“Duro? No. Sono fragile invece, mi creda. Ed è la certezza della mia fragilità che mi porta a sottrarmi ai legami. Se mi abbandono, se mi lascio catturare, sono perduto”

José Saramago

Lunedì, 06 Luglio 2015 00:00

Le luci dei Demoni

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La scena è completamente buia mentre gli spettatori si sistemano sui seggiolini e le panche della Sala Assoli. Io scendo, non mi rendo conto di quanto mi stia avvicinando alla scena. Quel buio, in contrasto con la luce che illumina i posti a sedere, crea un vuoto ma anche un muro nero. Così quando tutto è pronto e si spengono anche le luci che ci hanno permesso di entrare, gli unici punti luminosi sono i led rossi che segnalano i gradini.
Tutto comincia da quel buio.

Un faro si accende con la sua luce giallina, crea un cerchio sul pavimento, dentro c’è un attore che respira, parla, si muove, fa rumore. Sono colta da un senso di vertigine. Non mi aspettavo di trovarmelo così vicino. L’attore sembra muoversi su un piano inclinato nel vuoto. Salta e le suole delle scarpe sul legno fanno un gran rumore. Penso ad una macchina per scrivere, me lo suggerisce il titolo dello spettacolo Fine di un romanzo ma non lo so, non ne sono sicura. Non sono sicura di quello che ho visto e questo vale per l’intera rappresentazione.
Fine di un romanzo mette in scena stralci de I demoni di Dostoevskij. I registi immaginano un romanzo andato in frantumi. Dalle pagine che rimangono si alzano ancora delle voci che ci parlano ballando, tra un quadro e l’altro, “mueve la colita”. Più che un ballo è un agitarsi di quelli che si sono dichiarati demoni e che cercano di convincere Stavrogin a mettersi a capo della rivoluzione. Per caricarsi alla distruzione della società, come quei ragazzi che lavorano porta a porta proponendo un cambio di utenze alle famiglie, usano la musica. Intonano "bruci la città", "balliamo sul mondo", “se bruciasse la città”, “l’essenziale”. Ah no, “l’essenziale” decidono che non va bene nonostante anche lì ci sia il momento di distruzione. Diciamo che forse questa scelta musicale serve ad attualizzare il romanzo visto che anche oggi, con la crisi economica e la corruzione della classe politica, si parla spesso di rivoluzione.
I demoni sono tre donne e un uomo. Poi una donna viene mandata via perché è Marija e quindi non è più un demonio. Le altre due donne sono vestite da uomo, quindi sono uomini, gli amici di Stavrogin. Stavrogin non parla a parlare sono le sue ossessioni, i tarli. Gli prospettano il futuro, quello che avverrà, cercano di tirarlo ognuna a sé, alla sua causa. Si muovono all’unisono, respirando forte, poi ballano di nuovo “mueve la colita”. Però c’è la lirica, un momento musicale molto bello, in cui la melodia è riprodotta da uno degli attori a bocca spalancata. Suona le sue corde vocali molto bene e muove anche molto bene le braccia in un altro momento. In generale le prove degli attori sono buone. Sono bravi e intensi, il problema è che non si riesce a dare un senso allo spettacolo nel suo insieme.
I personaggi ci sussurrano qualcosa all’orecchio, ci resta una frase o l’altra nella testa ma il senso di unità ci sfugge e non siamo mai completamente coinvolti. Gli uomini sul palco ci restano sempre estranei così come il nostro corpo è estraneo a qualsiasi tipo di emozione essi cerchino di suscitarci con le parole e le azioni. Forse è una reazione voluta, cercata dal momento in cui si è deciso che il romanzo è finito, andato in frantumi. Ma come ho detto prima, mi sembra di non sapere di cosa sto parlando. Quello che so è che non bisognerebbe mai dimenticarsi, specialmente quando si vuole parlare della società o della bassezza umana o del fango sul quale si costruisce il Potere, di utilizzare un linguaggio chiaro, comprensibile, popolare. Non tutti gli spettatori sono lettori di Dostoevskij e una sala teatrale non è un club del libro. Non sono per la comprensione razionale a tutti i costi ma se si toglie la mente e si mette a riposo la ragione, durante lo spettacolo, deve essere il corpo ad essere coinvolto. Qualcosa di fisico deve riuscire a toccare i nervi e in questo spettacolo riescono a farlo solo il tecnico delle luci e l’attore che suona le sue corde vocali.

 

 

 

 

Fringe E45
Fine di un romanzo. Progetto Demoni
liberamente ispirato a I demoni
di
Fedor Dostoevskij
di
Alessandra Crocco, Alessandro Miele
con Alessandra Crocco, Giovanni De Monte, Rita Felicetti, Maria Rosaria Ponzetta
lingua italiano
durata 55'
Napoli, Sala Assoli, 26 giugno 2015
in scena 25 e 26 giugno 2015

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