"È vero che non bisogna confondere la critica con la maldicenza o il gioco al massacro; ma altrettanto vero e forse ancor più dannoso è confonderla con la complicità e la propaganda"

Giovanni Raboni

Sara Scamardella

Il doppio incanto della foresta

Siamo esseri umani cittadini. Siamo abituati a vedere gli alberi in un piccolo quadrato di terreno, intrappolati nel cemento di un marciapiede, così quando Le Nuvole ci invita a visitare la foresta di Cuma non possiamo che sgranare gli occhi, allargare le narici e catturare immagini, odori e sensazioni di quella passeggiata in un bosco in riva al mare. Accarezziamo le piante oleose e profumate, stiamo attenti alla pianta stracciabraghe e alle sue spine, tocchiamo le foglie spesse o pelose di altre, ammiriamo l’eucalipto, il pino e tutti gli alberi rimasti bassi per difendersi dalla salsedine. La guida ci spiega tante cose e non c’è differenza tra noi e i bambini. Ascoltiamo con attenzione e tutto ci incuriosisce.

"Sono così giovani! Che possono fare?"

Esiste un luogo, sospeso tra la terra e il cielo, in cui vanno coloro ai quali è stata spezzata con violenza la vita. È un luogo attaccato con un filo alla mente di chi resta sulla terra. Esiste perché si nutre delle nostre riflessioni, delle nostre emozioni nell’apprendere certe notizie, della nostra immaginazione, di tutto ciò che conosciamo delle persone uccise.

Cosa direbbe un bimbo sperduto?

Direi che eravamo proprio in tanti. Bambini che correvano ovunque all’ingresso dell’orto, che giocavano con l’acqua o col terreno. In programma lo spettacolo Con le ali di Peter. Ci ho pensato tanto alle ali di Peter e ho concluso che non le ha ma è come se le avesse avute. Peter correva dappertutto, saltava, faceva le capriole, saliva sugli alberi e si dondolava aggrappandosi ai rami. A che gli sarebbe servito avere anche le ali?

Basta ricordare

Applaudiamo ancora sorpresi dal finale. Gli attori sono così vicini, proprio ad un passo. Manlio Santanelli, che ha scritto la pièce, guadagna il centro della stanza mentre i protagonisti vanno a rinfrescarsi. Noi gli sediamo tutti di fronte, chi su un divano, chi su una sedia da cucina, chi su una pieghevole. Con l’umiltà di un maestro ci ringrazia e ci fa partecipi del suo mondo. Ci spiega che per scrivere una storia si parte sempre da un dato, nel caso di Disturbi di memoria, la piéce appena terminata, si tratta della rimpatriata tra amici del liceo.

Senza dubbio è una storia d'amore

“Hai avuto il volantino?”. Appena arrivati alla porta del Sancarluccio ci viene consegnato un foglio. Ci spiega che a Napoli c’è un unico luogo dedicato alla memoria di Maddalena Cerasuolo, detta Lenuccia. È il ponte che unisce Materdei a Capodimonte, prima chiamato semplicemente ponte della Sanità e dal 2011 con il nome della partigiana del Sud. Quel ponte è il palcoscenico sul quale, nel 1943, Lenuccia ha combattuto accanto al proprio padre e agli uomini e alle donne del quartiere per difendere Napoli dall’invasione tedesca durante quelle che sono ricordate come la quattro giornate di Napoli. Il palcoscenico del Sancarluccio, oggi restituisce voce a Maddalena.

Ogni bimbo è come Alice

Roberta ha voluto indossare le sue scarpe più belle per lo spettacolo. Ha cinque anni e appena ha messo piede, per la prima volta in vita sua, all’Orto Botanico ha esclamato: “Sembra un posto incantato!”. Lo era davvero. Il sole caldo di sabato mattina faceva brillare tutto, le foglie sui rami, l’acqua che saltellava allegramente dalla fontanina, i fiori nel prato e i capelli di tutti i bambini. Erano davvero in tanti, tutti impazienti di vedere Alice e di entrare con lei nel paese delle meraviglie.

Enigmatici amori nel deserto

Kan Ya Ma Kan è un rompicapo. Matita e gomma per cancellare, provo a risolverlo. Alcune cose sono chiare: è uno spettacolo ispirato alle fiabe palestinesi e a quelle arabe. Racconta di un principe e di una principessa nel deserto, ognuno impegnato nel proprio viaggio. Il principe e la principessa incontrano il Ghoul, mostro oscuro e maligno. Cosa sia successo alla principessa e al principe mi è tuttora sconosciuto.

Evoluzione ed evoluzioni di un clown

La città è un’isola del tesoro. Sepolti sotto i piani dei palazzi, dietro una scalinata esterna o all’incrocio di due vie, ci sono inestimabili ricchezze. Sono i luoghi senza tempo del teatro, posti dove si scatenano incantesimi capaci di trasformare le persone, mondi capaci di farti dimenticare il mondo dal quale sei venuto. Di tanto in tanto capita di fare una scoperta, di trovare dietro un cancello o accanto ad un negozio di animali uno di questi luoghi del tesoro.

Tragedie della nostra umanità

And if only fools are kind, Alfie, then I guess it's wise to be cruel.
La scena è già doppia, come riflessa allo specchio. Due sedie due attaccapanni, due bicchieri identici. Il tavolino è un cubo nero messo proprio al centro, a separare le due scene uguali. Da una parte c’è un uomo, dall’altra una donna. Indossano biancheria intima e si guardano allo specchio. Lo specchio siamo noi pubblico, è ognuno dei nostri occhi. Identici. Uno per l’uno l’altro per l’altra. E le nostre orecchie prestano ascolto alle confessioni di quei due esseri umani che partono già nudi. Sono orecchie di ascoltatori disinteressati e orecchie di giudici. Sono orecchie che ricordano una canzone della quale non conosciamo bene le parole.

Real Orto fatato: oggi la scienza non esiste!

Purtroppo ci sono persone che non credono all’esistenza delle fate e degli spiriti del bosco. Essi sostengono che la vita di queste creature magiche, fatte di linfa e rugiada, sia soltanto un’invenzione dei poeti e che solo chi è nuovo a questo mondo, come i bambini, può credere ad una tale menzogna. Questi uomini appartengono al regno della ragione e credono soltanto a ciò che la scienza può dimostrare. Le cose devono vederle almeno al microscopio! Il guaio, per loro, è che più grosso si fa il cervello, di dati, prove e controprove e più piccola diventa l’immaginazione. Quella dei bambini e dei poeti, che vedono, anche senza microscopio, ciò che è invisibile ad occhio di scienziato.

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