“Quando la tempesta sarà finita, probabilmente non saprai neanche tu come hai fatto ad attraversarla e uscirne vivo. Anzi, non sarai neanche sicuro se sia finita per davvero. Ma su un punto non c'è dubbio. Ed è che tu, uscito da quel vento, non sarai lo stesso che vi è entrato”

Haruki Murakami

Sabato, 08 Dicembre 2012 23:56

Ciumachella de Trastevere...

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Tre corpi in movimento lungo il perimetro di una scena scarna, essenziale. Sedie in fila già predisposte, forse per un finale, eppure protagoniste di un’azione viva, che si costruisce a partire dal racconto. Quello di un ritaglio di storia, di un intreccio di vite difficili e violentate dall’impossibilità (come quella di sapere che al mondo c’è spazio anche per la loro umanità, e che qualcuno riuscirà a sentirne il grido, il dolore, la gioia). Vite che, strisciando affannate su strade deserte e fangose (da percorrere con gli occhi sbarrati ed il cuore chiuso), quasi all’improvviso, si scoprono incrociandosi. Così, insieme, imparano a sentirne la bellezza, con genuinità e stupore, in nome di un sentimento (s)conosciuto che porta il nome di ‘amore’.

Insieme.
Narrazioni recitate si snodano, con movimenti scattanti e ben precisi. Tagli incisivi di gestualità, talvolta da fermo immagine, come  per dare luogo alle voci dei protagonisti: Tommaso ed Irene, nello spazio di una Roma lenta e senza incanto, quella degli anni Cinquanta del secolo scorso già da un po’. Una Roma lontana dalle dinamiche di una borghesia che si riedifica, dove  non c’è spazio che per la veracità del popolo delle borgate, viziate e compromesse dalla solitudine dell’abbandono, eppure così irroranti di carattere, di precisa personalità, di spontaneità. Qui, la Garbatella.
Sulle note di una malandrina chitarra romana, capace di incantare anche i cuori più distratti con il ‘friccico’ degli stornelli più romanticamente ingannatori, si mescolano queste voci di vita: ora narrando, ora drammatizzando.
Narrare, drammatizzare, un amore che nasce per strada, senza pretese, senza avere coscienza del sogno di questa nuova avventura. La sala di un cinema, ruspante galeotta, sa come fare  tutto il resto. All’inizio, quando scopre Tommaso (ragazzo di vita) affamato di carnale voluttà ed Irene (ragazza di casa) incapace di difendere così la dignità dei propri tempi come la novità delle proprie pulsioni; verso la fine, poi, quando rimette insieme le due giovani vite che, ormai forti di una lunga e dolorosa separazione (colpevoli il carcere e la malattia), si rivelano pronte a dirsi ‘sì’.
All’ombra di una luce bassa e avvolgente, due corpi si muovono per raccontare la propria umanità.
Non importa come andrà a finire. Eppure qualcosa è accaduto, come in un corto circuito.
Tragedia. Commedia. L’una per l’altra.
Intanto la chitarra continua a suonare: non fermatela.

 

 

Garbatella
Viaggio nella Roma di Pier Paolo Pasolini 
dal romanzo Una vita violenta, di Pier Paolo Pasolini
regia Julia Borretti
con Julia Borretti, Titta Ceccano
produzione Matutateatro 
musiche Roberto Caetani
Napoli, Teatro Sancarluccio, 6 dicembre 2012
in scena dal 6 al 9 dicembre 2012

 

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