“La vita come deve si perpetua, dirama in mille rivoli. La madre spezza il pane tra i piccoli, alimenta il fuoco; la giornata scorre piena o uggiosa, arriva un forestiero, parte, cade neve, rischiara o un’acquerugiola di fine inverno soffoca le tinte, impregna scarpe e abiti, fa notte. È poco, d’altro non vi sono segni”

Mario Luzi

Sabato, 30 Novembre 2013 01:00

Tous les gens sont des artistes

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Raggiungere il teatro sembrava un’impresa non facile ma è come se una famosa canzone di Eduardo Bennato ci avesse indicato la strada per arrivare a destinazione: “seconda stella a destra questo è il cammino e poi dritto fino al mattino, poi la strada la trovi da te”.
Il percorso ci ha condotto in un isola che c’è, esiste proprio nei pressi del quartiere Scampia: quest’isola è il Teatro Area Nord, dove Antonello Tudisco ha presentato il suo nuovo lavoro coreografico Nefes\respiro.

Vincitore con il suo progetto del bando "Teatri del Tempo Presente",  girerà l’Italia con il Collettivo NaDa che nasce nel 2010 da un gruppo di giovani artisti e performers guidati dal coreografo. L’associazione che si occupa dell’ organizzazione e produzione degli spettacoli del Collettivo è Interno 5, di cui Antonello Tudisco è cofondatore.
Il pubblico entra in sala e uno degli interpreti è già sulla scena e cammina descrivendo una traiettoria circolare: nello spazio c’è una sedia in alto a destra e sei abiti da uomo sospesi con delle grucce ai lati del palcoscenico. La camminata diventa una corsa atletica in tondo: una ripetizione ossessiva dell’eterno ritorno, del cerchio che si chiude, dello stato delle cose che, immane, si presenta fedele.
È buio e sembra ancora di sentire il martellante correre dei talloni e ad un tratto sulla sedia compare una donna con un panno dorato sul volto: sembra uno degli amanti di Magritte, rimasto solo e sotto interrogatorio. La luce è quadrata ed è l’unico universo entro il quale Elisabetta Violante può respirare. Costretta, seduta, disperata, l’interprete non perde mai la postura della dignità. Una danza gestuale, precisa, intensa dove la qualità è emozione. Nessun inganno, solo una storia umana di una donna-uomo che ripete i gesti della propria vicenda. È l’individuale che diviene specchio universale.
Dopo questo grande preludio lo spettacolo si apre all’immaginario e cominciano ad alternarsi assoli, pezzi di gruppo, trii di contact-dance, duetti. Il lavoro è fisico e vi è un grande utilizzo della dimensione orizzontale in modo dinamico; ma non mancano momenti di riflessione e di teatro. La scena resta difficilmente vuota, c’è sempre qualcuno o qualcosa che ha da raccontare.
Il linguaggio stilistico di Antonello Tudisco è composto da una danza gestuale, sensibile e spesso descrittiva, sebbene il risultato finale sia quello di una lavoro concettuale e astratto. Non ci sono narrazioni o logiche di rappresentazione: tutto è in divenire ed è ridiscutibile in ogni istante; le cose possono cambiare e alle volte lasciare il pubblico attonito, forse nel tentativo di non voler dire necessariamente qualcosa ma soltanto di lasciare che i danzatori interagiscano con e nello spazio. È l’indagine attenta delle cose che ci circondano e dei sospiri che accompagnano queste visioni. 
Le quinte teatrali sono dei tagli sul fondale, fenditure dalle quali i performers entrano ed escono continuamente generando un flusso umano che si rivolge sempre frontalmente allo spettatore.
Lo spettacolo si propone come un secondo capitolo del lavoro Sussurri_la voce del corpo che traeva spunto dall’opera Terremoto di Joseph Beuys; questa seconda tappa approfondisce maggiormente il concetto di Aktionen al centro del pensiero e dell’opera dell’artista tedesco. Nefes indaga il confine tra uomo e arte: “tous les gens sont des artistes”. L’arte diviene vitale come il respiro e ci rende creatori di fronte a tutto il genere umano. Come affermò Göethe: “L’arte ci rende immortali”.
“Don’t warry about me, it’s ok”. Luisa Memmola sembra impazzire e perdere il controllo, difatti sta vivendo il delirio artistico come invasata dal Dio-capro. Ama “the dark colors” ma “in the evening the violet a pois”. La scena, comica e divertente, alleggerisce l’atmosfera. Va messa in evidenza  l’interpretazione di Manolo Perazzi che, oltre ad essere nelle corde emotive del contenuto della pièce, ha  generosamente condiviso con il pubblico un movimento sincero, semplice e poetico; una danza fisica e al limite, dove concentrazione e prestazione erano perfettamente allineati.
Lo spettacolo termina con tutti i performers sulla scena che ripetono in loop i movimenti che li hanno caratterizzati e identificati. La luce lentamente si spegne. Si sentono ancora i respiri dei danzatori e i loro affanni. È silenzio, il pubblico respira.

 

 

 

Teatri del Tempo Presente
Nefes/respiro
regia e coreografia Antonello Tudisco
assistente alla regia Domenico Ingenito
con Luca Cacciapuoti, Luisa Memmola, Giuseppe Paolicelli, Manolo Perazzi, Tommaso Serratore, Elisabetta Violante
scene e costumi Renato Esposito
musiche autori vari
produzione Interno 5/Collettivo Nada
durata 1h
Napoli, Teatro Area Nord, 27 novembre 2013
in scena 27 novembre 2013 (data unica)

NB: le foto utilizzate per l'articolo sono di Renato Esposito.

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