"È vero che non bisogna confondere la critica con la maldicenza o il gioco al massacro; ma altrettanto vero e forse ancor più dannoso è confonderla con la complicità e la propaganda"

Giovanni Raboni

Sara Scamardella

Quattro "M" e nessuna donna

Castel Sant’Elmo sembra volerci ingoiare con le sue enormi bocche. Ci sovrasta, alto fino al cielo nero e ci fa sentire sopraffatti come capita stando di fronte ad una grande montagna. La natura crea cose straordinarie, a volte lo fanno gli esseri umani. Capita poi che le creature straordinarie siano gli esseri umani stessi, qualche volta lo sono fin dal concepimento, in altri casi lo diventano grazie al loro lavoro o a quello di altri esseri umani. Butterfly Suite è una performance dedicata a due creature straordinarie: Marilyn Monroe e Mia Martini.

Ma quanti siamo?

Non ho fatto tanto caso a quante persone siano presenti nella bella sala del Palazzo de' Liguoro, dove è andato in scena Ultimo primo giorno di re Ferdinando VIII e la fragilità della luna di cartapesta. Se pure li contassi uno ad uno, il mio numero risulterebbe una bugia. In ognuno dei corpi presenti c’è una folla che guarda. Sono sistemati, composti e controllati, in ogni persona poggiata su una sedia. Osservano gli attori in scena. Sono due ma ho appena detto una bugia e i personaggi non sono in grado di contarli. Gli attori sono gli unici uomini che possono pubblicamente credersi qualcun altro e non risultare pazzi. Cristian Izzo, allora, fa Ivan, che a sua volta fa il re di Spagna Ferdinando “… e che re!”. Ma Ivan è in un manicomio a quanto sembra.

Siamo quello che lavoriamo

C’è un gran movimento sul palco del Théâtre de Poche. È un movimento di corpi, che sono quattro ma che nello spazio ristretto della scena creano scompiglio. È movimento di pensieri vorticosi che si accavallano e ognuno toglie spazio all’altro. Tanto che il palcoscenico sembra un cervello. È tutto molto raccolto, chiuso accogliente, come si potrebbe immaginare lo spazio in cui i pensieri si muovono nella scatola cranica.

Secondo grado di giudizio

L’ancella, abituata a mantenere le bestie, tiene con tutta la sua forza il possente uomo sdraiato sul suo giaciglio e ormai ubriaco. Giuditta, la padrona, gli taglia la testa stando attenta a non sporcarsi col sangue il bel vestito. Così Artemisia Gentileschi ritrae la storia di Giuditta e Oloferne. Due donne per uccidere un uomo. All’interno della rassegna dedicata alle donne dal Nuovo Teatro Sancarluccio, Artemisia Gentileschi è sotto processo, nello spettacolo di Mirko Di Martino.

Michele Sinisi suona il "Riccardo III"

Mentre in televisione c’è la serata finale del Festival di Sanremo in cui una numerosa orchestra suona la canzone italiana, allo Start, piccolo teatro di Napoli, c’e Michele Sinisi che da solo suona il prologo del Riccardo III in inglese, davanti ad un pubblico poco numeroso ma attento e divertito.
Le parole, una volta pronunciate, sono suono. Se esse appartengono alla lingua inglese, è facile riconoscere loro una certa ritmicità. Dipende dalle consonanti che bloccano e sembrano battere l’aria proprio come fanno le percussioni. E proprio come se suonasse uno strumento a percussioni, Michele Sinisi usa le parole per creare un ritmo.

Buono, fino a morirne

Avvicinatevi. Prendete un biglietto. Non vi spaventi il freddo o il maltempo. Chiudete i cappotti, scendete giù in sala, tra le poltrone blu, fino al palco e lasciatevi riscaldare dallo spettacolo. “Perché noi questo teatro lo vogliamo!”, come grida una signora della prima fila agli attori. “Ripeta, la prego” le risponde uno degli attori chiedendo una replica alla spettatrice. “Vogliamo questo teatro, vogliamo il teatro”.
Finalmente ha riaperto il TAN, il teatro messo in un angolo dalle istituzioni, valorizzato dai cittadini e poi fatto chiudere dalla burocrazia. Ha riaperto con le sue forze, finalmente agibile ma dall’aspetto ancora precario, come se fosse appena guarito da una malattia. Ce l’ha fatta grazie a tutti quelli che lo amano e che questo teatro lo vogliono.

Fino all'ultimo

La vita è una ferita, ce lo dice Antonio Barracano seduto a testa bassa al centro della scena. È in abito scuro, ci dice che è morto. Alle sue spalle tutti gli altri personaggi, fermi, immobili. Sono sistemati a semicerchio come se lo avvolgessero, sono tutti attorno a lui. Attendono che Don Antonio dia il via e permetta a ognuno di giocare il proprio ruolo, perché nessuna iniziativa può essere presa, nella ferita che è la vita, prima che Don Antonio abbia dato il suo consenso. Solo dopo, lo spettacolo può cominciare.

Un uomo qualunque

La vita è una tela nera da illuminare con le esperienze. Ogni individuo è un’ombra che deve venir fuori dal buio e prendere colore. Con una lunga tela nera aperta sul pavimento della Sala degli Arazzi del Museo di Capodimonte, Fabio Cocifoglia riaccende la vita di Michelangelo Merisi da Caravaggio.

Le banane non sono mai troppe

Nel foyer proiettano la pubblicità delle banane, quelle col bollino blu e la signorina con il cappello alla Carmen Miranda carico di frutta. La proiezione avviene su una cassetta per la frutta con sopra un casco di banane. In mezzo alla sala, mentre chiacchiera con gli amici, un ragazzo sta mangiando una banana. Ci raggruppiamo, spegniamo i cellulari perché tra poco in sala andrà in scena Banane di Francesco Lagi. Il titolo provoca già un sorriso e tutta l’atmosfera rilassata dell’ingresso lascia intendere che si tratterà di una commedia. All’uscita, seppure divertiti, non ne siamo più tanto sicuri.

Com'è grande il mondo!

L’autunno è arrivato all’Orto Botanico portandosi dietro tutti i suoi colori. I bambini li conoscono a memoria e li ripetono come a scuola: marrone, giallo, arancione, rosso. Per lo spettacolo itinerante che sta per cominciare, i consigli sono pochi e facili da seguire. Oltre a prestare attenzione agli attori e seguire la storia sarà bene guardarsi attorno. Bisognerà permettere alla natura, con i propri colori, di entrare negli occhi, sentire le foglie cadute scricchiolare sotto le scarpe e poi “Respira, respira forte che questo è tutto ossigeno!”, dice una nonna alla nipotina.

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