"L'immagine semplice scaturisce dalla complicazione del racconto, proprio come la gioia è il frutto dell'infelicità della vita"

Emanuele Trevi

Lunedì, 23 Dicembre 2013 00:00

Dalla Russia con furore

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Ogni volta che si ha la gioia di ascoltare Lo Schiaccianoci, sin dall'allegro Ouverture, si ha come l'impressione di essere circondati da una leggera brezza di primo inverno, carica di candidi e soffici fiocchi di neve, immagine che inspiegabilmente riscalda la pelle e il cuore.
Violini vivaci, vispi e irrequieti, raggiungono apici purissimi, slittano vorticosamente verso le basse note dei flauti con entusiasmo ed incontenibile attesa; la stessa attesa di una fiaba che inizia, di un sipario che si apre, di un Natale ormai alle porte.

L'opera, composta intorno al 1892 da Pëtr Il'ic Cajkovskij, fa da sottofondo alla sofisticata coreografia − originariamente divisa in tre atti − affidata al genio di Marius Petipa (ma realizzata in seguito da Lev Ivanov), Maître dei Balletti Imperiali Russi, ed andata in scena per la prima volta il 6 dicembre di quello stesso anno al Teatro Marinskij di San Pietroburgo. Il libretto, curato dallo stesso Petipa, si ispira al cupo racconto Lo Schiaccianoci e il Re dei Topi di E.T. Amadeus Hoffman (noto esponente del Romanticismo letterario tedesco) ma nella versione per bambini del 1844 riscritta da Alexandre Dumas.
Ambientato nella Germania del XIX secolo, il soggetto narra di Clara, figlia del dottor Stahlbaum, che la sera della Vigilia di Natale, durante una grande festa, riceve in dono dal padrino Drosselmeyer, abile illusionista ed inventore di giocattoli meccanici, bambole di ogni genere ed, in particolare, uno schiaccianoci a forma di soldatino.
Fritz, il fratellino di Clara, nel corso della serata per dispetto rompe le ganasce del burattino, ma Drosselmeyer provvede subito ad aggiustarlo. Finiti i festeggiamenti gli invitati si ritirano e durante la notte Clara, preoccupata ancora per il suo giocattolo, si dirige in salone con una candela per controllarlo. È mezzanotte, l'ombra di Drosselmeyer si manifesta al suono dell'orologio e come d'incanto l'albero di Natale diventa gigantesco mentre i giocattoli prendono vita ed iniziano a lottare contro un perfido nemico: il Re dei topi ed il suo esercito di roditori. Il coraggioso schiaccianoci, sconfitto l'avversario e divenuto un bellissimo principe, conduce Clara attraverso i rami dell'abete gigante, nella foresta invernale, verso il Regno delle Favole e dei Dolci dove festeggerà la vittoria con tutti gli abitanti e danzerà con loro il Valzer dei fiori. Purtroppo l'incantesimo dura poco: Clara si sveglia sotto il suo albero di Natale, abbracciata allo schiaccianoci di legno, rendendosi conto che l'avventura vissuta è stata solo un sogno, frutto della sua fantasia.
Alto esempio di “balletto sinfonico” − ovvero di quell'opera musicale che non è solo funzionale ai ritmi che la danza richiede, ma che possiede un elevato valore intrinseco tale da conferirle vita autonoma − questo classico di repertorio è diventato un consueto ed imperdibile appuntamento per gli amanti della ribalta durante le festività natalizie. Il suo successo risiede proprio nell'immaginazione che la partitura è capace di suscitare. La sinfonia, infatti, rimanda a luoghi “esotici” (memorabili i brani come la Danza Araba, la Danza Cinese, la Danza Russa all'interno del secondo atto), dipinge paesaggi innevati, reami incantevoli che vanno al di là del gusto e dello stile borghese di metà Ottocento, rendendo in alcuni casi quasi superfluo l'utilizzo delle tradizionali scenografie.
La storia della danza ci ha regalato innumerevoli versioni di questo capolavoro, eseguite di volta in volta dalle più prestigiose compagnie del mondo conservando, nonostante cambiamenti e riadattamenti, sempre quel fascino magico e suggestivo che lo contraddistingue: citiamo le versioni coreografiche di Balanchine (1954) e Roland Petit (1973), la versione pop-punk di Mark Morris (1991), quella autobiografica del 1998 cara a Maurice Béjart e non escludiamo certo la suite cinematografica in Fantasia di Walt Disney (1940).
Ad oggi tra le compagnie di balletto che propongono esclusivamente una ricostruzione fedele del repertorio ballettistico russo si annovera quella diretta dall'imprenditore Elik Melikov : il Balletto di Mosca “La Classique”.
Fondata nel 1990 e sostenuta dal Dipartimento della Cultura di Mosca-Moskoncert, come già il nome anticipa, la compagnia si propone lo scopo di “mettere in scena balletti classici esattamente come apparirono nella loro produzione originale, senza nessun tipo di adattamento alle situazioni moderne e al rinnovamento”, attenendosi alla lunga e importante tradizione coreutica dell'era sovietica.
Riscontrato un notevole successo di pubblico e grazie all'acquisizione di un nuovo management (Mauro Giannelli Eventi), “La Classique” ritorna in Italia per il ventitreesimo anno consecutivo, proponendo una tournée invernale per la stagione 2013-'14, e tra le date in programma, dal 20 al 22 dicembre, è impegnata al Teatro Bellini di Napoli proprio con Lo Schiaccianoci.
La compagnia vanta notevoli elementi tra i quali spicca sicuramente, per leggiadria e padronanza tecnica, l'ètoile protagonista Nadejda Ivanova (“Prix de Lausanne 98”, già stella del Balletto Nazionale Russo e dell'Opera di Ekaterinburg), ma durante tutto il primo atto della gran festa, il corpo di ballo maschile stranamente non sembra padroneggiare il palcoscenico col carisma e l'energia che invece possiedono le ballerine (brillante il solo di Colombina, una delle tante bambole-macchina di Drosselmeyer, elegante ed omogenea la Danza dei Fiocchi di Neve a conclusione del quadro), ed appare fiacco guastando le armonie delle file. La scena della battaglia fra Topi e Soldatini conferma questa impressione: gli uomini infatti si risparmiano in elevazione e nell'utilizzo corretto dell'en dehors. I costumi (disegnati da Melikov) non favoriscono l'esecuzione risultando ingombranti e grotteschi − come gli abiti delle gentildonne, il mantello a stelle ed il cappello a punta di Merlino Drosselmeyer − o esteticamente minimali, probabilmente inadatti agli interpreti, come le banali calzamaglie di colore grigio indossate dai Topi (evidenziano purtroppo alcune imperfezioni fisiche dei danzatori meno giovani). Le scenografie hanno aspetto fumettistico; si incastrano tra loro creando realistici giochi di prospettive e la lussuosa vetrata del salone di casa Stahlbaum, grazie alla profondità del palcoscenico partenopeo, affaccia su una collina bianchissima ove in lontananza brillano le luci di un villaggio.
Il secondo atto si presenta decisamente meglio agli occhi del pubblico: tutti i danzatori sono riscaldati e sfoggiano un gran numero di virtuosismi tecnici (in modo però troppo scolastico e poco interpretativo). I due protagonisti si lanciano in un Grand Pas de Deux che risalta la purezza delle loro linee e la plasticità del corpo. Nella coda non mancano i famosi fouettés della ballerina, stabili e fin troppo in asse nonostante l'importante pendenza del palco, mentre il Principe Schiaccianoci (uno statuario e solare Alexandr Tarasov) si prende gioco della gravità con una serie di rapidi double tour en l'air e con un ampio manège di grand jeté. I costumi ora brillano, sono curati nei particolari come quello indossato da Clara e quelli della coppia che esegue la Danza Araba. Anche il disegno delle luci sembra migliore: abbandonati i ripetitivi effetti stroboscopici, segnati dall'eccessiva alternanza di gelatine fredde/calde, si dà spazio ad atmosfere più luminose ed aperte, più adatte a coreografie come il Valzer dei Fiori del gran finale.
Nonostante la presenza di momenti incerti e discutibili, la danza proposta al Bellini è sicuramente apprezzata dai teatranti di Napoli. Il teatro sembra aver adottato la compagnia moscovita ed aver instaurato quasi una collaborazione che si spera continui nel tempo, rappresentando un punto di partenza per far giungere la danza là dove non è ancora arrivata, causa difficile accessibilità dei biglietti. Lo stabile si classifica  comunque primo nel  porgere i suoi auguri di fine 2013.
Tocca ora a Real Teatro di San Carlo, in attesa dello Schiaccianoci di casa, in prima il 29 dicembre.

 

 

 

 

 

 

Lo Schiaccianoci
musiche Pëtr Il'ic Cajkovskij
libretto Marius Petipa
coreografie Lev Ivanov- Marius Petipa
costumi Elik Melikov
scenografie Evgeny Gurenko
Maître de Ballet Ekaterina Karpova,Evgenia Novikova, Andrey Shalin
produzione Compagnia Nazionale Balletto di Mosca "Le Classique"
direttore artistico Elik Melikov
con Nadejda Ivanova, Ekaterina Shalyapina, Alexandr Tarasov, Gerasimov Maksim,Susanna Avetisova, Georgy Migunov, Andrey Shalin, Galina Akhmetova, Dmitry Smirnov
Napoli, Teatro Bellini, 20 dicembre 2013
in scena dal 20 al 22 dicembre 2013

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