“Quando la tempesta sarà finita, probabilmente non saprai neanche tu come hai fatto ad attraversarla e uscirne vivo. Anzi, non sarai neanche sicuro se sia finita per davvero. Ma su un punto non c'è dubbio. Ed è che tu, uscito da quel vento, non sarai lo stesso che vi è entrato”

Haruki Murakami

Viviana Calabria

La guerra è uno scambio... alla pari?

“Se sulla guerra vuol campar
Qualche cosa gli dovrà dar”
.


 
Che cosa chiede la guerra in cambio? Sacrificio, disciplina, uomini. Vittime. Coraggio.
E Madre Courage ne ha da vendere, di coraggio e di sacrificio. Ed è una vittima, una sopravvissuta.
È lei a prendere la parola per prima sul placo, lei al centro del palco, affiancata da quelle che man mano si scopriranno essere le altre figure della rappresentazione. Lo sguardo compie una carrellata veloce, incuriosita da quelle figure di spalle su un fondo che appare nero, ma si sofferma su quella centrale, che spicca per il colore rosso della pelliccia.

“Creditori”: rimodulare l'arte a propria immagine

"Si vive accanto a una donna per anni senza farsi alcuna domanda
su di lei e sul rapporto che si ha con lei, finché un giorno cominci
e non riesci più a smettere”
.



La scena si apre su una stanza (teatrale) delimitata da mura di ferro, una gabbia fatta di pochi elementi: un divano che diventa un letto, bianco, simile a quello che ci si immagina di trovare nello studio di uno psichiatra; una sedia; due grucce esposte alla parete: posto più adatto a una spada da collezione; giornali infilzati in proscenio, con le loro recensioni, e qualcosa di coperto che sta su un tavolino.
Nulla fa presagire che ci si trovi in una stanza di un albergo.

Un “1984” classico e nero

Prima a Napoli, 27 novembre. 1984 di George Orwell.
“Il regista scozzese, dunque, rilegge 1984 spostandolo in un’era caratterizzata dal controllo da parte dei Big-Data e degli algoritmi dei social media” si legge sul sito del Teatro Bellini.
Una sperimentazione su un classico della letteratura dunque, verrebbe da pensare. È sempre un azzardo, il più delle volte poco riuscito, ma la curiosità ha il sopravvento.

La verità fa male più di un colpo di pistola

Napoli, anni ’80.
Siamo in un vicolo della città, sotto la finestra di una casa abitata da padre e due figli, Erica e Peppe: la famiglia Caruso. È una serata come tante quando Francesco Gargiulo si presenta sotto il palazzo per riportare il cardellino fuggito al suo amico. Pochi scambi e un tonfo. Peppe Caruso è a terra, inerme.
Arrivano gli amici, il padre e la sorella, arriva don Bartolomeo, il nuovo parroco. Pianti, urla, occhi bassi. Lo sanno tutti cosa è successo, chi è stato, ma nessuno parla. Peppe voleva fare l’eroe, voleva ribellarsi a un sistema che è così da anni e non può essere debellato. “L’eroe serve solo a morire. Io non volevo un leone ma un figlio dentro casa” sono le parole di un padre che non può nulla perché vendicarsi significherebbe morire, e significherebbe mettere in pericolo quella figlia che, a differenza loro, sta studiando dalle suore per diventare maestra. Ma quella figlia non è più una bambina che deve essere tenuta lontana dal centro di tutto e dalla verità.

Coro di voci per “Cuore di cane”

“La lotta contro la censura, qualunque essa sia e sotto qualunque potere, è mio dovere, così come gli appelli alla libertà di stampa. Nella vasta arena della letteratura russa, in URSS io ero l’unico lupo. Mi hanno consigliato di tingermi il pelo. Consiglio assurdo. Sia tinto sia tosato, un lupo non assomiglierà mai a un barboncino”.

Scene da un matrimonio con visuale ristretta

Il 3 luglio, alla prima di Scene da un matrimonio con la regia di Andrej Konchalovskij il teatro Mercadante accoglie gli spettatori con il palco già allestito, visibile al pubblico. Il sipario non cela le sue sorprese così da dare il tempo, a chi è curioso e osservatore, di rubare una fotografia e guardare con attenzione la scena.

“Dogman”: quando il bisogno di inclusione è più forte

“Anche se uno riesce a fuggire da una gabbia, non finirà col ritrovarsi in un’altra, solo più grande?”
(Haruki Murakami)
 


Conoscete la storia, vera, del Canaro della Magliana? Io a guardare il film ci sono andata ignorando completamente i fatti. E forse è stato un bene, perché il cinema è arte, è raccontare storie, è narrare di vite simili ma mai uguali alla realtà. E Garrone nel suo Dogman prende spunto da un fatto vero, conosciuto, che si è inciso nelle coscienze di tanti, riuscendo nello stesso tempo a distaccarsene, a prendere una strada diversa che portasse alla luce le contraddizioni degli uomini.

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