“A questo mondo, compagni, il peccato in grado di coprire la spese viaggia liberamente e senza passaporto; la Virtù, qualora squattrinata, la fermano a tutte le frontiere”

Herman Melville

Mercoledì, 04 Marzo 2015 00:00

Disposto a tutto, quasi

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La sala del Teatro del Centro Sociale di Pagani per la rassegna Scenari pagani è piena. Il palcoscenico, invece, è vuoto ad eccezione di una sedia giusto al centro ed un piccolo tavolino a margine coperto da una tovaglia rossa con una bottiglia che non farà parte della scena. Da un’uscita laterale della platea, César Brie in abito grigio Principe di Galles, cravatta lilla e fazzoletto nel taschino dello stesso colore, avanza ciondolante a ritmo di jazz verso il palco. Sorride sornione dando subito voce al protagonista, Ciccio Méndez che si presenta raccontando le sue difficoltà a dimagrire.

Pesa 120 chili ed ha provato tutte le diete possibili e tutti gli espedienti motori come le cassette VHS di Jane Fonda (mitica paladina dell’aerobica), ma senza ottenere alcun risultato. Il suo amore è per il cibo, per il jazz e per Samantha Mariana, giovane borghese bellissima che non lo degna di uno sguardo. Ciccio ha un solo obiettivo che vuole raggiungere a tutti i costi: entrare alla festa della ragazza solo per poterla vedere ed ammirarla. Lui è uno degli ultimi invitati della sua lista, ma Ciccio Méndez vuole di più, vuole attirare la sua attenzione, visto che è circondata da troppi bei ragazzotti che le ronzano intorno.
Il racconto passa da Ciccio, l’io protagonista, al narratore esterno alla storia che descrive con una puntualità esilarante e ampie digressioni, le idee e gli espedienti che al ragazzo verranno in mente per raggiungere il suo scopo. Il coinvolgimento del pubblico e delle località di Pagani sono totali: Brie chiama gli spettatori a votare il più bel ragazzo tra i tre scelti da lui per dimostrare quanto le speranze di Ciccio Méndez di conquistare Samantha siano nulle. La piazza in cui Ciccio e i suoi amici si incontrano è quella di Pagani. Il proprietario della pizzeria dove Ciccio va a sfogare le sue pene d’amore si chiama Mario, come uno degli spettatori preso a caso, così come quando cita un intrattenitore trash dell’etere locale, tal Pierino Tiramisù, si ride di gusto. Le digressioni prevedono immigrati boliviani che suonano, contrabbassisti argentini, mariachis messicani che si intrecciano ai tentativi di Ciccio di fingersi contrabbassista jazz che suonerà alla famosa festa e che porta il nome surreale di Jazz Furore Andino in Concert. Anche le donne sono chiamate ad interpretare il ruolo di Samantha mentre l’io narrante procede a raccontare le rocambolesche vicende che porteranno Ciccio a sostituirsi al vero contrabbassista, un suo amico detto, quasi per la legge del contrappasso dantesco, il Secco. Ciccio non sa suonare, però, sa solo riprodurre con la voce il suono di quello strumento, così attorno a questo unico punto di forza e alla complicità di Secco, riuscirà ad entrare alla festa. La sua performance sarà un successo strepitoso, lui stesso scoprirà di avere un coraggio che non sapeva di possedere, riceverà complimenti ed ammirazione dal difficile padre della ragazza e, finalmente, anche di Samantha.
Lei, vestita con un laccio intorno al collo e tra i capelli dello stesso lilla della cravatta di Méndez-Brie, alla fine della serata lo cercherà per fargli i complimenti, come se solo in quel momento si fosse accorta finalmente di lui. Fatale sarà, però, la frase che lei pronuncia nel commiato finale a cui Ciccio penserà, assorto, seduto su una panchina alle due di notte. Il pubblico, ormai conquistato e parte integrante della storia, aspetta il lieto fine collegando, alla dissertazione iniziale sulle diete, la frase di Samantha: ”Se tu fossi più magro…”. Invece, ribaltando il punto di vista della situazione e centrando lo spessore umano del protagonista disposto a tutto per la ragazza, ma mai rinunciando a se stesso, lo vediamo alzarsi dalla sedia, prendere un grosso panino (che a Pagani chiamerebbero “palatone”) esclamando con un sospiro di commiserazione: ”È così bella… ma è matta da legare!”.
Il testo, ricco di trovate ironiche, descrizioni esilaranti, farcito di musica jazz, messicana e sudamericana, di passioni locali campane, nasce dalla genialità di César Brie come puro divertimento ripensando ad un consiglio di Bertolt Brecht che diceva che il teatro è anche tale. Chi fa teatro non lo deve mai dimenticare. Commuovere, far pensare, divertire. Brie, argentino di nascita, ma apolide per scelta dopo aver abbandonato la patria soggetta alla dittatura militare, non dimentica che anche il teatro divertissement può contenere precise denunce politiche e sociali. In una delle digressioni il narratore, descrivendo la borghesia presente alla festa, che mascherava una feroce indifferenza per ciò che la circondava dietro un finto interesse, essendo ”condiscendenti, cortesi e volutamente razzisti”, ricorda come la stessa frase nel 1994 offese la media borghesia ipocrita boliviana, per poi nei fatti massacrare i campesiños che manifestavano per difendere il loro diritto alla terra. Brie è stato per vent’anni in Bolivia con il Teatro de Los Andes e per questo suo impegno a favore dei campesiños è stato costretto nel 2010 a lasciare anche questa terra dopo aver ricevuto minacce di morte.
Nota conclusiva. Lo spettacolo fa parte della rassegna teatrale Scenari pagani che da diciotto anni si tiene a cura di Casa Babylon, associazione guidata da Nicolantonio Napoli che in questi anni ha creato su un territorio desertico come Pagani una realtà che ha puntato sul teatro e sui giovani per formare una coscienza civile e un’etica, per portare la cultura in un ambiente considerato ormai periferia nel senso peggiore del termine. È storia recente che il sindaco di Pagani, Bottone, ha intimato a Casa Babylon lo sfratto dal Centro Sociale adducendo morosità ed irregolarità nella loro permanenza in quegli spazi di proprietà comunale. Nicolantonio Napoli, sia all’inizio che alla fine dello spettacolo, ha ribadito l’assoluta correttezza della loro permanenza in quegli spazi fin dal 1998. Sperando che il sindaco faccia luce su quanto sta accadendo e non vi siano dietro pressioni e speculazioni di varia natura, anche César Brie, premiato per Scenari pagani 2015, è intervenuto sulla vicenda commuovendo gran parte dei presenti quando ha parlato di “resistenza culturale” a Pagani che ricorda tanto il suo passato, dell’importanza del teatro che è “un luogo dove l’anima ripensa alla cultura”. “Il teatro è democratico perché si può fare ovunque, il teatro è un valore e in quanto tale è intangibile, non dà voti, ma vita”.
Come César Brie a Pagani. L’avreste mai detto?

 

 

 

 

 

 

 

Scenari Pagani 2015
120 chili di jazz
di e con César Brie
foto di scena Paolo Porto
lingua italiano
durata 1h 15’
Pagani (SA), Centro Sociale – Casa Babylon Teatro, 28 febbraio 2015
in scena 28 febbraio 2015 (data unica)

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