“Potrò mai perdonare al Dio che non esiste di avere rovinato la mia adolescenza seduto su una pila immensa di riviste di donne nude prova della sua inesistenza”.

Claudio Lolli

Sara Scamardella

La città che i bambini vorrebbero

La voce che andrà in scena Il magico pifferaio de I Teatrini conduce all’Orto Botanico molti bambini con parenti al seguito. Prima di entrare ad ognuno è dato un foglietto. In basso c’è il disegno del pifferaio seguito dai topi, in alto una frase da completare: “Nella mia città ideale vorrei …”.  Ho seguito molti spettacoli de I Teatrini all’Orto Botanico e, per la prima volta, oltre a correre, saltellare e raccogliere le foglie cadute in attesa che inizi lo spettacolo, i bambini si sono seduti con gli adulti e hanno compilato insieme il foglio. Di spazio ce n’è abbastanza per scrivere più di un desiderio. Come spiegato all’ingresso, i bambini se li infilano in tasca e si parte.

Storia e Psicanalisi all'uscita da scuola

Nella rassegna teatrale dell’Arcas tutto è allo scoperto. Il palco non ha il sipario e vediamo la panchina verde e il lampione prima che inizi lo spettacolo. Anche le gambe dei due personaggi protagonisti sono scoperte: Sigmund e Karlo, che sembrano avere una gran voglia di lasciare allo scoperto qualcosa in più. Entrambi indossano un impermeabile e si sono ritrovati per caso all’uscita di un istituto femminile. Aspettano le ragazze perché tutti e due provano piacere nell’aprirsi l’impermeabile davanti alla faccia spaventata delle studentesse e…

Sotto il vestito niente

C’è una bella atmosfera al Teatro Arcas, la si percepisce subito, scendendo il primo gradino che porta in sala. Ad attenderci, sdraiato su un triclinio rosso c’è uno strano personaggio. Ha il volto truccato di bianco, con gli occhi e un finto sorriso neri. Indossa un frac e in testa ha un cappellino conico bianco. Allo stesso modo è truccato e vestito il personale del teatro. Entriamo quindi già in un altro mondo, quello dello spettacolo che sta per cominciare.

Quello che cerchiamo, a volte, ce l'abbiamo già dentro di noi

Sarà il profumo degli alberi, il sole che riscalda tutti, la voce allegra degli attori che ci accompagnano o i loro costumi fantasiosi ma partecipare ad uno spettacolo de "I Teatrini" all’Orto Botanico è sempre una gioia. Anche Matteo è allegro questa domenica mattina e non vede l’ora che lo spettacolo abbia inizio. Pagato il biglietto e salutata la mamma, perché a "I Teatrini" i bambini stanno davanti con gli attori e i genitori dietro, si prepara a viaggiare verso la Città di Smeraldo insieme a Dorothy, lo spaventapasseri, l’uomo di latta e il leone codardo.

Parola allo sconfitto

Tra il foyer e la sala teatrale di Officina Teatro c’è una serranda da magazzino. “Buona visione” ci augurano prima di sollevarla e noi entriamo come se entrassimo in un negozio appena aperto, guardandoci intorno in cerca di qualcosa di sorprendente che catturi la nostra immaginazione. La mia l’ha già catturata il titolo dello spettacolo. Luci della città. Chaplin/Cucchi. Stefano Cucchi potrebbe essere uno dei personaggi ai margini dei film di Chaplin, mi convinco, ma perché l’unica interprete dello spettacolo è una donna? Me lo domando più di una volta, provo ad immaginare una simbologia, un racconto della vicenda con occhi femminili, forse con lo sguardo di Ilaria. Non vedo l’ora che cominci e lei è già lì in scena mentre prendiamo posto, ci dà le spalle. Pochi minuti e dimentico che si tratta di una donna.

In casa Prozorov

Giro, giro tondo. Forse la vita che stiamo vivendo è soltanto una prova, il terreno di allenamento per un’altra vita in cui partiremo da tutto quello che abbiamo imparato in questa. È un pensiero che dà le vertigini e fa girare la testa. Lo spettacolo gira e, così come inizia, finisce. Gira la poltrona di Irina spinta da tutte le sorelle. Girano anche quelle. Gira il Teatro Senza Fissa Dimora che arriva a Napoli e ci fa sedere tutti giù sui sedili del Ridotto del Mercadante. Il testo di Anton Čechov ha girato a lungo in centrifuga e come il nome del teatro ne è uscito ridotto: un solo atto, tre sole attrici, che interpretano le tre sorelle del titolo, Irina, Maša e Olga e i fantasmi degli altri personaggi.

In viaggio su una voce

Basta il ritmo della musica, la voce di Leyla e non siamo più dove credevamo di essere. Lo sfondo è un arazzo blu notte con mille pietre d’oro e d’argento. Partono da un lato con una decorazione sottile poi crescono, aumentano di numero e il disegno diventa più spesso, come il disegno che potrebbe fare il suono di una voce che parte da una piccola bocca e si sparge nello spazio. Davanti una struttura alta, sembra lo scheletro di una piramide con in cima il sole e sotto una montagna di sale. Il nord Africa è evocato da un uomo che suona un tamburo e canta e da un’anziana signora che apre la sua piccola bocca e ci regala la sua voce piena di vita trascorsa.

La vita è una partita a scacchi

 

 

Spettatori in Sala dei 500
Non c’è il sipario nella sala dei 500 del Museo Ferroviario di Pietrarsa, dove va in scena Il gioco dei re di Marco Scaccaluga. Il pubblico si accomoda in modo ordinato mentre lo sguardo è attirato da un telo nero che nasconde la scenografia. Sopra c’è disegnata una scacchiera con l’indicazione dell’ultima mossa eseguita dai giocatori, sotto una frase di Goethe: “Quanti dolori, ahimè, potremmo evitare, se solo potessimo ritirare le mosse sbagliate e giocare di nuovo”. Il tempo di leggere, di pensarci su, di porsi domande sulle regole del gioco ed ecco che lo spettacolo comincia.

Disabituati al futuro, siamo come i morti

È stato come assistere al continuo mutamento di un’opera d’arte. Una tela in cui i soggetti, la luce, le ombre, si spostano e cambiano di significato da un istante all’altro. Ogni cosa è studiata alla perfezione, ogni movimento anche piccolo ha una sua ragione d’essere ma sta a noi scoprire il perché della sua esistenza.

Nella trappola di Brook

Peter Brook è a Napoli. Noi siamo i primi ad assistere al suo nuovo spettacolo. Si tratta de Lo spopolatore, la messa in scena dal famoso racconto di Samuel Beckett. Il Napoli Teatro Festival Italia, ci permette anche questo: essere i primi spettatori di uno spettacolo di uno dei maestri del teatro contemporaneo.

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