"È vero che non bisogna confondere la critica con la maldicenza o il gioco al massacro; ma altrettanto vero e forse ancor più dannoso è confonderla con la complicità e la propaganda"

Giovanni Raboni

Sara Scamardella

Il teatro per ragazzi che serve tanto agli adulti

"Il Teatro Pubblico Campano promuove lo spettacolo, vincitore del Premio Scenario Infanzia 2014, pensato per una platea di bambini e adolescenti, e quindi programmato nelle rassegne di teatro scuola in Campania.
Il tema dello spettacolo, sull’identità di genere, ha generato, lungo la tournée italiana, reazioni forti e contrastanti, determinando la scelta, in Campania, di programmarlo in orari non tipicamente scolastici. Per la replica partenopea il Teatro Pubblico Campano ha deciso di programmare lo spettacolo in orario serale per dargli la maggiore visibilità possibile".
Uno spettacolo pensato per  ragazzi va in scena al Teatro Nuovo di sera, davanti ad una platea di adulti e un solo bambino, o almeno è l’unico che io abbia visto in sala e stava seduto proprio davanti a me.

La neve a Cuba

Ci sono bugie buone, che non fanno male. Sono bugie che mascherano la realtà donandole fascino. Una bugia è capace di rendere in un momento tutto molto più bello. L’impossibile diventa possibile e questo affascina. Quando un uomo si siede sulla poltrona di un teatro sa che sarà ingannato. È consapevole che a rivolgersi a lui saranno degli attori che hanno imparato una parte, hanno studiato le mosse. Ciò nonostante si commuove, ride, si identifica e poi con gioia applaude più volte e grida “bravi!”. Nella vita fuori dal teatro quello stesso uomo, invece, pretende che gli venga sempre detta la verità. Chiede la verità ai figli, al partner, agli amici, agli organi di informazione. “Devi dirmi la verità!” grida. In questo modo dalla sua vita tiene lontana la magia e si concentra sul reale. Ma se poi un giorno questa realtà la perdesse di vista?

Medea, così lontana, così vicina

Quella di Medea e Giasone è una casa buia, cupa. È costruita sulla sabbia come a ricordare che i due sposi sono arrivati a Corinto dal mare: lui esiliato ma greco di nascita, lei una straniera, una barbara per la prima volta a contatto con la civiltà. Le case fondate sulla sabbia non hanno basi solide, i granelli grigi sui quali è poggiato il pavimento e sui quali si alzano i muri fanno presagire un crollo. La sabbia morbida ha accolto gli sposi al loro arrivo ma l’interno della loro casa è duro e rigido.

Il miglior modo per riportare in scena un mito

L’Eni ci sta distruggendo il pianeta. Può sembrare bizzarro parlarne nella sezione teatro del Pickwick. Però posso scriverne perché l’ho visto a teatro. Ho visto la grande azienda internazionale, che si pubblicizza parlando di risparmio e rispetto per l’ambiente, avvelenare la terra e l’aria, causando la morte di animali, piante e uomini. Nel regno dell’illusione scenica, non si è voluto celare il nome dell’Eni dietro un nome inventato, fantasioso, che rimandasse a qualcosa ma non dicesse. Il nome dell’azienda italiana che si arricchisce uccidendoci è pronunciato apertamente, è lì anche nel titolo che fa riferimento ad un master organizzato dall’Eni per formare le sue future risorse umane: M.E.D.E.A. Big Oil.

Come va?

La mano di Vladimir Olshansky parla, dice che i muri sono duri e che quando si è in gabbia è difficile trovare una porta che si apra. Anche i piedi di Vladimir Olshansky parlano, di stanze strette, strade da percorrere e lunghe scale da risalire. Parlano il suo collo, la faccia, le spalle, la pancia e raccontano di stati d’animo e di emozioni.

L'abito del sarto

Cappello
Quel che è certo è che siamo negli anni ’60, i favolosi. Gli anni del boom economico, delle canzoni d’amore degli urlatori, dei primi sceneggiati in bianco e nero della Rai. Quello che pure è certo, è che chi ci sta di fronte è Pino Strabioli, quello di Colpo di scena, programma sempre della Rai. Ci sta raccontando del modo di ballare di Rita Pavone, del figlio che Mina ha avuto con Corrado Pani, del matrimonio di Sophia Loren con Carlo Ponti.

Inaspettato amore

Allo spettacolo di Benedetto Sicca − tratto dal romanzo La morte della bellezza di Giuseppe Patroni Griffi − ho vinto ad un gioco. Mentre scrivo ho messo il mio premio sulla scrivania, insieme alla pagina del libro che ci hanno regalato all’ingresso. A me è capitata la 144. È la prima volta che torno da uno spettacolo portando a casa qualcosa di fisico, di un materiale che non sia la carta. Potrei dire di quale materiale il mio premio è fatto ma voglio credere alla storia che ho sentito e tenere il segreto perché mi ci sono affezionata. Intanto torno a ripensare a quello che è successo a teatro e provo a raccontarvelo.

Le luci dei Demoni

La scena è completamente buia mentre gli spettatori si sistemano sui seggiolini e le panche della Sala Assoli. Io scendo, non mi rendo conto di quanto mi stia avvicinando alla scena. Quel buio, in contrasto con la luce che illumina i posti a sedere, crea un vuoto ma anche un muro nero. Così quando tutto è pronto e si spengono anche le luci che ci hanno permesso di entrare, gli unici punti luminosi sono i led rossi che segnalano i gradini.
Tutto comincia da quel buio.

Tell me ti amo e non ridere di me

È la notte della festa di San Giovanni decollato, la notte delle streghe e del solstizio d’estate. La festa è nel foyer del teatro Galleria Toledo da dove parte il suono delle tammurriate. È suono propiziatorio, magico, che si balla contrapponendo il maschio e la femmina. Gli Ars Nova Napoli con i loro strumenti sono sistemati sulle scale che  conducono in galleria, la gente li ascolta e tiene il tempo divertita. La festa è anche in strada, perché la musica non si ferma alla porta ed esce nel vicolo dove le persone fanno la fila per entrare a teatro o sono ferme al bar a bere qualcosa. È una sera di festa e si sente nell’aria.

Riflessi di anime

In uno specchio ci si riflette. Se è uno specchio molto grande è possibile vedere il proprio corpo per intero e anche lo spazio che lo circonda, l’ambiente intorno. Quando i grandi specchi sono tanti, i corpi si moltiplicano, lo spazio si amplifica. Che siano uno o tanti, se cambia la posizione dell’occhio che guarda, cambia l’immagine riflessa. Dal mio punto di vista, nei grandi specchi che erano sulla scena del Teatro Nuovo per l’allestimento di Diario di sé di Luca Cedrola, vedevo i corpi degli attori, gli elementi intorno ma anche il volto nel buio degli spettatori. Così Anaïs e Joaquin Nin, i protagonisti, erano circondati da occhi che li scrutavano fin dentro all’anima.

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