“L'unica cosa che mi interessa è come cominciare, come continuare e come finire una frase”

Danilo Kiš

Lina Morselli

Raccontando Schiele: "La bambina in rosso"

Egon Schiele appartiene ad un ristretto gruppo di artisti che più di altri hanno incuriosito i biografi e i registi cinematografici. Certo, gli specialisti citeranno Leonardo, Michelangelo, Caravaggio, protagonisti anche di sceneggiati televisivi di alto livello, ma ancora più avvezzi a comparire nelle librerie con le loro vite compaiono Van Gogh, Gauguin, Modigliani, Picasso e per l’appunto Egon Schiele.
Di quest’ultimo si sono scritte pagine e pagine, ora di pura indagine estetica, ora di curiosità spesso pruriginosa, per una produzione copiosissima definita da molti come erotica e da altrettanti come pornografica.

Polifonia bulgara per voci di donna

”Scrivo verità, non ho tempo per le bugie. Non si scrive per soldi in Bulgaria. Si scrive per allontanare lo spettro del dolore". Così si era presentata Zdravka Evtimova all’ultimo Festivaletteratura di Mantova, per parlare di sé e del suo romanzo Sinfonia, vincitore del Premio Balkanika 2014. La scrittrice, considerata una delle voci più alte della letteratura bulgara contemporanea, sceglie le vicende di quattro donne per parlarci del suo Paese negli anni ’90, fuori dalla dittatura comunista e dentro a quella del denaro.

Il piccolo miracolo intessuto da Benjamin Stein

Amnon Zichroni è uno psichiatra, Jan Wechsler è uno scrittore giornalista. Entrambi si imbattono in Minsky, misterioso personaggio dalle origini incerte: Zichroni crede alla sua infanzia ad Auschwitz e lo aiuta a ricordare la sua tragedia, Wechsler ritiene invece che Minsky sia un abile mentitore, figlio di una famiglia alto borghese svizzera, quindi uno dei tanti speculatori sull’orrore della Shoah.
Tu, lettore, immagina adesso che Amnon rappresenti la trama di un tessuto e Jan l’ordito, con te in mezzo a reggere il fuso che va avanti e indietro davanti al telaio, mentre i piedi premono i lunghi pedali previsti per completare l’opera.

Lo sguardo "Rosso taranta" di Angelo Morino

La letteratura di viaggio è un genere letterario al quale prima o poi ci si avvicina. Il viaggio si accompagna con le memorie del viaggio stesso, tanto che il viaggio e le sue memorie arrivano a confondersi l’uno nell’altro così il gioco delle scatole cinesi letterarie continua. Perché esistono libri di viaggio/memorie (plurale), e libri di viaggio/memoria (singolare). Un esempio per tutti, di quest’ultimo tipo, potrebbe essere In viaggio con Erodoto di Ryszard Kapuściński, dove la memoria propria del viaggiatore si armonizza col suo viaggiare, in uno scambio continuo di impressioni, descrizioni, ricordi, cultura personale, fino a farne, per l’appunto, un libro di memoria.

Kreck e il segreto di un uomo qualsiasi

La storia inizia nel “mite ottobre del ‘77” a La Plata, nell’Argentina del Generale Videla, che noi, qui, in Europa, identifichiamo come “quello dei Desapareçidos”, quello a cui si rivolgeranno per anni, disperate, le Madri di Plaza de Mayo. I toni tragici dell’epoca sembrano lontani dal mondo del signor Rodolfo Kreck, pacifico e distinto signore, assicuratore di buon livello, di quasi sessant’anni. Per suo stesso dire, la sua è “l’età nella quale poche cose possono cambiare e il futuro diventa più prevedibile”, ma nello stesso tempo continua ad affascinarlo il ricordo del padre, mercante di bestiame di Pisino, in Istria, la cui vita era stata spesa nel “bisogno di evadere dalle regole del gioco”. Così un giorno l’anonimo assicuratore decide di  realizzare un suo progetto e si rivolge a due vecchiette gemelle per affittare un loro piccolo appartamento.

La casa di carne

Prima di entrare nel vivo del libro, mi soffermo per poche righe sulla sua autrice, anzi, meglio, sulla scrittrice. C’è tra i due termini una differenza intuitiva, sulla quale non mi dilungo, perché mi sembra chiara. La scrittrice, dicevo, ha trent'anni, è nata a Verona, ma vive a Bologna, le sue esperienze di pubblicazione sono di nicchia e si dilungano su riviste on-line.

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