“se ne restò a guardare, che stupido, Dio mio, che stupido”

Nicola Pugliese

Mercoledì, 26 Maggio 2021 00:00

“Cagliostro” di Huidobro: parodia del romanzo gotico

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Il conte Alessandro, meglio conosciuto come Cagliostro, incarcerato dall’Inquisizione a San Leo fino alla morte nel 1795, è uno di quei personaggi in grado di suscitare interesse e speculazioni in qualsiasi epoca. La biografia incerta, il rapporto con l’esoterismo e l’alchimismo del XVIII secolo, hanno suscitato la curiosità di scrittori e lettori sia per il fascino per l’occulto, sia per la costante critica alla modernità positivista. In questo senso, quindi, non poteva mancarne una rappresentazione nella cultura latinoamericana dell’inizio del Novecento.

Dalla fine del secolo precedente, infatti, si assiste a un periodo propizio per la pubblicazione di opere, inquadrabili soprattutto nel genere fantastico, che mettono in discussione le certezze della scienza o del positivismo e che, in alternativa, giocano con la commistione tra scienze “esatte” e occultismo. Nella cultura rioplatense a cavallo tra i due secoli, autori come Eduardo L. Holmberg, Leopoldo Lugones o Horacio Quiroga si cimentano in narrazioni in cui l’elemento scientifico diventa strano, inquietante, weird o eeire (secondo le categorie di Mark Fisher)1 e si trasforma in una potenziale minaccia, sia per l’incolumità dei protagonisti sia per l’umanità.
Dal Messico al Cono Sud dell’America Latina, passando per l’America Centrale, le reti teosofiche e lo spiritismo diventano una realtà importante nel XX secolo con associazioni, riviste e atti pubblici di divulgazione di queste teorie. Il modernismo, nelle figure di Rubén Darío (autore di alcuni racconti fantastici), dell’uruguayano Julio Herrera y Reissig (in particolare Le acque dell’Acheronte, pubblicato in italiano proprio da Arcoiris) o del colombiano José Asunción Silva (per esempio, nelle poesie di Nocturno), si immerge nel lugubre e nell’occulto. Al di là dell’influenza che ha avuto la letteratura di Edgar Allan Poe sulla cultura fin de siècle – non solo latinoamericana – la scelta compiuta da questi scrittori dipende anche dal processo di definizione dell’identità del subcontinente in opposizione al materialismo aggressivo e, per molti intellettuali tra i quali Rubén Darío o José Martí, alla ferocia della nuova potenza egemone: gli Stati Uniti.
Non stupisce quindi che Vicente Huidobro decida di pubblicare, di ritorno in Cile dal suo lungo soggiorno europeo, la sua versione della vita del conte. Sulla scia di questa linea identitaria e alla stregua della fascinazione per la moderna arte cinematografica (un paradosso?) Huidobro scrive un romanzo, Cagliostro, in cui le imprese dell’avventuriero sono una sonora critica alla modernità e ai suoi complotti. Non stupisce nemmeno che Loris Tassi ne proponga la traduzione italiana, soprattutto se teniamo in considerazione gli ultimi titoli della sua collana “Gli eccentrici” di Arcoiris. Dopo due romanzi di Roberto J. Payró, una raccolta di racconti di Ricardo James Freyre e anche L’alienista di Machado de Assis, arrivano due opere in sequenza di Vicente Huidobro. Cagliostro segue la pièce Sulla Luna apparsa sulle pagine di questa rivista due mesi addietro.
Come accennato poco fa, Cagliostro riprende la leggenda di questo mago avventuriero italiano e la inserisce nella cornice del rapporto proficuo tra intellettuali e scrittori e “testo cinematografico”. Va detto che già nel 1920 la figura del conte aveva ispirato il film Der Graf von Cagliostro di Reinhold Schünzel. In linea con le tematiche del cinema espressionista tedesco – il cui esempio più noto è Il gabinetto del Dottor Calligari, sempre del 1920, di Robert Wiene – l’interesse del regista si rivolge al mondo tenebroso di questi oscuri personaggi. Non è questo il caso di Huidobro: il suo interesse si rivolge al mondo del cinema – con una parodia della scrittura cinematografica (non intendiamo con questa espressione la sceneggiatura, bensì la costruzione del punto di vista narrativo basato sulla scena del cinema, sull’inquadratura della macchina da presa) – e propone un romanzo d’avventura. Cagliostro è un mago dai poteri reali, così come sono reali il suo protagonismo, la sua bramosia di imporsi sui suoi nemici e di arrivare a influenzare le alte sfere del potere: ancora più concreta è, inevitabilmente, la caduta. La parabola di Cagliostro, essere immortale in grado di impossessarsi di tutto e di tutti, viene però meno per una questione molto romantica: la sua incapacità di amare.
Al di là del tema morale, presente anche nella pièce di Sulla Luna, Cagliostro è un romanzo avvincente anche per altre ragioni: in primo luogo, per l’ambientazione spettrale e gotica che Huidobro ricrea e, allo stesso tempo, parodia; in secondo luogo, per il ritmo della narrazione, anch’esso legato alla velocità della sequenza cinematografica; in terzo luogo, per la riflessione sulla modernità, sul rapporto tra scienza e progresso e sulla violenza con cui questo processo si è imposto, a partire dalla Rivoluzione Francese, come discorso dell’egemonia occidentale.
La collana “Gli eccentrici” è arrivata, con questo titolo, al quarantasettesimo volume. Ormai occupa un intero scaffale di ciascuna biblioteca personale e, di fatto, ha costruito un filone coerente della cultura letteraria ispano e latinoamericana, con una sua linea critica chiaramente definibile.







Vicente Huidobro

Cagliostro
traduzione di Loris Tassi
Arcoiris, Salerno, 2021



1) Mark Fisher (2018), The Weird and the Eerie. Lo strano e l’inquietante nel mondo contemporaneo, traduzione di Vincenzo Perna, Minimum Fax, Roma, 2016

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