“Solo tu puoi mandare in scena quel ricordo. Proprio quello”

Nadia Terranova

Martedì, 30 Maggio 2017 00:00

Arte o fuffa?

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Assistere a Not Here, Not Now di Andrea Cosentino vuol dire confrontarsi con due livelli di fruizione: uno epidermico, in cui la logorrea affabulatoria, le gag e le trovate inducono al riso mediante una comicità intelligente; l’altro, sottilmente – e a tratti anche non sottilmente, ma proprio dichiaratamente – argomentativo, facendosi portatore, innervandolo sulle note del comico, di un ragionamento acuminato su una questione cogente.

In Not Here, Not Now tale questione centrale s’impernia sulla diatriba (indotta) tra arte performativa e teatro, laddove l’arte contemporanea rivendica – talvolta anche con certo semplicismo e non senza spocchia – una primazia data per acquisita, in nome di un concetto di rappresentazione e di “esperienza” che renderebbe l’arte contemporanea stessa una forma essenziale in cui è “esserci” a fare la differenza, rispetto al qui ed ora della rappresentazione teatrale che, in fondo, altro non sarebbe che “gente che ti parla di altra gente con le parole di altra gente ancora”.
Punto di partenza di Andrea Cosentino è l’installazione “viva” dell’artista contemporanea Marina Abramović, che nel 2012 al PAC di Milano presentò The Artist Is Present, ovvero installazione interattiva di se stessa in cospetto di singoli spettatori che avessero l’ardire di volervi partecipare e la facoltà di quindici euro da investire; in cambio, un attestato di benemerenza per l’avvenuta partecipazione alla performance installativa e interattiva. Cosentino vi partecipa, ne fa esperienza e ne ricava uno spettacolo teatrale che, a tutta apparenza potrebbe sembrare una parodia, un dileggio dissacrante di quell’arte contemporanea che da oltre cento anni pare riuscire a fare arte solo sulla morte dell’arte stessa e che – quasi senza accorgersene – si è equiparata, nel suo mercificarsi ammantato di presunzione intellettualistica, alle vendite multilevel, tipo quelle degli aspirapolvere; potrebbe sembrare una parodia – e il naso finto e la parrucca “abramovicceggiante” parrebbero confermarlo – ma in realtà Not Here, Not Now è anche, se non soprattutto qualcosa d’altro e di più complesso e articolato: è l’attore, il teatrante che rivendica, con la sapienza del proprio bagaglio – valigia dell’attore che in scena gli è di fianco e dalla quale estrae trucchi, gadget e cianfrusaglie varie – la dignità artistica del fatto teatrale in cospetto di tanta fuffa spacciata per arte e in realtà reificata e mercificata attraverso la propria riproducibilità seriale (e non possiamo fare a meno di pensare a quanto irripetibile sia ogni spettacolo teatrale che, sera dopo sera, replica dopo replica, in base alle infinite e talvolta impercettibili variabili a cui è soggetto, ogni volta è diverso dalla precedente).
Pertanto Andrea Cosentino si muove sul filo di una metateatralità ostentata sin dall’inizio (“Lo so, me state a guardà”), così come è rimarcato il rapporto fra artista teatrale e fruitore (“Ma io nun ve vedo, nun ve sento”), una metateatralità ribadita dallo sfondamento della quarta parete, allorquando viene tra il pubblico e ci interagisce, giocando ulteriormente tra il dentro e il fuori del teatro. Insieme a tutto ciò, tra un giochino e una videoinstallazione, tante parole che seguono un filo di fondo coerente, pur diramandosi nei tanti rivoli di narrazioni di contorno, funzionali al discorso complessivo da cui lo spettacolo prende le mosse e congrue alla dimostrazione teorematica (perché un teorema può anche essere sapidamente divertente) della propria idea sull’arte contemporanea. Cosentino sfrutta – e lo fa al meglio perché ridi e ridi di gusto – le possibilità del comico rendendole funzionali alla veicolazione di un messaggio ciscostanziato, che presuppone una riflessione sui concetti di arte e rappresentazione, di teatro e istallazione, un messaggio che attraversa il suo spettacolo come un fiume carsico: sai che fluisce sottotraccia, te ne accorgi e ne hai contezza nel mentre sei apparentemente distratto dalla boutade, dal motto arguto, dai giochetti e dalle “carabattole e cazzatelle” estratte dalla valigia dell’attore (la parrucca, gli occhi finti che strabuzzano), a tratti ti soffermi a provare a ragionarci un attimo su, ma sei subito distratto dalla loquela che ti fagocita, da quella verbalità incalzante e incessante, che ti diverte e ti spiazza, mentre al contempo ti sta conducendo alla radice del suo ragionamento, portatore di una filosofia di fondo ben ragionata e ponderata.
Rivendica d’essere anch’egli produttore (e portatore) di un lavoro “serio” e “concettuale” e, al di là della leggerezza della forma, Not Here, Not Now è uno spettacolo ottimamente costruito attorno ad una galleria di figure evocate che lo attraversano per accompagnarlo a dimostrare, con la forza comica ed evidente della semplicità la debolezza scarnificata di sofisticate forme di semplicismo culturale.
Con la leggerezza consapevole della propria arte, lontana dalle concrezioni filosofeggianti del concettualismo contemporaneo, Andrea Cosentino ci offre in visione un teatro consapevole che consapevolmente e senza sforzo non si prende nemmeno troppo sul serio, velatamente suggerendo di fare altrettanto, ribadendo ancora sul finire la finzione in atto (“Ero io”) e ritornando alla funzione magica del teatro che ti consente di vedere attraverso il “qui ed ora” della finzione il “non qui e non ora” di ciò che non è mai vissuto, o di ciò che è stato ma non abbiamo potuto vedere, senza dimenticare che comunque “this is another fuckin’ theatre entertainment”.

 

 

 

Not Here, Not Now
di e con Andrea Cosentino
regia Andrea Virgilio Franceschi
video Tommaso Abatescianni
produzione Pierfrancesco Pisani
in coproduzione con Fondazione Campania dei Festival - E45 Napoli Fringe Festival
con la collaborazione di Litta_Produzioni /Associazione Olinda / Infinito srl / Teatro Forsennato
con il sostegno di Progetto Perdutamente del Teatro di Roma
lingua italiano
durata 1h 10’
Aversa (CE), Nostos Teatro, 8 aprile 2017
in scena 8 e 9 aprile 2017

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