”Restava da chiedersi se davvero le pietre avrebbero resistito, con tutta quell'acqua che scendeva e scendeva in quel quarto giorno esattamente com'era scesa nei tre giorni precedenti e insomma non sembrava proprio che la città avesse intenzione di reagire, soltanto e semplicemente si limitava ad assorbire l'acqua fin quando avesse potuto ma il problema in effetti è proprio questo: fino a che punto si può assorbire l'acqua? Qual è in realtà il nostro limite? In ogni caso accadeva, come se questo problema fosse ancora indistinto e confuso e certamente lontano, perché la rassegnazione si era trasformata in indifferenza“

Nicola Pugliese

Lunedì, 15 Dicembre 2014 00:00

L'Adelchi sensibile di Lenz Rifrazioni

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Il 9 dicembre è andato in scena l'Adelchi della compagnia Lenz Rifrazioni. Lo spettacolo è parte integrante della diciannovesima edizione di Natura Dèi Teatri Festival: dieci creazioni internazionali ispirate a I due piani, tema concettuale che, dopo Ovulo nel 2012 e Glorioso l'anno seguente, conclude il progetto triennale alimentato dalle intuizioni filosofiche di Gilles Deleuze.

Il lavoro di ricerca di Lenz Rifrazioni è ampio e diversificato: ricerca visiva, filmica, spaziale, drammaturgica e sonora. La capacità di approfondire tensioni filosofiche e inquietudini estetiche della contemporaneità, traducendole in segniche visionarie, è il tratto distintivo di questa compagnia sperimentale che dal 1986 conduce la propria ricerca teatrale. È un percorso che nel tempo ha visto privilegiata la cultura italiana, imponendo una riflessione profonda sulla potenza poetica e la retorica della lingua italiana.
Dopo I Promessi Sposi, continua il progetto biennale dedicato all'opera di Alessandro Manzoni con una creazione ispirata all'Adelchi. Gli interpreti sono Carlotta Spaggiari nel ruolo di Ermengarda, Carlo Destro in quello di Adelchi e Franck Berzieri nella duplice interpretazione di Desiderio e dell'imperatore.
I tre attori, con sensibilità autistica, si sono formati nel laboratorio che Lenz realizza dal 2000 in collaborazione con il Dipartimento Assistenziale integrato di Salute Mentale dell'Ausl di Parma. L'obiettivo del laboratorio è di permettere agli interpeti, affetti da disturbo dello spettro autistico, di poter trovare un canale espressivo attraverso il quale esprimere le proprie emozioni. I classici della letteratura fungono da terapia intensiva, sono lo strumento adatto a manifestare il non detto. Attraverso una drammaturgia delineata si ripercorrono schemi sociali legati all'archetipo umano e ai suoi bisogni. L'installazione multimediale e gli elementi plastici dell'Adelchi sono di grande impatto visivo: sono tre gli spazi scenici demarcati da dei velatini che rendono perfettamente l'effetto nebbia. I video, accuratamente selezionati e proiettati in circonferenze restringenti, guidano lo spettatore durante la vicenda e gli assicurano un viaggio sensibile e fortemente visivo. La regia e l'installazione sono curati da Maria Federica Maestri.
In un clima teso si compie il comune destino mortale dei due fratelli: Ermengarda e Adelchi. L'attrice è, fin dall'inizio, presenza speciale sulla scena: camminate iper percettive, un recitato delicato e struggente, una femminilità leggera e mai dimostrativa. Ermengarda esprime l'abbandono, il dolore del corpo e dello spirito che la indurrà ad urlare e a rivolgersi alla Provvidenza con un disperato bisogno di integrazione ed amore. Nel suo personaggio vivono altre figure femminili delle quali lei stessa è proiezione: chiarissimo il richiamo ad Ofelia di Sheakespeare. "Adesso ascolto la mia voce e la sua", dice Ermengarda nell'attesa di risvegliare il senso dell'udito per una più acuta comprensione del suo sentire. "Amor tremendo è il mio". I due fratelli sono come due cani fedeli e docili. L'impianto audio è totalizzante ed ogni suono, amplificato nella sala, traduce le vibrazioni dello spirito in gesto poetico. Siamo in un notturno sospeso tra le assordanti lacrime di chi non parla: "Pourquoi tu parles pas?" dice l'imperatore a Ermengarda. L'epilogo della tragedia è il suicidio come gesto di negazione del sé. Adelchi prima di morire, dirà che sulla terra  "non resta che far torto o patirlo", espressione opponibile ad una concezione provvidenziale del dolore. Lo spettacolo termina nel silenzio dopo lo strazio. Il pubblico è concentrato e, prima di applaudire, respira profondamente. Manca forse un ritmo incalzante, la cui assenza è giustificata dal volontario desiderio di dilatare lo spazio ed il tempo.
Lenz Rifrazioni conferma la qualità di un lavoro epidermico e sensibile che indaga il linguaggio contemporaneo, capace di parlare ad una coscienza collettiva culturalmente costituita e ben radicata nell'humus sociale.  

 

 

 

 

Festival Natura Dèi Teatri – ND'T #19 Performing Arts Festival
Adelchi
tratto da Alessandro Manzoni
drammaturgia, imagoturgia, scene filmiche Francesco Pititto
installazione, elementi plastici, regia Maria Federica Maestri
con Carlotta Spaggiari, Carlo Destro, Franck Berzieri
musica Andrea Azzali
cura Elena Sorbi         
responsabile progetto riabilitativo Paolo Pediri
organizzazione Ilaria Stocchi
comunicazione Violetta Fulchiati
luci e tecnica Alice Scartapacchio
foto di scena Francesco Pititto
produzione Lenz Rifrazioni
durata 1h
Parma, Lenz Teatro, 9 dicembre 2014
in scena dal 7 al 12 dicembre 2014

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