“Tanto per incominciare, i fratelli De Rege erano napoletani di Caserta...”.

Nicola Fano

Lunedì, 24 Giugno 2013 02:00

Napoli Loves Vertigo

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Il corpo sulla scena: veicolo di trasmissione, strumento di costruzione, oggetto di sperimentazione a favore della contemporaneità, è capace di disegnare astrazioni o di suggerire rimandi alla realtà.
Vorticoso ed “impalpabile” lo spettacolo della Vertigo Dance Company proposto in questa sesta edizione del Napoli Teatro Festival Italia, per festeggiare i vent’anni d’attività della compagnia israeliana.
Vertigo 20 conferma il grande successo partenopeo delle scelte coreografiche di Noa Wertheim, che il pubblico ha avuto modo di apprezzare nel 2012, con lavori sincroni e di forte impatto visivo come Null e Birth of the Phoenix.

Sul palco allestito nella Sala dei 500 del Museo Nazionale Ferroviario di Pietrarsa, vera location "rivelazione" di quest’anno, la scenografia (progettata da Rakefet Levy) cattura subito l’interesse e lo stupore di chi osserva, per la semplicità ed il design d’avanguardia al tempo stesso. Pareti ferrigne con numerosi ripiani/trampolini posti ad altezze diverse fra loro ed illuminati in maniera essenziale, creano cornice ad un danzatore sospeso comodamente su uno di questi, col volto nascosto dietro un fascio di palloncini bianchi.
Non a caso la scelta musicale iniziale rievoca con melanconia l’arena di un circo, e l’entrata dell’ensemble risulta volutamente grottesca: i danzatori (imponenti e di bella presenza) sembrano quasi manichini da vetrina, che inanimati, danzano singolarmente o in gruppo sulle note di un lento e bellissimo carillon.
Per contrasto, a dare un tocco glamour a queste immagini, sono i sofisticati costumi unisex indossati dagli stessi interpreti, abiti di pizzo damascato con maniche a sbuffo in perfetto stile gothic, con tanto di eccentriche acconciature da fare invidia alle passerelle firmate Versace!
I gesti coreografici sembrano giocare molto su tali motivi, in quanto sono facilmente riconoscibili sotto il velo ironico, atteggiamenti “chic e pose da shooting fotografico, come ad esempio nel quartetto femminile dove si simula una sensualissima danza di fianchi e gomiti, con partner immaginari.
L’eleganza ed il portamento, tuttavia, tendono ad impadronirsi della scena.
Il genere musicale cambia, lasciando spazio al ticchettio di un orologio “che misura il fluire del tempo” su arrangiamenti elettronici e brani percussivi. In modo lento e progressivo la danza si ravviva ed i movimenti meccanici dei ballerini (simili ad ingranaggi) si fanno sempre più nitidi, tecnici e lineari. Come un uragano, si scatena la grande energia di tutti gli undici danzatori della compagnia, che in delle sequenze rapidissime, rotolano al pavimento, saltano attraversando tutto lo spazio e si arrampicano sulle pareti spostandosi da una pedana all’altra. Tra i vari momenti, un gioco di coppia maschile alternato tra slanci e prese, viene eseguito con eccessivo sforzo, appesantendo le due figure in azione.
Diversi principi dinamici vengono inseriti come loop all’interno del tessuto coreografico.
Primo fra questi, sicuramente la circolarità che appunto rimanda da un lato alle tristi atmosfere da circo, e dall’altro all’inarrestabile potenza del vortice. Ripetitiva infatti, la presenza di danze eseguite in cerchio (siano esse corse “a quattro zampe” come animali ammaestrati o camminate in relevè come equilibristi).
Altro principio adoperato in modo più interessante, è quello dell’oscillazione (anch’esso circense del resto), che è protagonista nei delicati ed ambigui momenti di passo a due, negli impressionanti sollevamenti di gruppo che quasi fanno fluttuare in aria i singoli elementi come acrobati, sfidando la forza di gravità, o ancora nelle seducenti movenze di bacino ed anche. Per i lettori più curiosi, si segnala uno strano video di uno di questi momenti (filmato da Adi Sha’al, co-direttore della compagnia), che mostra gli artisti in prova: https://www.youtube.com/watch?v=_Li-REBe1cs
Molti dei suddetti passaggi, all’interno dello spettacolo, saranno sicuramente familiari ai “fan” ed agli affezionati spettatori napoletani, poiché sono ripresi da performance precedenti come i già citati Null e Birth of the Phoenix o Mana, la nota creazione d’ispirazione spirituale e di simbolismo rituale, presentata nel 2012 ad uno dei maggiori festival di modern dance nel mondo: il Jacob’s Pillow Dance Festival.
Nonostante questi appunti, Vertigo 20 non manca di essere comunque una produzione originale e presentata in chiave nuova, come si conferma al consumarsi dei cinquanta minuti della clessidra.
Le geniali musiche di Ran Bagno stupiscono nuovamente, riproponendo un soundtrack da circo con uno strano ronzio di insetti in sottofondo, ed i danzatori si riuniscono in un grande gruppo centrale, iniziando ad improvvisare le tipiche gestualità dei mimi. Sorrisi esasperati ed espressioni cupe si associano a scattanti torsioni del busto e dei piedi (la scena ricorda molto il film The forgotten circus di Shelly Love).
La coreografia termina quando gli undici danzatori lasciano cadere sul palco numerosi palloncini bianchi, che ancorati ad un peso, si protendono verso l’alto creando delle file. Interessante osservare come questi “pendoli” oscillano sotto l’effetto degli spifferi d’aria presenti in sala. I performer, tra gli spazi formatisi, iniziano ad assecondarli ed imitarli con la propria danza, sulle note di un’ultima e dolce melodia.
I finti sorrisi, i manichini-oggetto e le mode di oggi: che vi sia un rimando alla società odierna troppo occidentalizzata, frenetica, superficiale ed influenzabile? Il messaggio (ammesso che vi sia) non è facile leggerlo, sta di fatto che probabilmente alla prima dello spettacolo, il pubblico del Napoli Teatro Festival, innamoratosi della compagnia, non si è fatto troppi scrupoli ed è rimasto ad osannare fanaticamente la bravura degli artisti, per circa dieci minuti.
Agli applausi sfrenati (estenuanti per i protagonisti) si sono poi aggiunti i “battiti di piedi”, tanto per rimanere in tema circense…

 

 

 

 

Napoli Teatro Festival
VERTIGO 20
coreografia
Noa Wertheim
assistente coreografa Rina Wertheim Koren
danzatori Dorry Aben, Yael Cibulski, Hen Ezrihen, Dor Mamalia, Nitsan Margaliot, Amos Micah, Tomer Navot, Sian Olles, Marija Slavec, Eyal Visner, Emmy Wielunski
musiche Ran Bagno
light design Dani Fishof- Magenta
scenografia e costumi Rakefet Levy-School of Theatrical Design
realizzazione scene e costumi Yigal Gini, Rosie Canaan
co-produzione Fondazione Campania dei Festival - Napoli Teatro Festival Italia, Vertigo Dance Company
durata 1h
Napoli, Museo Nazionale Ferroviario di Pietrarsa − Sala dei 500, 21 giugno 2013
in scena 21 e 22 giugno 2013

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