“L'unica cosa che mi interessa è come cominciare, come continuare e come finire una frase”

Danilo Kiš

Mercoledì, 01 Giugno 2016 00:00

Raccontando Schiele: "La bambina in rosso"

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Egon Schiele appartiene ad un ristretto gruppo di artisti che più di altri hanno incuriosito i biografi e i registi cinematografici. Certo, gli specialisti citeranno Leonardo, Michelangelo, Caravaggio, protagonisti anche di sceneggiati televisivi di alto livello, ma ancora più avvezzi a comparire nelle librerie con le loro vite compaiono Van Gogh, Gauguin, Modigliani, Picasso e per l’appunto Egon Schiele.
Di quest’ultimo si sono scritte pagine e pagine, ora di pura indagine estetica, ora di curiosità spesso pruriginosa, per una produzione copiosissima definita da molti come erotica e da altrettanti come pornografica.

Una cosa è certa: chiunque percorra un’esposizione di Schiele, magari al mitico Museo Leopold di Vienna, a lui stesso dedicato, ne esce impressionato, forse scosso, forse meravigliato, molto spesso affascinato.
È quanto è accaduto ad Antonio Della Rocca, qualche anno fa, come egli stesso racconta in questa sua ultima pubblicazione, in un capitolo finale che ci svela la genesi delle sue ricerche e del suo stesso narrare. Della Rocca non dipinge col pennello, non proviene da scuole di critica letteraria, non si atteggia a giudice estetico, ma La bambina in rosso non ha niente da invidiare a ritrattisti e paesaggisti, per atmosfere e dettagli. Il suo è un palcoscenico che potrebbe somigliare ad un sapiente gioco di specchi, che riflettono una serie di figure narranti senza mai rendere esplicito il personaggio centrale: qui Schiele non compare mai, non parla, non dice la sua, mentre scorrono più volte le persone che gli sono state vicine, in particolare le sue donne. È il loro vissuto che quasi materializza, via via, il geniale artista, senza remore e senza tralasciare neppure una virgola del suo incrollabile egoismo, della sua tensione rivolta soltanto ad esprimere e coltivare la sua pittura.
Della Rocca incontra “personalmente” i suoi attori, in una dinamica teatrale da Così è se vi pare pirandelliano, in una squisitissima prosa, da grande tradizione mitteleuropea, e si compiace di essere chiamato Herr Doktor da chi viene di volta in volta sollecitato a parlare. Ascoltiamo così l’arrabbiatissimo professore dell’Accademia di Belle Arti, il mercante-collezionista Arthur Roessler, sappiamo dei genitori dell’artista (il padre ferroviere morirà di sifilide), di Gustav Klimt, di Anton Peschka, a sua volta artista minore, che sposerà la sorella di Egon dopo lunghi mesi di travagliate gelosie e alterchi famigliari. Ma soprattutto sentiamo la versione dei fatti narrata da Wally, sua modella e compagna in anni tumultuosi, a cui seguono Adele e sua sorella Edith. Adele diventerà sua moglie e morirà, incinta, pochi giorni prima di Egon, ma Edith, arrivata per prima tra le lenzuola del pittore, resterà sempre a vivere accanto alla coppia ufficiale, e ancora oggi la sua tomba è in mezzo a quella dei due coniugi.
Fra tutti, a fare da perno e a proclamare la propria verità con signorile sfrontatezza, c’è Gerti, la sorella di Egon, la sua modella preferita, la donna a cui si è sempre rivolto in ogni momento importante della sua vita, quella di cui è stato realmente geloso, Gerti, la sua vera e sola amante. Dalla sua vicenda spunta quella bambina, ritratta una sola volta con un abito rosso, la cui paternità, sempre accompagnata da silenzi e reticenze, è inseguita dal nostro autore con precisione e discrezione asburgiche, lasciando al lettore il compito, neppure tanto difficile, di trarre le debite conclusioni. Perché Gerti non dice chiaramente chi è il padre di sua figlia? Perché parla d’amore e di fughe romantiche a Trieste col fratello, senza arrivare mai a pronunciare parole offensive per la morale dei tempi suoi e nostri? Perché Gerti, e tutti gli altri personaggi, come lo stesso Egon, sono viennesi fino al midollo, imperial-regi attori di un mondo in declino, che proprio per questo sbandiera con fierezza una classe e una nobiltà troppo facilmente assimilate al perbenismo borghese, quando sarebbe forse più corretto intenderle come espressione del modo di essere di un’epoca e di un mondo diversi dal nostro.
La raffinatissima scrittura di Della Rocca ci guida in un’Europa che senza urli e strepiti vive tra impero e trasgressione, tra ferree regole sociali e spregiudicatezze, tra conservatorismo e incoscienza, tra eleganza e sberleffo. Così capita che tra le righe spuntino personaggi della famiglia imperiale, Freud e Adler, albergatori triestini, ragazzine che sfidano il rischio di posare nude, il feldmaresciallo Radetzky, Oskar Kokoschka.
Su tutti, Schiele è un gigante, che vive esclusivamente con e per la sua sola arte, ma le regole del gioco, in questo libro singolare, le detta lo scrittore, fino a contendere all’artista l’abilità di illustrare un mondo, una città, un’epoca.
Tutto verrà spazzato via dalla Grande Guerra e dalla spagnola, che si prenderà una giovane coppia e il loro figlio neppure nato, ma ancora il tempo resta vivo e scorre tra le incredibili mani dei ritratti dipinti da Schiele, nelle calze verdi delle sue donne sofferenti e discinte, nello sguardo lontano e triste di una bambina col vestito rosso, il cui segreto, grazie a Della Rocca, giunge oggi fino a noi.
Arrivare all’ultima pagina di questo libro, che esce per i tipi di Gilgamesh Edizioni (di Dario Bellini, entusiasta e combattivo giovane editore di Asola, presso Mantova) pone al lettore il dilemma: alzarsi dalla poltrona e cercare subito i quadri di Schiele su Google, o rileggere tutto daccapo, con più calma? Si fanno entrambe le cose, e man mano cresce lo stupore per questo scritto che non è un vero romanzo, né una vera biografia, né un libro di storia, ma tutte queste definizioni messe insieme, e forse proprio per questo avvolge e affascina.
Ogni personaggio scomparso ritorna a parlare di sé con l’entusiasmo e l’irruenza di chi è rimasto nascosto per troppo tempo, dimostrando a se stesso e agli altri che le emozioni vitali continuano a parlarci anche se coperte di polvere.
È un equilibrio da preziosità letteraria, che strappa l’applauso.

 

 

 

 

Antonio Della Rocca
La bambina in rosso
Asola (MN), Gilgamesh Edizioni, 2015
pp. 160

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