“se ne restò a guardare, che stupido, Dio mio, che stupido”

Nicola Pugliese

Sabato, 19 Giugno 2021 00:00

Positano racconta...

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Quando dico che lavoro a Positano, che ci abito molti mesi all’anno, la prima parola che mi rispondono le persone è “bello”. Positano è bella, qualunque sia il punto che si sceglie per osservarla. Che sia dall’alto della Garitta o che lo sguardo parta dal basso della Spiaggia Grande, che si scelga di guardarla dal lato di Liparlati, gettarle uno sguardo da lontano partendo da Praiano o che la si voglia ammirare dal mare, Positano è sempre bella.

Diversa in tutte le forme che riesce ad assumere ma ogni volta appagante per gli occhi che la cercano. Eppure Positano non è bellezza facile, a portata di mano. Ha un carattere difficile. Ogni punto di vista è una conquista del corpo che percorre ripide scale o strade in salita. Così, per gli osservatori occasionali, tra muscoli doloranti e gambe che tremano per una fatica alla quale non sono abituate, le sue forme sono una consolazione della quale non ci si stanca mai. Chi, invece, la vive ogni giorno nella quotidianità, sa cosa significa avere un territorio come questo, dove poter posare gli occhi e non lamenta le fatiche ricorrenti, anche per compiere semplici faccende. Ogni abitante di Positano è parte della bellezza del posto, perché non c’è umanità uguale lontano da qui.
Questa settimana Positano ha deciso di raccontare. Raccontare il mondo che di solito la attraversa, perchè lei resta ferma al suo posto ed è tutto il mondo che la viene a trovare. L’hanno raggiunta tanti scrittori con le loro parole. Nicola Lagioia e Francesco De Sanctis hanno organizzato una serie di conversazioni in più giorni e in punti diversi del paese, su temi che non sono solamente letterari ma che riguardano la vita. In fondo la letteratura è vita impressa sui fogli.
È il secondo giorno di Positano Racconta e le voci narranti partono da Villa Magia. All’ingresso la Croce Rossa ci controlla la temperatura. Indossiamo tutti una mascherina ma è pronto un bel tavolo per l’aperitivo che verrà servito a fine serata. Sulla terrazza ci accoglie l’azzurro del cielo che si mescola al mare. Siamo come sospesi a metà seduti sulle nostre comode sedie bianche.
La prima conversazione è tra Anna Marchitelli e Marco Balzano. Il ritorno e quello che ci aspetta. Parte tutto dalla promozione del libro Quando tornerò di Marco Balzano, la storia di una donna rumena che emigra dal suo Paese per svolgere lavoro di cura in Italia. Proprio intorno alla parola “cura” si snoda la conversazione. Marco Balzano è insegnante al liceo e ci parla proprio come se tenesse una lezione. Ci guarda negli occhi, è aperto e sembra disposto ad offrire a chi l’ascolta tutto quello che conosce. Così, oltre a fornirci i dati sulla migrazione femminile nel mondo per lavoro di cura, ci spiega che “cura” condivide l’origine etimologica con la parola “vedere”. Quindi prendersi cura di qualcuno implica la presenza, è vederlo. Ma è da un’osservazione di Anna Marchitelli che nasce tutto il gioco sul vedere e il suo campo semantico: la pandemia, dice, ha fatto in modo che noi affidassimo tutto allo sguardo poiché il resto del nostro volto è coperto. Seduti tra il pubblico, abbiamo tutti il volto coperto. Questo evento organizzato in pandemia non ci permette di partecipare alla conversazione. I tecnici stanno molto attenti che chiunque debba intervenire abbia un proprio microfono e che questo sia poi sanificato, rendendo impossibile un passaggio in più mani. Non è previsto un momento in cui il pubblico possa porre domande agli autori. Allora noi affidiamo tutto anche al nostro sentire, ci facciamo accompagnare dalle parole lì dove gli autori vogliono portarci. Anna Marchitelli e Marco Balzano ci portano nelle case dei video-aperitivi, a scuola tra i ragazzi imprigionati dalla DAD. Ci parlano di felicità, che da etimologia latina implica l’appagamento del bambino che succhia al seno. Ancora c’è la cura, ancora c’è il vedere. Eppure la pandemia ha creato un mondo al rovescio, nel quale ci siamo presi cura di noi stessi e degli altri evitando di vederci, evitando il contatto.
Il secondo autore non conversa con nessuno. Marco Missiroli tiene una lezione spiritosa e affascinante su Gli irresistibili, i libri che non vorremmo finissero mai. Quella di Marco Missiroli è una corsa contro il tempo. Prova a stare nei trenta minuti che gli sono stati messi a disposizione e lo fa divertendoci parlando di letteratura, di tecniche compositive, di percentuali di gradimento. Sorprendente è il suo modo di essere lettore, di riuscire ad analizzare quasi in maniera scientifico-matematico il testo scritto da un altro, come se ne facesse l’anatomia. Trova meccanismi che, a volte, anche nell’inconsapevolezza del loro autore sostengono l’impalcatura dei romanzi. Se prima Marco Balzano ci aveva detto, parlando del “vedere” che bisogna tornare ad osservare e che l’osservazione richiede studio, quello di Marco Missiroli è studio al microscopio. La domanda è: cosa fa sì che un libro sia irresistibile? Un libro che leggeremmo tutto d’un fiato, che ci dispiace aver lasciato in sospeso sul comodino per qualche ora, un libro al quale non smettiamo di pensare, che ci fa venir voglia di conoscere personalmente l’autore. Analizzando le percentuali di gradimento che devono essere superiori al novanta per cento, Marco Missiroli va alla ricerca del segreto, di quel qualcosa che fa sì che il libro sia per noi lettori “irresistibile”.
Il primo testo che ci presenta è L’avversario di Emmanuel Carrère. Irresistibile per la sua morbosità, per come l’autore racconti la storia di un uomo che ha ucciso la famiglia e la metta a confronto con la propria storia personale. Come se montasse un filo di perle, spiega Missiroli, la perla è la storia di Jean-Claud Roman e il filo è il racconto dei “fatti propri”. E poi lo stile costante “tre virgole e un punto” spiega matematicamente Missiroli. Passa poi a Graham Swift e al suo Un giorno di festa, una domestica che si sente signora per un giorno grazie alla relazione erotica con un signorotto della casa in cui presta servizio. Testo che gioca sull’empatia e la morbosità con un linguaggio semplice da centoventicinque vocaboli, conta Missiroli.
Due di Due di Andrea De Carlo è un altro libro irresistibile. Due amici vivono separatamente le loro vite nel ’68, creando quella che può considerarsi a tutti gli effetti una famiglia. Si incontrano ogni quarantotto pagine, numera ancora Missiroli.
Ágota Kristóf, ungherese emigrata in Francia, ne Il grande quaderno racconta di due ragazzini che vivono tra crudeltà e violenze a casa della nonna durante la guerra, con un vocabolario da ottantasei parole, tiene il conto Missiroli.
Il gorgo di Beppe Fenoglio è racconto irresistibile di una pagina e mezzo in cui un figlio di nove anni capisce la volontà del padre di suicidarsi e lo salva. Tratta il tema dei figli che diventano genitori dei padri, così come Io non ho paura, di Niccolò Ammaniti, altro irresistibile con lo stesso tema: un bambino che cerca di salvare il padre. Missiroli fa notare come ogni capitolo del libro sia di un colore diverso, non numera ma fa analisi cromatica delle descrizioni, notando che i colori freddi si alternano ai colori caldi cambiando la temperatura del romanzo.
E poi Dio delle illusioni di Donna Tartt, che conduce il lettore su una strada per poi rivelargli che la realtà è il contrario di quello che aveva immaginato, Quella sera dorata di Peter Cameron che come Il conte di Montecristo affronta il tema di poter mostrare un nuovo sé stesso in un ambiente nuovo, nel quale tutti sono sconosciuti, Il codice dell’anima di James Hillman e Open, biografia di Andre Agassi che, ognuno a proprio modo, raccontano il talento. Tutti libri irresistibili di cui Marco Missiroli consiglia la lettura. Quasi tutti brevi, quasi tutti con un linguaggio facile perché in fondo è anche questo che li rende irresistibili, il non obbligarci alla fatica.
La serata si conclude con Chiara Tagliaferri e Loredana Lipperini che conversano sulla Letteratura fantastica e dove trovarla. Ed è in questo momento che accade una magia. Le due autrici, entrambe donne di radio, ci provano a parlare con il pubblico che hanno di fronte. Succede qualcosa, però, tra loro. Si trovano interessanti l’un l’altra e la loro conversazione si fa più confidenziale. D’improvviso il mare e il cielo alle loro spalle spariscono. Ci sembra di essere nel salotto di un appartamento e di stare spiando una conversazione privata. Illusione rotta solo in quei momenti in cui le autrici pongono domande al pubblico che non può rispondere loro. Nella stanza magicamente creata, si parla di letteratura fantastica, soprattutto si parla di donne creatrici di mondi fantastici. Di Mary Shelley che dà vita al suo Frankenstein, dei mondi fantascientifici di Ursula Le Guin e Margaret Atwood, della Avalon, di Marion Zimmer Bradley. Loredana Lipperini racconta poi l’idea alla base del suo libro La notte si avvicina che racconta di peste un anno prima dello scoppio dell’epidemia da Coronavirus, quasi fosse un oracolo. Non può quindi mancare un accenno alla magia, alle predizioni delle sibille, alle donne sapienti considerate delle streghe. Anche  questa conversazione, che ci sembra di spiare da una finestra, ci offre tanti consigli di lettura. Autori e autrici italiani e stranieri che hanno ispirato opere cinematografiche e serie tv. Si riflette su quanto la letteratura fantastica non sia irreale ma che, invece, racconti la realtà più di quanto possa sembrare, come accade ne Il trono di spade o ne Il signore degli anelli, come avviene in tutti i libri di Stephen King. Tutto è reale finché si crede, ci suggeriscono le autrici. E poi, infine, poco prima di salutarci, l’ultimo libro consigliato Nel bosco di Aus di Chiara Palazzolo perchè, dice Loredana Lipperini: “Lei si chiama come te e a te piacerà moltissimo, Chiara”.





Positano Racconta
Positano, Villa Magia, 16 giugno 2021
dal 15 al 20 giugno 2021

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