“Io amo troppo il teatro per diventare un critico teatrale...”

Gilbert Keith Chesterton

Giovedì, 28 Novembre 2013 01:00

L'incanto del bosco

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Risuona poetica la parola. Tangibile ed eterea ad un tempo, trovando asilo e ricetto in un tòpos poetico quale il bosco, la parola – e l’ossimoro, che la parola alla parola accosta per antinomia – s’evoca diafana. Sullo sfondo d’un buio fitto che pian piano si dissipa, un letto di foglie ai piedi di quattro alberi s’incornicia a radura; scorre un tempo scandito dai ritmi della natura: il cinguettio degli uccelli segnala ch’è giorno, il frinire dei grilli che la sera è calata.

Un velo separa scena e platea, diaframma sottile e concreto, quarta parete tangibile che dichiara in partenza la propria funzione scenotecnica; su questo velo di tulle scorreranno didascalie in riverbero, versi in trasparenza: ecco le parole, tangibili ed eteree, cui si cennava dianzi; Il Galateo in bosco di Andrea Zanzotto la fonte poetica, la voce recitante di Roberto Herlitzka a sonora scansione.
Su questo quadro di scena agiscono due giovani figure, un ragazzo ed una ragazza, che appaiono sospinti in questa dimensione silvestre da forze oscure, un ragazzo e una ragazza che verso un oscuro procedere sembrano volgersi, facendo esperienza della naturalità delle loro pulsioni; prende corpo sulla scena la dimensione poetica dello stato di natura, accolta in uno spazio altamente simbolico ed evocativo di mistero e scoperta.
Mistero e scoperta di cui due anime faranno esperienza attraverso i rispettivi corpi, che agiranno con la spontaneità dei cicli biologici della natura; la luce che albeggia li sorprenderà avvolti in viluppo di sensi, dopo essersi annusati, scrutati, rincorsi e alfine trovati. Due anime raminghe per la selva s’incontrano fuggiasche e fanno connubio; dimensione arcadica e atra al contempo, che parte dalla primordialità della natura per arrivare a scandagliare i precordi dell’umano, rappresentati sulla scena da due giovani acerbi che s’affacciano all’esperienza della vita, in bilico sulla linea di confine, fra mistero e conoscenza, fra paura e desiderio. Una gestualità semplice ne scandisce i rapporti, una liturgia poetica complessa ne celebra la messinscena.
Questo è, in una sintesi che non potrà aver pretesa di renderne giustizia, Nel bosco di Lucia Franchi e Luca Ricci; una forma teatrale che coniuga poesia e scenotecnica in un equilibrio delicato ed armonico; un gioco di rifrazioni visive e sonore, in cui le parole accarezzano l’udito e le pupille, mentre i corpi, muti, parlano coi battiti delle loro pulsioni, coi ritmi delle emozioni, forti ancorché solo accennate, che ne segnano l’agire. C’è qualcosa di perennemente oscuro che aleggia: i due attori sembrano braccati da qualcosa o da qualcuno (le paure ancestrali che albergano nella selva dell’umano sentire?), il loro vagare che pare trovare requie ed asilo nello spazio accogliente della radura, su un letto di foglie e sotto un cielo di stelle, è percosso da una minaccia che non li abbandona e che li manterrà in bilico fino alla fine, sospesi in un finale aperto, in cui è sfumata in dissolvenza – come dissolvono le parole sul velatino mentre la voce di Herlitzka le spande nell’etere – l’antinomia vita/morte, lasciata come possibilità da interpretare, come soglia su cui permanere, come interrogativo non necessariamente da soddisfare.
Nel bosco colpisce e cattura per l’originale delicatezza dello sguardo, per la freschezza e la semplicità con cui articola qualcosa di complesso. Barbaglio di luce nella selva oscura (dimensione poetica per antonomasia), Nel bosco coniuga teatro e poesia, visione e parola.
Il bosco, terra di confine cinrconfusa da un'aura magica, luogo poetico che trasforma, da cui si esce cambiati. Come il bosco, il teatro, luogo di esperienza poetica che trasforma, circonfuso anch'esso della propria speciale magia, spazio cui s’affidano parola e gesto affinché lascino un segno, una traccia.
Un segno, una traccia che si son lasciati seguire nel bosco, fino al buio che precede l’applauso.

 

 

Nel bosco
ideazione e regia
Lucia Franchi e Luca Ricci
collaborazione alla scrittura scenica Roberto Gudese, Alessia Pellegrino
regia Luca Ricci
con
Roberto Gudese, Alessia Pellegrino
scena Katia Titolo
luci Gianni Staropoli
ambiente sonoro Fabrizio Spera
voce fuori campo Roberto Herlitzka
effetti video Andrea Giansanti
effetti sonori Antonello Lanteri
tecnico Nicola Mancini
organizzazione Laura Caruso
produzione CapoTrave
con il sostegno di Regione Toscana, Kilowatt Festival
durata 40’
San Leucio (CE), Officina Teatro, 24 novembre 2013
in scena 23 e 24 novembre 2013

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