"Era ancora il tempo degli artisti, nel senso che questa parola poteva avere nel lento crepuscolo del Novecento, quando un poeta, un pittore, un regista erano esseri umani investiti da una vocazione, e la loro vita non era un pettegolezzo, una delle tante variabili mercantili della celebrità, un'attraente carriera mondana, ma una storia vissuta ai limiti dell'umano, spremuta fino all'ultima goccia"

Emanuele Trevi

Lunedì, 25 Febbraio 2013 04:20

Il teatro in una cassa

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Mi hanno detto che il Teatro de Poche è un luogo suggestivo. Mi accorgo subito che è così. Non c’è un sipario che si apre per dare inizio allo spettacolo. Si aprono solo due tende e lo fanno per farci salire sul palco. Per un momento siamo noi lo spettacolo ma soltanto per il tempo che ci serve per cercarci un posto in sala, una sedia per diventare spettatori. Poi le tende si chiudono e allora cominciano gli attori.

Ultima fermata: chi è di scena? È la storia del viaggio di Michele e Michele, due fratelli affetti dalla Sindrome di Asperger, verso un campo di concentramento. È anche la storia di una mamma che per proteggere i propri figli dall’orrore della realtà nella quale vivono, ha insegnato loro a giocare al teatro. Michele e Michele, infatti, non viaggiano da soli nello scomparto del treno che li porterà alla morte, viaggiano con il teatro.
Il teatro è una cassa di legno che contiene tutto il necessario, persino la mamma perché interpreti i ruoli femminili. È un po’ ingombrante come bagaglio ma basta sollevarne il coperchio perché tutto si trasformi. Solo grazie a quel bagaglio la realtà con le sue brutture può restare tranquillamente fuori dal vagone. La mamma ha costruito col teatro una corazza protettiva. Così resta fuori dalla scena tutto ciò che della realtà è crudele come le voci dei soldati, fieri di portare a morte degna chi non è degno di vita. Le loro voci sono forti ma quando parlano le luci si abbassano, tutto diventa buio come il giorno in cui il teatro è nato. Al buio non può accadere nulla di brutto, dice la madre. Si può partire e il viaggio in treno diventa il viaggio verso il grande spettacolo.
Quando il gioco del teatro inizia lo spettacolo cambia. Bisogna soltanto prendere dalla cassa l’occorrente ed ecco che nascono Pulcinella, Sik-Sik, Amleto e i personaggi di Pericolosamente. È il vecchio dentro al nuovo, il teatro tradizionale nella nuova idea di Cristian Izzo, il teatro infilato nella cassa di legno, il teatro nel teatro. Tutto lo spettacolo avviene intorno, dentro e sopra la grande cassa che è al centro del palcoscenico. La madre non ne uscirà mai. La storia di Michele e Michele fa essa stessa da contenitore. Le recite del gioco, sebbene facciano ormai parte della storia del teatro, appaiono nuove e divertono moltissimo, divenendo la prova che si può fare buon teatro in modo semplice, guardandosi alle spalle. L’idea che guida lo spettacolo è proprio quella della semplicità. Non servono grossi apparati scenografici se le idee sono buone e la recitazione è ottima. In questo caso la cassa è l’unico elemento scenico e i ragazzi che recitano in pigiama sono giovani ma perfetti.
Cristian Izzo, Alessandro Langellotti e Laura Amalfi sono bravissimi sia nel comico che nel tragico. I tempi comici di Izzo si mescolano alla tenerezza che suscita Langellotti con la sua interpretazione da bambino capriccioso, che vuole fare il soldato e non l’attore. Laura Amalfi è una madre amorevole e una comica piena di energia. Tutti insieme sono capaci di portarci alle lacrime due volte, per il troppo ridere e per la tenera commozione.
Ultima fermata: chi è di scena? è uno spettacolo da vedere e rivedere e poi vedere ancora e ancora, tanto a teatro non si muore mai.

 

Ultima fermata: chi è di scena?
di
Cristian Izzo
regia Cristian Izzo
con Cristian Izzo, Alessandro Langellotti, Laura Amalfi, conl'amichevole partecipazione di Michele Amalfi.
musiche originali Salvatore Torregrossa.
direttore di scena Benito Previtera.
fonico Giosuè Parlato.
Napoli, Thèàtre de Poche, 23 febbraio 2013
in scena 23 e 24 febbraio 2013

 

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