"È vero che non bisogna confondere la critica con la maldicenza o il gioco al massacro; ma altrettanto vero e forse ancor più dannoso è confonderla con la complicità e la propaganda"

Giovanni Raboni

Sara Scamardella

Mio nonno si addormenta spesso con la testa sul tavolo

Dopo aver assistito ad Anelante di Flavia Mastrella e Antonio Rezza, guardo in modo diverso alla mia azione di scrivere. Soprattutto di scrivere una recensione sul lavoro di Mastrella e Rezza. Sì, sì! Rinuncio al mio diritto di pretendere il silenzio di chi mi legge. Rinuncio a questa arroganza. Non voglio essere l’unica a parlare, potete farlo anche voi, anche adesso, mentre leggete la parola “adesso”.

Teatri di dolci guerre

Accadono, a teatro, incidenti non previsti. Succede perché per quanto ogni cosa possa essere calcolata e ogni movimento studiato, c’è sempre quella possibilità che uno o più elementi sfuggano al controllo umano. Così può capitare che un ferro da calza, destinato a rimanere sul pavimento fino alla fine della rappresentazione, spicchi il volo lanciato dalle mani di un’attrice che solleva per aria fogli di carta velina. Il ferro decolla e poi, raggiunto il punto massimo di altezza, comincia a precipitare con la punta rivolta verso il basso e ruotando su stesso veloce e brillante tra le luci di scena. Come un aereo colpito in volo durante uno scontro di guerra. Il ferro finisce proprio davanti ai miei piedi.

Peccati di questi tempi

Il suono di un antico vibrafono scandisce il tempo come i rintocchi di un orologio. Antico come le parole antiche di John Ford, il vibrafono riempie l’aria quando le parole tacciono. Laura Angiulli porta in scena, a Galleria Toledo, il peccato. Ma cos’è il peccato, l’abominio, in questi tempi che sono antichi e moderni nello stesso momento?

Un kolossal teatrale (solo in video)

L’arena di Senise, in Basilicata, è affascinante. Duemilacinquecento posti sugli spalti abbracciano lo spazio scenico di pietra bianca e acqua scura. Due grandi statue di guerrieri con un ginocchio poggiato sul terreno una di fronte all’altra segnano le estremità destra e sinistra di quello che sarà il palco. In alto la volta celeste piena di stelle, in lontananza gli alberi, la valle e le montagne. Dell’arena la sensazione di stare per assistere ad un evento in cui il corpo ha bisogno di uno spazio esteso per potersi mostrare nelle sue imprese, per compiere prodigi. Un evento sportivo, dei giochi oppure il teatro. Il teatro sa essere esibizione grandiosa di corpi. Siamo qui per farci catturare, per seguire e conoscere le vicende di Alexios l’Ecista, uno dei fondatori della Magna Grecia.

La rana ha sempre ragione

Come raccontare qualcosa che mi è sembrato meraviglioso e poter restituire a chi legge quella meraviglia?

La poesia del circo, rimasta senza parole

La Morte − la Morte di cui ti parlo − non è
quella che seguirà la tua caduta, ma quella
che precede la tua apparizione sul filo. È
prima di scalarlo che tu muori. Colui che
danzerà sarà morto − deciso a tutte le
bellezze, capace di tutte.
(Jean Genet)
 
 
 

Il pubblico è tutto sui palchetti. La platea è sgombra, non ci sono poltrone. Al loro posto il tondo di un circo a strisce rosse e blu. Due passerelle curve fanno da cornice a metà della circonferenza. Sul palcoscenico il proiettore ci offre le immagini in bianco e nero del circo: acrobati, animali, persone fuori dal comune.

"Questa è la sua casa"

Racconterò, senza svelare troppo, quello che mi è accaduto partecipando a Il vecchio fango, spettacolo del Teatro dei Sensi Rosa Pristina che trae ispirazione da Pasolini e Chagall. Parlerò per me soltanto perché Il vecchio fango è un labirinto sensoriale per un viaggiatore alla volta e quello che ho vissuto in quei quarantacinque minuti è accaduto unicamente a me. C’entra il mio modo di essere e la mia immaginazione, il mio stato d’animo. Ed è proprio ciò che mi hanno chiesto all’ingresso prima di partire: “Come ti senti?” e io ho risposto: “Emozionata”.

Siria al confine

Esiste tra l’essere e il non essere uno stadio intermedio in cui il corpo riposa ma lo spirito è forse agitato e irrequieto, attento a quello che accade e presente: il coma. Se il coma si intende come estrema battaglia, resistenza alla morte, allora esso non può essere riferito soltanto all’essere umano. Omar Abusaada parla di coma per raccontare della sua Siria. Il palco del Teatro Bellini, che ospita lo spettacolo Mentre aspettavo trattiene lo spirito inquieto di una nazione che non vuole morire e resiste ai bombardamenti e ai massacri di una guerra civile definita dai personaggi stessi “assurda”.

La fame

Una volta, una vigilia di Natale, mia nonna era molto arrabbiata con tutta la famiglia e non volle toccare cibo. Rifiutava qualsiasi cosa venisse portata in tavola per la cena. Io per sbaglio avevo lasciato la videocamera accesa su un ripiano. L’avevamo usata per filmarci festosi, anche se la nonna aveva il muso. Più tardi, riguardando il filmato registrato vidi che in un momento in cui era rimasta da sola nella sala da pranzo, la nonna aveva mangiato il panettone. Questo perché la rabbia non sazia, anzi, mette appetito ma anche perché certe tradizioni, come il panettone o lo spumante la vigilia di Natale restituiscono un senso di famiglia, anche quando si è litigato, nella notte della famiglia più importante della storia.

C'è da andare al manicomio

Gli O.P.G. chiusi lo sono sempre stati. Grossi muri e reti di recinzione proteggevano la “gente normale” dai “matti”. Spesso, l’unica follia dei rinchiusi era quella di essersi trovati soli al modo. La solitudine era una colpa nei confronti di una società che avrebbe dovuto badare a una persona abbandonata, randagia, magari un minore, magai una donna. Questa e altre piccole o grandi colpe, come aver tentato di rubare un pacchetto di sigarette o essere omosessuale, tenevano le persone rinchiuse in celle piccolissime a scontare pene terribili.

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