"È vero che non bisogna confondere la critica con la maldicenza o il gioco al massacro; ma altrettanto vero e forse ancor più dannoso è confonderla con la complicità e la propaganda"

Giovanni Raboni

Sara Scamardella

Silenzio, si parla

Sono stata zitta per una settimana prima di cominciare oggi il mio racconto di Mutu. Non che non avessi nulla da dire a riguardo, anzi. Diciamo che una serie di eventi capitati in questa settimana mi hanno tenuta lontana da penne, fogli e tastiera, finché il mio “boss” mi ha incalzata che basta star zitta, è giunta l’ora di dire qualcosa su questo spettacolo. Non ho la scrittura forte di Rapè, non sembra che le parole sul mio foglio urlino come le sue ma cercherò di raccontare fedelmente le sensazioni provocate dalla messinscena. E adesso zitti, si parla.

Caffè sospeso

Trovare parcheggio quando si va al Théâtre de Poche è difficile quando non si conosce bene la zona e in quali vicoletti intrufolarsi. Per essere puntuali bisogna anticiparsi un po’. Non tutti gli spettatori prenotati per Il Sogno lo fanno e lo spettacolo comincia con un’ora di ritardo. Quando finalmente lasciamo il foyer per prendere posto in sala, il gruppo è numeroso, più di quaranta persone. In molti si conoscono e vogliono sedersi l’uno accanto all’altro per godersi insieme lo spettacolo. Io non ho un posto riservato, così finisco in fondo al tunnel, alla penultima fila.

Sotto la meravigliosa buccia dell'arancia

Alex, il protagonista di Arancia meccanica, non è soltanto il protagonista di un romanzo diventato film e opera teatrale messa in scena al Teatro Bellini. Alex è un’icona, è il simbolo di una gioventù ribelle che vuole rompere gli schemi con la violenza e si ritrova intrappolato in un sistema più violento che opera la sua vendetta, tuttavia senza riuscire ad abbatterlo. La sua faccia, che è poi la faccia di Malcolm McDowell, l’attore che l’ha interpretato nel film diretto da Kubrick, è nei disegni per strada, sulle magliette, sui ciondoli da tenere al collo. Addirittura un marchio di abbigliamento maschile ha tratto il suo nome dal romanzo e ha sull’etichetta la faccia di Alex.

Aids, amore e malattia

All’inizio tutto è facile, i ragazzi ridono e si rincorrono giocando a nascondersi i vestiti. Giovanni e Rosaria sono cugini ma quasi gemelli, legati l’uno all’altro fino ad essere dipendenti l’uno dall’altro. Entrambi senza un padre vivono insieme con le loro mamme. Se Rosaria la notte non rientra a casa, Giovanni non dorme; se in paese prendono in giro Giovanni, Rosaria ne soffre. Abitano nell’entroterra siciliano i due cugini, tra pregiudizi e chiusure mentali. Rosaria cresce prosperosa e i ragazzi del paese le lanciano i sassolini alla finestra per vederla. A Giovanni piacciono i ragazzi e sorride, sorride sempre. Entrambi amano il ballo, ed è in una scuola di ballo che Giovanni conosce il maestro Giuseppe. Ha una terribile storia alle spalle, anche lui è cresciuto senza padre, ha subito violenze, è sposato con una donna ma solo per nascondere la sua  omosessualità. Giovanni se ne innamora perdutamente.

Il mesto cabaret della quotidianità

Ieri come oggi e così sarà domani. Alcune cose si ripetono ogni giorno, sempre uguali, fino al momento dello strappo. All’improvviso qualcosa di inconsueto. Così al Teatro di Sotto, sebbene sia ora di cena, non ci saremmo aspettati che ci sarebbe stato da mangiare e che a servircelo sarebbero stati gli attori.

Dio sopporta i credenti ma preferisce gli atei

Ho portato Andrea a vedere con me lo spettacolo di Moni Ovadia, grande attore, regista, drammaturgo di origine ebraica. Questo grande attore è venuto a Napoli con uno spettacolo che porta in giro da venticinque anni e sempre con grande successo. Andrea ne aveva parlato con un suo amico, al quale piace molto la musica Klezmer, nello spogliatoio dopo l’allenamento di Aikido ed era molto ansioso di vederlo. Lo spettacolo, infatti, ha la struttura del cabaret e si compone di sketch e parti musicali di tradizione Yiddish, detta appunto Klezmer, che è la musica per archi e clarinetto suonata dagli ebrei est europei fin dal XVI secolo.

A piedi nudi in cima al mondo

Ci sono storie che vanno raccontate e devono essere ascoltate perché parlano di uomini straordinari, capaci di superare i propri limiti. Gli eroi di queste storie affrontano battaglie che non uccidono né distruggono, semplicemente conquistano il mondo. Per ascoltare quella che vuole raccontarci Enzo Musicò, ci raduniamo in un posto che sembra stare un po’ più in là, oltre il mondo, ma che invece è vicino a Scampia e si chiama Teatro Area Nord.

Un ballo molto speciale

Da ogni parte della città arrivano, scortati in automobile o protetti con un ombrello mentre attraversano la strada a piedi, principesse e principi, contesse e conti, dame di ogni parte del mondo ma anche fate e supereroi dei fumetti o dei videogiochi. Non c’è dubbio che si tratti di un evento importante se riesce richiamare la presenza di così alte personalità. Si tratta, infatti, di un gran ballo organizzato da Sua Maestà la Regina Maria Carolina e dal Re Ferdinando di Borbone a Palazzo Reale.

Brontolano per più di due ore e ci piace!

New York è nascosta dalle tapparelle vecchie e rotte di una camera d’albergo. La carta da parati è stata sporcata dal tempo come i pannelli di legno sulle pareti, le porte e lo specchio. Gli anni che senza sosta si susseguono non hanno risparmiato nulla. Protette dal vetro e dalle cornici, vecchie foto in bianco e nero e manifesti pubblicitari tengono in vita i ricordi dell’età dell’oro del vaudeville americano. Dalla tv sistemata sul divano vengono fuori le voci dei presentatori, la musica jazz, invece, è nell’aria. Poi una poltrona verde con le frange, uguale al divano, un letto con le testare di legno alte, un comodino con la lampada, uno stendino. Sul fondo la porta aperta sulla stanza da bagno col lavandino viola.

Tradizione e nostalgia

Retropalco in vista, quinte spostate, palcoscenico spoglio. Quando c’era lui … caro lei è teatro nel teatro. Assistiamo alle prove di una compagnia di attori, intenta nella costruzione dello spettacolo.
Siamo negli anni ‘20. Saverio, autore e regista, propone ad un produttore il suo testo ricevendo il finanziamento richiesto. In cambio dovrà accontentarsi degli attori proposti dal finanziatore, tra cui l’amante di un ufficiale fascista, un attore del cinema muto con problemi di droga e un difetto di pronuncia, una vecchia grande attrice ormai alcolista, il figlio poco sveglio di un ex attore e la figlia timida e bruttina di una locandiera. Al fianco del regista, come aiuto tecnico, il tuttofare don Gennaro e la moglie muta di lui.

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