“E comunque si andrà a teatro perché là ci sono ancora esseri che sudano, che piangono, si tagliano, sbagliano, cadono, si disperano o sono felici. Si andrà a vedere questo evento come qualcosa di non manipolabile, di non bidimensionale”.

Antonio Neiwiller

Venerdì, 24 Ottobre 2014 00:00

In punta di nascita. Di ARTs in Arte

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Quando si dice che il teatro è un esperimento sociale, civico, politico, è un atto di coscienziosa comprensione che esso, spesso, poco ha a che vedere con sostanze mistificatrici ed induzioni omologanti. Lo spettatore è individuo nella collettività che sceglie di assistere ad una, possibile, rappresentazione della realtà: individualmente e collettivamente, appunto. Una realtà che, in quanto tale, vive dei tempi e dei modi in cui l’uomo declina il proprio esistere: soggetto o oggetto del tutto di cui, ad ogni modo, si senta parte. Cosi, proprio a partire da quest’umano sentire e da questo senso di appartenenza al tutto di questi tempi (di cui questi sono espressione), Sul nascere viene al mondo: con la forza di rappresentare, comunque, nella possibile scelta di una vita, una scelta di vita.

Come un corridoio di cellule sane, libere di muoversi tra i tessuti e di infondere vita; così la scienza può trovare spazi di mobilità, di (attenta) divulgazione e di formazione di coscienze anche attraverso l’arte. E Sul nascere viene concepito proprio dall’incontro di queste parti, come per effetto di una sorta di fecondazione assistita: di ARTs  (Assisted Reproductive Technologies) in Arte, appunto. Il teatro diventa, in questo modo, luogo di transfer: il palcoscenico, un’aula della Facoltà di Medicina; il pubblico, una numerosa classe di corsisti; il protagonista, un docente nonché noto luminare nel campo della suddetta modalità di procreazione.
Una lavagna al centro della scena ed al via la serie di sette lezioni che il professore Andrea Pozzi ha programmato per il suo nuovo corso: in ognuna, un preciso tema da sviluppare ma, a sorpresa, meno che per l’ultima.
Non ci si aspetti una cattedratica ed univoca trattazione: Pozzi, pur rinnegando (a mo’ di scherno) la pratica di certi colleghi che mal confondono i confini tra scientifico rigore ed artistico divertissement, procede come in un gioco delle parti dove la sua voce si fa tessuto a più strati ed i ruoli si alternano con episodica sequenza. Con serietà ed ironia, si caratterizzano le tematiche proposte a lezione: dalle proprietà degli spermatozoi (quindi la velocità di questi, indice di fertilità e non già quella potenza sessuale di cui spesso gli uomini, superficialmente, si pavoneggiano) alla fisiologia dell’apparato riproduttivo; dalla lezione di embriologia (qui la voce si veste del cinico e quasi asettico personaggio dell’embriologa che, rinchiusa tra le pareti del suo laboratorio, si mostra insofferente alle strategie comunicative da lezione accademica), passando per lo step di controllo, al conclusivo (e si spera dal buon esito) momento del transfer (fase di formazione dell’embrione, che non necessariamente significa inizio di gravidanza).
Sei lezioni che attraversano la teoria di sistema anche sulla scorta delle esperienze dei pazienti che hanno deciso di sottoporsi a questo tipo di intervento: tra questi Serena e Luca. La stessa voce si riveste delle emozioni, delle attese, delle sconfitte e delle speranze di questa coppia di sposi a lungo provata dall’iter di prassi, tenaci nel desiderio di diventare genitori. In loro, il simbolo delle reazioni, talvolta dolorose ed esasperate, e dei luoghi comuni più diffusi (al limite del grottesco): dalla rabbia e dal disgusto della donna ogni volta che l’appuntamento mensile in extremis tradisce l’ennesima speranzosa attesa, alla smania di fuga dell’uomo quando una verifica di fertilità viene scambiata per impotenza da prestazione (non diverso da uno schiaffo amorale alla propria mascolinità o, meglio, maschilismo), nondimeno ai disparati punti di vista (qui nella voce di un’anziana e disincantata infermiera) in merito alla felicità o all’infelicità che la nascita di un figlio comporta.
Una storia nella storia, anche attraverso la Storia: tra ragione scientifica e quella etica, il confine è molto labile. Questa è la storia di un cammino di nascita, di apertura: la morte non è che un fisico dettaglio se, dopo di essa, l’umanità può garantirsi la continuità della vita. E sfreccia il biasimo a chi non vede realizzabile che ciò accada anche alle coppie omosessuali (posizione, evidentemente, ancora discutibile) dal momento che di “contro natura”, stando alla pièce, viene in mente la pratica di deforestazione e non di certo la riproduzione.
Sul ripiano di ardesia, come nella meraviglia dell’universo, sono nate le stelle: una nuova vita avrà fiato.
Nella galassia di “perché”, la “risposta” è nella Scienza. E all’Arte il compito di incitarne la scelta: con instancabile meraviglia.
Andrea Pozzi non terrà in un’aula universitaria la sua ultima lezione. Non sarà per gli altri, forse con gli altri. Con quanti ancora lo accompagneranno, per i giorni che gli restano, lontano dal regolato cosmo di leggi, ritmi, esperimenti e rigore, esigenza di costruire, verso una nuova nascita.
“C’è una vita che nasce nel grembo e una che nasce sulla strada, in casa, tra le cose che avevo deciso di fare”.
Stavolta, sarà il luogo interiore a consegnare questa nuova vita al futuro. Oltre la morte.
Da uomo ad embrione, dal corpo al grembo. In punta di nascita.
Di ARTs in Arte: quando si può ben dire che il teatro è un esperimento sociale.

 

 

 

 

 

Sul nascere
di
Carolina Sellitto
regia ed interpretazione Roberto Azzurro
produzione Ortensia T
Caserta, Teatro Civico 14, 19 ottobre 2014
in scena 18 e 19 ottobre 2014

 



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