“A questo mondo, compagni, il peccato in grado di coprire la spese viaggia liberamente e senza passaporto; la Virtù, qualora squattrinata, la fermano a tutte le frontiere”

Herman Melville

Mercoledì, 21 Gennaio 2015 00:00

I rituali sociali di Denis Plassard

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Al Teatro Le Toboggan di Lione va in scena Rites della Compagnia Propos diretta da Denis Plassard. Fondata nel 1991, la compagnia prende il nome dal primo assolo interpretato e coreografato da Denis Plassard, che da sempre esplora il rapporto tra parola e movimento. Registrate, pronunciate o cantate, comprensibili o meno, le parole, in relazione al gesto, sono un elemento fondamentale della sua ricerca teatrale.

Il lavoro si presenta chiaro fin dall'inizio grazie alla formula privilegiata: stiamo assistendo ad una conferenza tenuta dallo stesso coreografo, che guida i sei danzatori presenti in scena di passo in passo, di rituale in rituale. La presenza forte e alle volte invadente del narratore trasporta facilmente il pubblico in uno spazio abitato alla maniera dei cabarettisti. Questo persistere durante tutto lo spettacolo, fatta eccezione per alcuni momenti, impone troppo questa figura che da demiurgo del gesto si tramuta in una caricatura comica.
La scena, vuota e semplice per volontà, è animata dai danzatori che eseguono dodici rituali alla perfezione. Il gesto è maniacale, non nel senso clinico del termine ma per la sua pulizia e tecnica rigorosa.
L'interpretazione, metamorfica, rapida e sempre sincera, avviene di pari passo con il cambiamento tematico della scena: si alternano danze rituali di insieme a balli di coppia, a momenti di solitudine.
L'obiettivo del coreografo è quello di proporre uno spettacolo enciclopedico sulla diversa natura di alcuni rituali tradizionali contemporanei che si prestano al movimento coreografico e che possono stimolare osservazioni di carattere antropologico. La Vrpe, praticata dai commercialisti pendolari è originaria dell'Europa centrale e si danza unicamente negli Hotel. La Tchek, rituale di saluti urbani, non ha niente a che vedere con la Tchécoslovaquie (Cecoslovacchia), come fa notare il narratore, ma proviene dall'inglese "handshake": da questo "stringersi la mano". Il rituale di resistenza e di sconvolgimento del reale nasce durante le file di attesa degli uffici di amministrazione francese.
Spicca notevolmente il trio femminile danzato su un tappeto musicale creato ad speciem: suoni vocalici e polifonici tradotti in movimento, dove i gesti non si tramutano mai in signiche didascaliche o troppo commentate.
L'analisi drammturgica rivolge la propria attenzione sugli effetti concreti che i diversi rituali possano suscitare nel substrato sociale: lo sguardo di Denis Plassard è acuto e fa emergere in modo spontaneo i possibili sviluppi di movenze ricche di dettagli. Gli schemi coreografici si appropiano dello spazio in modo totale e i ritardi ritmici degli ensemble si leggono come canoni ben orchestrati.
Non manca il rituale della tarantella con tanto di saracasmo francese e descrizione del ballo folkloristico. Potrebbe sembrare una festa di paese o una sagra eppure siamo in un teatro e il pubblico è in preda al dio capro: ride e si diverte, riflette e si pone delle domande.
Di sicuro il lavoro di Denis Plassard riesce a comunicare senza mezzi termini le sfumature policrome dei rituali sociali, riuscendo a coinvolgere gli osservatori che per un'ora e mezza non distolgono mai l'attenzione. Sono però molti i punti di contatto che avvicinano il lavoro del coreografo francese alla cifra stilistica del coreografo belga Wim Vandekeybus: scarpe da ginnastica, lavoro fisico di partnering, teatralità e giochi di ruolo.
L'indagine tuttavia indaga più profondamente i comportamenti corporali, consentendo un'evasione legittima rispetto al luogo e al tempo.
Il carattere universale dei rituali permette al pubblico di accedere all'analisi proposta, fornendo le chiavi di lettura utili per individuare il messaggio sociale ed il suo impiego.

 

 

 

 

 

 

Rites
coreografia Denis Plassard
con Xavier Gresse, Jim Krummenacker, Annette Labry, Géraldine Mainguet, Denis Plassard, Laureline Richard, Emilie Yana
ripetitrice Manoëlle Vienne
direzione musicale Norbert Pignol
musicisti Quentin Allemand, Fabienne Déroche, Jean-Paul Hervé, Norbert Pignol, Christophe Sacchettini, Raphaël Vuillard
costumi Julie Lascoumes, Béatrice Vermande
disegno luci Dominique Ryo
regia del suono Eric Dutriévoz
durata 1h 30'
Lione (Francia), Le Toboggan – Théâtre Arts Vivants, 16 gennaio 2015
in scena 16 gennaio 2015 (data unica)

 

 

 

 

 

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