – dalle allocuzioni al pubblico ai molteplici riferimenti all’arte del recitare, fino allo sfondamento della quarta parete per cercare il contatto tattile con il pubblico stesso – quanto dei pochi oggetti di scena, come due giubbotti di salvataggio, funi marinare e un ombrello con le paillettes, simboli evidenti tanto de La tempesta come  opera di partenza, che della sua trasformazione in qualcosa di differentemente declinato, proprio a volerne snudare l’essenza come cammino di conoscenza.
Conoscenza che segue un binario onirico, corredato da un tappeto sonoro che ne amplifica tensione e pàthos, fino a ricongiungere scena e platea, fino a che il buio si riempia di applausi.

Più articolato e composito il tessuto drammaturgico di Killing Desdemona, testualmente fedele in maniera sostanziale all’Otello, ma che – rispetto a Before Break – sceglie una regia più elaborata, che valorizza la linearità ‘storica’ che si sceglie di seguire.
Sul fondo della scena – nuda, con tre sedie in fila col fianco rivolto al pubblico – una pedana oblunga alle cui spalle campeggia un arazzo su cui è istoriato il mondo, è il ‘pulpito’ dal quale il “telegiornale da Cipro” ci racconta del “generale Otello” e delle sue gesta; è il segnale d’ingresso che ci conduce all’interno del teatro del mondo esemplato dalle più naturali e inconsulte affezioni: la brama di potere, la gelosia. È così che Killing Desdemona comunica in esergo la continuità tra piccolo (l’uomo che abita il mondo) e grande (il mondo che contiene l’uomo), connotando iperbolicamente le affezioni e i sentimenti che animano i protagonisti della tragedia, i legami e le acribie che li uniscono e li dividono, inducendo ciascuno a recitare una parte in commedia, indossando una maschera che ne cela il reale sentire. Si finge, nascondendo la propria natura (“Io non sono quel che sono”, dice Otello a Desdemona, ma è frase che potrebbe essere intercambiabile a ciascuno dei personaggi). Si finge per tentare di sondare l’insondabile, per toccare l’intangibile, si finge ruotando intorno a quell’unico misterioso brandello di sincerità chiamato Desdemona, destinato a perire sotto i colpi della menzogna. Si finge rivelando se stessi solo a sprazzi e quando nessun altro che non sia il pubblico possa averne contezza (in questo gli a parte di Iago rappresentano ulteriore concessione alla metateatralità).
Anche qui la peculiarità del linguaggio scenico sta nell’amalgama perfetto fra testualità e corporeità, in una resa scenica scandita da tempi e movimenti sempre funzionali ed allineati al fluire drammaturgico: non c’è gesto che appaia pleonastico, ma ogni movimento e ogni dettaglio coreografico sembrano sempre congrui allo sviluppo drammaturgico, eccezion fatta per il ricorso a un pupazzo e una pistola da parte di Iago, espediente che stride alquanto con la complessiva economia della messinscena.
Nel complesso comunque Killing Desdemona, come e ancor più di Before Break è spettacolo che accattiva e a tratti entusiasma per l’energia che trasfonde nella trasposizione shakespeariana, per freschezza della (ri)scrittura e per come corpi e voci sappiano dare carne e suoni ad una partitura semanticamente densa, che sceglie un’angolazione precipua da cui prendere le opere di Shakespeare – il discorso vale per entrambi gli spettacoli – e li offre in visione in un connubio riuscito di senso e forma.
Avvicinatomi in sordina, di soppiatto, a quel teatro che fa del corpo un uso estensivo, ampliando lo spettro dei suoi linguaggi, ho potuto vedere nell’arco di due sere il neofita circospetto che ero trasformarsi nello spettatore soddisfatto che plaude il piacere di una scoperta, suggestione lontana quanto l’orizzonte, di colpo fattasi tangibile persino all’occhio dell’astante novizio.

 

 

 

 

Ravello Festival 2016
Before Break
liberamente ispirato a La tempesta
di William Shakespeare
ideazione e coreografia Michela Lucenti
musica originale suonata dal vivo Julia Kent
danzato e creato con Fabio Bergaglio, Maurizio Camilli, Ambra Chiarello, Aziz El Youssoufi, Giovanni Leonarduzzi, Michela Lucenti, Alessandro Pallecchi, Emanuela Serra, Giulia Spattini, Demian Troiano, Natalia Vallebona
foto di scena Elisa Cuneo
produzione Balletto Civile
in collaborazione con Centro Dialma Ruggiero/Fuori Luogo La Spezia, Fondazione Luzzati Teatro della Tosse
con il sostegno di MiBACT
paese Italia
lingua italiano, inglese, francese
durata 1h 10’
Ravello, (SA), Belvedere di Villa Rufolo, 28 luglio 2016
in scena 28 luglio 2016 (data unica)


Killing Desdemona
liberamente tratto da Otello
di William Shakespeare
ideazione Michela Lucenti, Maurizio Camilli
regia e coreografia Michela Lucenti
aiuto regia Enrico Casale
musica originale Jochen Arbeit (Einstűrzende Neubauten)
interpretato e creato da Fabio Bergaglio, Maurizio Camilli, Andrea Capaldi, Ambra Chiarello, Michela Lucenti, Demian Troiano, Natalia Vallebona
scene e costumi Chiara Defant, Alessandro Ratti
disegno luci Stefano Mazzanti
suono Tiziano Scali
acting coach Francesco Origo
organizzazione Andrea Cerri
foto di scena Elisa Cuneo
produzione Balletto Civile, Festival delle Colline Torinesi, Ravello Festival, Neukoellner Oper Berlin, Compagnia Gli Scarti
con il sostegno di Mare Culturale Urbano, CTB Centro Teatrale Bresciano, Festival Resistere e Creare, Centro Dialma Ruggiero/FuoriLuogo La Spezia
paese Italia, Germania
lingua italiano, inglese, francese
durata 1h 20’
Ravello (SA), Belvedere di Villa Rufolo, 2 agosto 2016
in scena 2 agosto 2016 (data unica)

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