"È vero che non bisogna confondere la critica con la maldicenza o il gioco al massacro; ma altrettanto vero e forse ancor più dannoso è confonderla con la complicità e la propaganda"

Giovanni Raboni

Sara Scamardella

Da palco a palco: Romeo e Giulietta

Mai una storia è stata di tanto dolore quanto questa di Giulietta e del suo amore.
Mimmo: allora che ne pensi dello spettacolo?
Sara: non so già dirlo, non ho ancora smesso di applaudire.
Mimmo: e non sai se ti è piaciuto oppure no?

L'arte è un gioco da ragazzi

Harry Potter e Draco Malfoy si rincorrono attaccandosi a colpi di bacchetta magica. Un ragazzino magro ha messo il suo pallone in una busta e ci gioca a calcio con un compagno grassottello mentre alcune bambine corrono e saltano allegramente. La primavera si sta presentando con la sua solita timidezza, fa capolino per un po’, accende un sole splendente e poi si nasconde dietro nuvole e pioggia.
Il 10 marzo, a mezzogiorno in punto, prima che il sole si rintani, tra le voci dei bambini che continuano a giocare nel verde del bosco, si formano i gruppi. Ci prepariamo tutti ad assistere ad uno spettacolo che è anche una visita guidata nel museo della reggia di Capodimonte. “Si tratta proprio di un palazzo reale, un tempo abitato dal re Carlo III di Borbone” ci annuncia la nostra guida con voce dolce e ci assicura che le scale che saliremo sono proprio quelle che il re in persona ha salito. La testa coronata ci osserva dal muro quando poggiamo i piedi sui gradini e a nessuno salta in mente di mettersi a fare confusione.

I vivi non fanno sempre ridere

C’era una volta un re, signore del regno incantato del teatro, sovrano assoluto del palco, affascinatore di platee. Sotto il suo impero, le storie povere e piccolo borghesi di Napoli sono diventate storie immortali. Al solo pronunciare il suo nome si pensa già a tutto il ridere, di ogni cosa e in qualsiasi maniera. C’era una volta Eduardo De Filippo. Oggi non c’è. Di lui restano le testimonianze televisive con l’eterno ripetersi degli spettacoli, i testi scritti e i ricordi di molti.

Quando il protagonista è il mare

Scendere tra le file delle poltrone verso il grande sipario blu del Teatro Area Nord è già un po’ come inabissarsi nelle profondità marine. Moby Dick deve solo apparire all’orizzonte.

Carne e sangue dei Balcani

Rezna è forte. Sta lì seduta, da sola al centro della scena. Ci mette subito a nostro agio con i suoi modi bucolici, da donna di montagna nata tra le vacche e cresciuta con la pelle dello stesso colore dei vitelli. È forte la sua voce e sono ampi i suoi gesti: non c’è da badar tanto alle buone maniere quando si parla di guerre.
Rezna ha una storia incredibile da raccontare e come se ci avesse tutti presi al lazo ci trascina dentro. Il ritmo dei suoi ricordi è musica, la sentiamo e aiuta Rezna a tenerci più stretti al laccio delle sue parole e dei sui gesti.
Rezna, che vive in una zona di confine, conosce quattro diverse religioni e quattro nomi diversi per chiamare Dio.
Di chi è il sangue che ha sporcato il grembiule di Rezna?

Il teatro in una cassa

Mi hanno detto che il Teatro de Poche è un luogo suggestivo. Mi accorgo subito che è così. Non c’è un sipario che si apre per dare inizio allo spettacolo. Si aprono solo due tende e lo fanno per farci salire sul palco. Per un momento siamo noi lo spettacolo ma soltanto per il tempo che ci serve per cercarci un posto in sala, una sedia per diventare spettatori. Poi le tende si chiudono e allora cominciano gli attori.

Quale spettacolo?

Assistendo a Brother & Sister Art mi sono più volte domandata : “Ma cosa sto guardando?”. Pian piano ho cercato di darmi delle risposte. Brother & Sister Art ripropone alcuni monologhi del repertorio di Benni, però no, non solo monologhi. Nel finale c’è Sherlock Barman a due personaggi. Brother & Sister Art è un adattamento di alcuni divertenti testi teatrali di Benni. No, c’è anche Volano, che tanto divertente non è e il proprietario dell’impresa di fiori è il protagonista di un racconto.

La forza di volontà della commedia

Potrebbe valere per il teatro quello che si dice sulle facoltà del nostro cervello e cioè che non utilizziamo che una piccolissima parte di tutte le sue capacità. Per il teatro però non si tratta di spostare oggetti col pensiero, praticare autoguarigione o prevedere il futuro, cosa che a qualche personaggio potrebbe anche riuscire. Dalla sua nascita e per tutti gli anni che ha ancora da vivere c’è sempre qualcuno che con il teatro sa giocarci, sperimentare, spingere su un elemento piuttosto che sull’altro. C’è chi il teatro sa usarlo a suo piacimento e sceglie quali delle sue capacità vuole utilizzare.

L'evidenza del carcere

Sul programma, Giorni scontati è presentato come una commedia capace di trascinare il pubblico che si divertirà alle battute delle protagoniste le quali vivono situazioni divertenti (ancora una volta), disperate e grottesche. Tra quelli usati, l'unico aggettivo che si addice alla piéce è “disperate”.
Lo spettacolo, preceduto da un dibattito sulla situazione delle carceri in Italia, abbatte la parete della cella di un carcere femminile.

Ridere di gusto, come ai vecchi tempi

Al teatro Area Nord lo spettacolo comincia prima dell’uscita dell’artista sul palco. Dalle prime file una signora ancora col cappotto avverte preoccupata il resto della sala che manca ancora Vittoria. “Forse ieri saranno venuti in pochi perché c’era la partita del Napoli” osserva uno spettatore della quinta fila. “Per me è la prima volta che guardo lo spettacolo da così in alto” commenta un ritardatario.

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