"È vero che non bisogna confondere la critica con la maldicenza o il gioco al massacro; ma altrettanto vero e forse ancor più dannoso è confonderla con la complicità e la propaganda"

Giovanni Raboni

Sara Scamardella

Da un corpo all'altro

Può succedere, dopo uno spettacolo, di lasciare la sala portando via nella testa un’immagine, una riflessione, una battuta pronunciata. Qualcosa di fatto, detto e per questo destinato a morire nell’evento effimero del teatro continua, invece, a vivere nel nostro corpo, tra i pensieri e i nervi.
“Nessuno vi farà del male” dice un padre ai propri figli prima di morire, lasciandoli soli al mondo. Non vuole che si separino ma che restino insieme ad affrontare la vita. Così accade nello spettacolo di Mario Gelardi e Fabio Rocco Oliva messo in scena al Teatro Sanità. La vita è davanti ai nostri occhi, dall’infanzia alla maturità di due fratelli e una sorella.

L'amore estremo di una madre

Quando l’amore è… donna. Così è presentato lo spettacolo Amori criminali con Tina Femiano nella rassegna del Teatro Il Primo. Si tratta di cinque monologhi. Il primo coincide con l’ultimo riportandoci al punto di partenza che è una specie di sogno, la fiaba magica di Santina che si innamora del re dei topi. Le altre donne sono tutte più reali.

Un'ora da fiaba

La casa è piccola e sbilenca ma è una scatola magica. Si apre e dentro tutto è bello, bianco, luminoso. I genitori cantano e i bambini mangiano un dolce gigante. La vita è una festa ma… non è questa la storia. Bisogna ricominciare.
La casa è piccola e sbilenca ma è una scatola magica. Si apre e dentro è tutto cupo, povero, spento. I genitori gridano e i bambini sono affamati. È questa la storia giusta, di Hansel e di Gretel, della mamma cattiva e del debole papà, della strega e del corvo nero. Che creatura fantastica il signor corvo, pronto a cancellare ogni ansia con una risata! Grazie a lui niente fa troppa paura.

Un accenno a Shakespeare e tanti cliché nella Scampia del Riccardo III

A Napoli è difficile vivere. Napoli è piena di ratti. I napoletani non sanno fare la raccolta differenziata. A Napoli, su ai quartieri spagnoli, alla Sanità, a Scampia è pieno di camorristi. Questo è più o meno l’elenco dei cliché che hanno sostituito quelli più antichi che volevano i napoletani come un popolo di cantanti e suonatori di mandolino che mangiano pizza e prendono tutto alla leggera.

E se Romeo amasse Ofelia?

È bello essere sorpresi, colti alla sprovvista. Sedersi nel foyer del Te.Co. e considerare che l’idea di spargere di fogli scritti il pavimento, per quanto possa creare un’atmosfera da laboratorio, da luogo in cui si crea, in realtà fa apparire il teatro troppo disordinato. Scoprire, invece, che siamo già in un luogo dello spettacolo, che è è stato Puck, folletto venuto fuori da un sogno di una notte di mezza estate, a pasticciare e spargere i fogli al vento. In mezzo a noi spettatori, li raccoglie uno ad uno per rimetterli insieme. Ci fa spostare, ci fa alzare da dove siamo seduti, ci sbuffa in faccia ma il guaio è fatto. Le pagine delle opere di Shakespeare si sono mischiate, le tragedie e le commedie sono confuse, i personaggi mescolati gli uni agli altri.

Costruire sogni dalle macerie

Se adesso, al posto di comporre parole battendo una ad una le lettere sulla mia tastiera, prendessi quella vecchia dal cassetto e staccassi tutti i tasti per comporre una collana, se la illuminassi con i led e me la legassi al collo con il cavo, verrebbe fuori una bella recensione per Giardini di Plastica, lo spettacolo andato in scena al Teatro Galilei a Città della Scienza. Lo spettacolo del riuso, tanto che a presentarlo è intervenuto il presidente dell’ASIA, che poi è lo spettacolo della creatività. “Guardate cosa si riesce a fare con i materiali che vengono gettati via!” sembra volerci dire e ogni persona seduta in sala, davanti ad ogni creazione, non può che rimanere sbalordita e in quell’incanto lasciarsi trasportare.
Mai la plastica fu più bella. A testimoniarlo bambini e adulti.

L’ospite inatteso si vede ma non si sente

Amo molto Agatha Christie e i film tratti dai suoi romanzi. Per scrivere questa recensione ad uno spettacolo basato sulla piéce teatrale della scrittrice intitolata L’ospite inatteso, mi servirò di un altro tipo di film, uno di Tim Burton.
Quando Ed Wood legge sul giornale una recensione che stronca la sua rappresentazione ma elogia la qualità dei costumi trovandoli decisamente realistici, non si abbatte ma con un grosso sorriso si presenta ad un produttore dicendo di essere l’autore di una piéce di Broadway encomiata per il suo realismo.

"T'ho fatto male"

Siamo in tanti ad Officina Teatro. La sala è così piena che qualcuno è rimasto in piedi. Ci guardiamo l’un l’altro mentre applaudiamo al termine dello spettacolo. Qualcuno ha le lacrime agli occhi e ce le ho anch’io perché mi sono ritrovata a pensare a cose alle quali non avevo mai pensato prima. Vedo tutto in modo diverso ed è merito dello spettacolo e del libro che Massimo Verga ha scritto per raccontare la sua storia di papà di un bambino disabile.

L'amore sbagliato

Lei entra in scena con una vestaglia bianca e le ciabattine rosse. Si muove delicata su una musica dolce come quella di un carillon. Sembra la bambolina che danza nella scatola con lo specchietto sotto il coperchio, solo che lei non fa delle pirouettes, piega i panni e lo specchio che ha alle spalle è deforme. Sul palco con lei una sedia e un attaccapanni, il cosiddetto uomo morto.

In casa e nell'anima di Stephanie

Per prendere posto al Théâtre de Poche dobbiamo attraversare il palco. Questo ci permette di entrare fisicamente in casa di Stephanie. Passiamo accanto al tavolo con due sedie, accanto al divanetto per due, al tavolino col telefono. Siamo pochi in sala. Siamo invitati privilegiati in casa della maestra che fa ritorno dal lavoro dopo aver camminato nella neve. Il luogo è accogliente, sia per la sala con il piccolo palco, sia per l’allegria di Stephanie che parla a noi più di quanto faccia al marito Sheldon. Ci rendiamo conto col passar del tempo, infatti, che Sheldon non c’è. C’è Stephanie e ci siamo noi a guardarla e ascoltarla. Squarciata la parete del corpo, c’è un’altra casa. È quella dei pensieri di lei, la sede della sua anima. Questa casa è la meno accogliente per noi. Essa è continuamente scossa dalle sensazioni provocate dagli eventi, ruota nel turbinio dei ricordi come se fosse stata portata via da un ciclone. Nonostante questo, è una casa che si mostra ai nostri occhi senza veli ma su di un telo rosso. L’inchiostro compone e scompone i pensieri, ricrea quei fantasmi del passato che ritornano vivi e feriscono.

Pagina 7 di 11

Sostieni


Facebook