“Sono la lepre molto avanti alla muta dei miei critici”

Virginia Woolf

Domenica, 13 Marzo 2016 00:00

Factory: la raffinata rivolta pop di Romeo e Giulietta

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Barberino di Mugello, a mezz’ora di macchina da Firenze. Venerdì sera, gioca la Fiorentina e, sarà un caso, ma nel foyer del Teatro Comunale Corsini prevale il gentil sesso. A pochi minuti dall’inizio dello spettacolo, invasione di campo dalla sala: le famiglie dei Capuleti e dei Montecchi vengono a prenderci, distribuendo saluti e piccole figurine – a mò di pubblicità elettorale – per convincerci a parteggiare per le diverse “squadre”.

Entriamo in una sala che sembra una festa di paese: sul palco, alte strutture movibili di luminarie con bellissime lampadine colorate e intermittenti. Dopo aver intrattenuto ulteriormente e goliardicamente il pubblico, gli attori salgono in scena, sul ritmo di una tarantella. Comincia così questa versione calda e salentina di Romeo e Giulietta. Il pubblico già è conquistato, ma il bello deve ancora arrivare, anzi: man mano che la pièce procede, siamo quasi portati a pensare che l’inizio sia stato un artificio per ottenere la nostra fiducia e condurci nel gioco shakespeariano, seguendo i fili che Tonio De Nitto, regista e Francesco Niccolini, che ha adattato il testo, hanno scelto di far risaltare. Questi fili sono nascosti – neanche tanto – nella trama della storia più conosciuta al mondo. Basta svilupparla, seguendo le indicazioni che Shakespeare ci dà, per farli uscire allo scoperto e brillare, diciamo pure bruciare, sulla scena.
L’elemento che più salta all’orecchio, fin da subito, è la rima: Niccolini ha riscritto il testo seguendo una metrica precisa, lineare, quasi obbligata. Tutti la rispettano: i ben sette attori sono validi e molto affiatati, si vede che si divertono, facendo divertire anche noi, e ingranano a pieno ritmo il gioco shakespeariano. Gli unici a uscire fuori di rima sono proprio i due giovani amanti che per comunicare usano un’altro linguaggio, che sfugge al codice normalizzato (seppur poetico) e assuefatto alle logiche di guerra, potere, successione patriarcale, cui la società in cui vivono è sottoposta. Entrambi (all’inizio solo Romeo) indossano delle grosse cuffie da rapper, che ogni tanto mettono su, isolandosi, con i suoni, da chi li vorrebbe ubbidienti, docili, asserviti: infelici.
La scelta delle musiche è un altro degli elementi su cui occorre soffermarsi, da Creep dei Radiohead, a Fiesta di Raffaella Carrà, ad Anthony and the Johnsons, I Want to Hold Your Hand cantata in falsetto, fino a Il carrozzone nella versione di Tosca, sul finale. De Nitto costruisce una sorta di drammaturgia musicale pop-queer che, da un lato, riporta la storia ai giorni nostri, ma dall’altro rompe quel silenzio normativo e normalizzante imposto dalla maledizione dei padri, proponendo un’altra versione di quest’archetipica storia. In quest’altra versione, Mercuzio è attratto da Romeo, in più parti questa suggestione omoerotica viene accennata, come uno scherzo, senza mai esplodere. Esplode, invece, in tutta la sua dolcezza e carnalità, l’attrazione tra Romeo e Giulietta: grumo attorno al quale ruota tutta la vicenda, che qui torna finalmente – e giustamente – al centro, attraverso la messa in evidenza di dissidi che, nel loro consumarsi, riempiono di senso la scena. Giulietta dovrebbe sposare "uno sconosciuto, protagonista di un corteggiamento muto" e dimenticare il suo amore vivo e vero, che si manifesta fuori dalla trappola della rima, con una bellezza e semplicità disarmante – giusta la scena dei corpi nudi e avvinghiati dei due amanti che fanno andare in corto circuito anche le lampadine delle luminarie in scena. Solo con queste premesse si può cogliere il tragico declino che la commedia subisce: la morte – facciamoci caso – coglie i giovani, coloro che hanno provato a cambiare le granitiche regole imposte dai padri, a invertire la maledizione. Agli occhi di questi ultimi, Giulietta è una puttana, “una cagnetta” che ha disobbedito al volere della famiglia. Da questo punto di vista, Romeo e Giulietta contiene in nuce ciò che poi De Nitto e Niccolini hanno sviluppato nel successivo La bisbetica domata: una riproposizione apparentemente pedissequa e fedele delle vicende, in cui fa irruzione un sano straniamento, già contenuto, a ben leggere, nel testo. Nonostante le quasi due ore di spettacolo, il pubblico segue col fiato sospeso le vicende dei due giovani amanti come se, invece che a Verona, la storia fosse ambientata nelle strade di Barberino. Quando tutto finisce, il silenzio (tombale) finale è rotto da uno scroscio di applausi. Più che meritati.
Dopo lo spettacolo, mi fermo a parlare con Emilia Paternostro, responsabile della direzione artistica e organizzativa del Teatro Corsini. Vale la pena di riportare l’esperienza di questo teatro comunale. Assieme al regista Riccardo Rombi, da circa dieci anni ha in gestione questo spazio. Con altri artisti toscani, quindici anni fa fondarono la Compagnia di Produzione Katalist, che da sempre lavora sulla drammaturgia contemporanea. Attualmente ha sei residenze all’interno del Teatro Puccini di Firenze, dov’è attivo soprattutto il reparto della formazione. Al Corsini, Katalist è arrivata con un bando pubblico. Unico teatro e cinema del paese con una capienza di quattrocentocinquanta posti, da sempre la compagnia tenta di costruire intorno allo spettacolo quella “famosa” formazione del pubblico (incontri, aperitivi e così via). A breve ci sarà un progetto di quindici giorni su Shakespeare, Otto sfumature di Giulietta, otto lavori diversi di riscrittura solo sulla scena del balcone di Romeo e Giulietta in chiave contemporanea (Pinter, Beckett): "Abbiamo due settimane di preparazione dello spettacolo: faremo incontri nel foyer, proiezione di film. Questa cosa a volte funziona, a volte no. Ma noi lo facciamo". Altra storia è quella del teatro ragazzi: "Abbiamo fatto vincere un bando del Miur all’istituto comprensivo (dall’infanzia alle medie) di Barberino di diciottomila euro. Da allora, praticamente, siamo più a scuola che a teatro. Siamo contro le 'deportazioni' (leggi matinée). Nella scuola c’è una commissione fatta da insegnanti, preside, assessore alla cultura, genitori. All’inizio dell’anno si propone un progetto di spettacoli e attività formative collegate. Fa parte del p.o.f., loro non scelgono di venire: devono. C’è una preparazione prima, e una restituzione poi, con incontri, approfondimenti. Facciamo laboratori cinematografici, di teatro puro, di teatro inglese. Le parole chiave sono 'fare, crescere, imparare'. Si tratta di apprendimento attivo: formazione per gli insegnanti, invito alla lettura. Ora siamo in scadenza di bando, i ragazzi hanno quindici anni. Vorrei arrivare a vedere cosa succede quando ne avranno diciotto. L’apertura dei laboratori si farà in piazza. Vorrei provare a riflettere, tutti insieme, sul fatto che qui si sta creando una sorta di modello formativo. Il teatro diventa un mezzo per far passare dei temi, identità, adolescenza, bullismo. A volte facciamo anche solo spettacoli belli e basta. Non rischierei mai di far vedere ai ragazzi spettacoli brutti".
Barberino è poco distante da Grezzano, uno degli ultimi paesi prima della salita sull’Appennino. Una zona meravigliosa, dal punto di vista naturalistico: devastata, nel silenzio delle istituzioni e della stampa nazionale, dalle trivellazioni per la costruzione della linea dell’Alta Veocità Firenze-Bologna che ha sconvolto l’intero equilibrio idrogeologico del territorio. Anche il teatro scava, in modi più sostenibili: "La zona della provincia di Firenze ha un Pil e un analfabetismo molto basso", aggiunge Emilia, "Qui facciamo un lavoro a scavare. Serve. Si deve riuscire a trovare un metodo. Un altro esempio: in stagione abbiamo ospitato Polvere di Saverio La Ruina [spettacolo che parla della violenza sulle donne]. Ci abbiamo lavorato per settimane. Abbiamo fatto un flash mob, un incontro in biblioteca con i centri antiviolenza, abbiamo avuto l’ingresso del teatro coperto da lavori all’uncinetto fatti dalle signore del paese. Alla fine, in sala c’erano duecento persone. Vanno bene anche meno, ma se ho un teatro da quattrocento persone, io ne devo educare duecento".
Questi Romeo e Giulietta sono capitati nel posto giusto.

 

 

N.B.: su Romeo e Giulietta si veda anche: Luigi Paolillo, Shakespeare in Sud – Il Pickwick, 24 febbraio 2015

 

 

Romeo e Giulietta
di William Shakespeare
traduzione e adattamento Francesco Niccolini
regia Tonio De Nitto
con Lea Barletti, Dario Cadei, Ippolito Chiarello, Angela De Gaetano, Filippo Paolasini, Luca Pastore, Fabio Tinella
scene Roberta Dori Puddu
realizzazione scene L.C.D.C. luminarie Cesario De Cagna
costumi Lapi Lou
luci Davide Arsenio
assistente alla regia Paola Leone
produzione Factory Compagnia Transadriatica
in collaborazione con Terrammare Teatro, Teatri Abitati
lingua italiano
durata 2h
Barberino di Mugello (FI), Teatro Comunale Corsini, 4 marzo 2016
in scena 4 marzo 2016 (data unica)

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