“L'unica cosa che mi interessa è come cominciare, come continuare e come finire una frase”

Danilo Kiš

Francesca Saturnino

Fanny & Alexander: il teatro è politica

“Il teatro forse dovrebbe insegnare a disconoscersi”.
                                                                                                         (To Be Or Not To Be Roger Bernat)

 

Il pubblico: questo sconosciuto. Nessuno lo forma, nessuno se ne cura, come se quel limen tra palco e platea segnasse una sorta di oblio destinato a scomparire solo quando le luci si accendono per gli applausi finali. Produci e consuma. Produci, promuovi e consuma. Eppure, senza pubblico non c’è spettacolo.

Emma Dante: disegnando "Odissea"

Emma Dante è una regista assai prolifica. Chi frequenta il suo teatro – da più o meno tempo – converrà col fatto che ci sono una serie di elementi ritornanti del suo universo drammaturgico che col tempo si sono sempre più affinati, fino a divenire immediatamente riscontrabili come cifra – stilistica, estetica, poetica – del suo teatro.

Roberto Latini: un arsenale di apparizioni

Quaquèo: Toh, guarda! L'hanno preso per teatro! Noi facciamo i fantasmi...
Milordino: Ci si son divertiti!
Diamante: I fantasmi? Che fantasmi?
Quaquèo: Ma sì, le apparizioni, per spaventare la gente e tenerla lontana!

                                                                                                    (I giganti della montagna, Luigi Pirandello)


 
Qualche sera fa, il pubblico di Efestoval, “Festival dei vulcani” di teatro itinerante nei Campi Flegrei diretto dal drammaturgo e attore Mimmo Borrelli, ha avuto modo di assistere a una serata speciale, per una serie di motivi. In primis, per la location: la caratteristica più notevole di questa rassegna – quest’anno alla sua seconda edizione – sta nel fatto che gli spettacoli vanno in scena in luoghi non canonicamente teatrali, spesso sconosciuti, della zona flegrea di cui Borrelli è originario.

Emma Dante: Medea in rivolta

Sarebbe ingenuo classificare Verso Medea di Emma Dante come una semplice ripresa della tragedia di Euripide, tanto più che lo stesso titolo spiega bene l’intento diverso del lavoro.

"Adiò", il teatro è un viaggio

“È per farvi sapitòri ‘e ‘sta ferita, per chiedervene scusa, scusa e perdono di una differenza, dello stare nel diverso di un altrove, c’amme fatto, stanotte, lo spettrale tentativo ‘e v’apparì”. 

Anime Vedette, in Co’Stella’azioni
(Enzo Moscato) 

"Mi chiamo Muhammed e queste sono le mie scarpe.
Se devo fare un viaggio sono la prima cosa che metto in valigia.
Queste mi hanno accompagnato nel viaggio, attraverso paesi e deserti. Sono la cosa più importante che ho. Un’altra cosa che mi ha accompagnato è la musica, ma quella non si vede. È qui dentro. Pronta a uscire".

Se il teatro è un sacco vuoto (da riempire)

Ho un vivido ricordo della prima volta che vidi uno spettacolo di Spiro Scimone e Francesco Sframeli. Dai primi cinque minuti ero – eravamo tutti – completamente immersi, calati in una bolla spazio/temporale, sospesi in una dimensione surreale e magnetica in cui ogni parola, ogni piccolo gesto, pausa, sguardo, piegatura nella voce era carica di senso e, allo stesso tempo, di una leggerezza soave, quasi eterea.

A teatro sulle tracce di Lenòr

"Il gran mare di teste. Abbassando gli occhi coglie, in dettaglio, visi di uomini, donne, ragazzi. […] Tutti mortificati, obbedienti, all’ordine del prete. Come ragazzini. Di lì a poco si sparpaglieranno in mille direzioni. Sulla sabbia della Marinella, verso Santa Lucia, a Toledo, per rosicchiare spassatiempi, inghiottire frutti di mare, sbocconcellare pollanchelle. O a guardare il paesaggio, a cercarsi un posto per la notte. Le donne si rificcheranno nei bassi lerci, puzzolenti, a sfacchinare, sudare. Domani avranno già scordato quanto succede adesso: ora, però, si stanno divertendo, innocenti e crudeli come infanzia. Ma siamo tutti infanzia: questi qui, noi che moriamo, il re, la regina… Quante assurdità, meu Deus! Servirà, poi ricordare queste cose?".
(Il resto di niente, Enzo Striano)

La danza liberatoria di "Operetta burlesca"

Palco vuoto. Scarpe tacco venti e cappelli dai colori sgargianti disposti in riga, sul proscenio. Sul fondo della scena pendono, a mo’ di pupi, quattro bambole gonfiabili dalle bocche sbarrate, ricoperte di vestiti scintillanti di paillettes e colli di piume colorate. Una sintesi geometrica, poetica dello spazio. Tutto ha inizio dal buio e dalla musica: le note malinconiche di fisarmonica de Il terzo fuochista di Tosca vomitano corpi – in movimento – sulla scena.

L'apocalisse di Vuccirìa Teatro

Colpisce, in questi giorni, la scottante attualità di Yesus Christo Vogue, ultimo lavoro della compagnia siciliana Vucciria Teatro, in scena al Teatro dell’Orologio di Roma.

La magia immateriale del Teatro

Una sera di metà marzo, venerdì. Sciopero dei mezzi pubblici. Piove. L’inizio di un fine settimana molto denso, dal punto di vista teatrale in città, come capita sempre più spesso, negli ultimi tempi. Sarà anche per questo che in sala siamo in sei, forse sette.

Pagina 1 di 3

Sostieni


Facebook