“La sua vita fu un gomitolo di illuminazioni e di sbagli”

Il'ja Grigor'evič Ėrenburg, su Marina Ivanovna Cvetaeva

Fulvio Padulano

Una Malacrescita senza via di uscita

Al Parco archeologico di Cuma, a inaugurare la quarta edizione dell'Efestoval, Festival dei vulcani, è andato in scena Mimmo Borrelli – anche direttore artistico della rassegna – con il monologo Malacrescita, tratto dalla tragedia: La madre: ’i figlie so’ piezze ’i sfaccimme, testo già noto e premiato nel 2013 con il Premio Testori.

“Faccia gialla”, fattezze carnali di santità

Nel cortile del Chiostro del Convento di San Domenico Maggiore, tra gli ultimi appuntamenti della rassegna teatrale Classico Contemporaneo, è andato in scena Faccia gialla, uno spettacolo di Margherita Romeo sul “santo” non solo più famoso della città, ma quello il cui culto − affrontato nel dramma − ne rivela fondamentali caratteristiche storiche.

Sentieri interrotti, cammini da ritrovare: "Holzwege"

A venticinque anni dalla sua morte, Loredana Putignani ricorda con un duplice omaggio – un laboratorio e uno spettacolo – il grande Antonio Neiwiller, autore di una ricca e variegata ricerca e sperimentazione teatrale, svolta durante quel ventennio '70-'90 così importante in quanto segna un passaggio epocale di cui noi oggi, volenti o meno, siamo figli. Un artista ancora inesplorato in fondo, nonostante importanti riconoscimenti, come del resto tutta la storia di quella stagione dell'avanguardia teatrale; esperienze che rappresentano invece un tesoro storico fondamentale per trovare, ritrovare o inventare linguaggi e coordinate per un'epoca caratterizzata proprio dalla mancanza di coordinate forti e punti di riferimento stabili, sempre più abbandanata alla sola logica del mercato, anche nella produzione artistica.

“Tango glaciale” tra sperimentazione e neo tradizione

Suscita molto interesse la (ri-)messa in scena di uno spettacolo che è stato una tappa fondamentale della sperimentazione teatrale italiana e non solo, Tango glaciale di Mario Martone, in versione reloaded al Piccolo Bellini in anteprima nazionale (la prima ufficiale sarà il 1° luglio al Ravenna Festival 2018).

Quadri di scuola

Il sipario aperto lascia vedere banchi e sedie accatastate, addossate a due muri grigi posti ai lati, mentre al centro una cattedra vuota fronteggia quasi incombente gli spettatori seduti. Sembra una sorta di scantinato o deposito di una scuola, illuminato tristemente dall’alto da due file parallele di neon: siamo nell’aula di ricevimento di una scuola in una banlieue di Tolosa, Les Izards, e l’audio di fondo manda rumori e voci di ragazzi. Cala il buio sul palcoscenico e parte il suono della campanella, segnale inequivocabile per generazioni e generazioni di studenti.

Né serva né padrona, l'attrice della Commedia dell'Arte

Felice ritorno a Napoli di Claudia Contin, la storica interprete di Arlecchino, la prima donna a indossare la maschera del più famoso tra i servi, in scena alla Basilica dello Spirito Santo in occasione del Festival Internazionale della Commedia dell'Arte organizzato da Coop En Kai Pan.
La scena, costituita da un fondale e due appendiabiti a fungere da quinte laterali, riportanti i volti e i nomi di due famose donne, Isabella Andreini e Adriana Basile, ricostuisce un camerino, con un leggìo e altri oggetti più o meno scenici (c'è anche da mangiare...), ovvero il laboratorio dove da secoli gli attori, ma in questo caso le attrici, ‘assemblano’ nel tempo − ma “contro lo spirito del tempo”, come ricorda Luca Gatta introducendo lo spettacolo − quelle figure di autentico artigianato teatrale rappresentate dai personaggi della Commedia dell'Arte.

"Prometeo", o della lotta contro il Potere

A prescindere dallo spettacolo, costituisce già un’occasione di bellezza lo scenario serale del Teatro Grande degli Scavi di Pompei che ospita la rappresentazione della tragedia di Eschilo, Prometeo. Si tratta di un testo che assume un valore eminentemente lirico, mentre drammaturgicamente è molto statico e rappresenta dunque una sfida non facile per la messa in scena, che in questo caso tuttavia si inseriva nella meravigliosa cornice degli scavi romani. Invece il rifiuto dell’ambientazione classica appare già nella scenografia, che  presenta un quadro spoglio e semplice, per quanto pesante, che rinuncia allo sfondo delle mura antiche, coprendole con un macchinario teatrale.

Angélica Liddell e le visioni dell'irrapresentabile

Lo spettacolo di Angélica Liddell, Genesis 6, 6-7, si annunciava come uno tra i più sperimentali e scandalosi di tutta la rassegna del NTFI. La regista spagnola, riconosciuta a livello internazionale anche attraverso premi volti a sottolineare soprattutto l’originalità e lo sperimentalismo del suo lavoro, completa la sua trilogia dedicata all’Infinito con quest’opera che debutta in assoluto proprio al festival napoletano, dopo Esta breve tragedia de la Carne, del 2015 e Que haré yo con esta espada, dello scorso anno.

La "grande età" della donna

Il teatro Sannazzaro è pieno fino ai palchi, sebbene il pubblico sia tutt’altro che giovane, per assistere allo spettacolo di Licia Maglietta, che porta in scena per il NTFI un testo poco noto di Clotilde Marghieri. Si tratta di un monologo del 1974, vincitore del Premio Viareggio, forse la più importante tra le scritture della Marghieri, napoletana cresciuta a Firenze e vissuta per lo più a Roma, amica della Serao e di Croce, e che fu soprattutto giornalista, arrivando tardi alla narrativa, ebbe una vita ricca di incontri e frequentazioni, e che in questo testo riflette la sua condizione, con uno sguardo all’indietro e la presenza ferma, insieme nostalgica e ironica, ma vera, nel presente del suo stato di donna matura, se non vogliamo dire vecchiaia, o della “grande età”, per riprendere Simone de Beauvoir, cui la stessa Marghieri si ispira.

Büchner, Martone e il dramma della rivoluzione

La regia di Mario Martone decide di rappresentare Morte di Danton, il celebre e denso testo di Büchner, con un allestimento ricco di attori e scenografie (dirottato dal Mercadante al Politeama vista la scandalosa crisi del Teatro Stabile di Napoli) che sembra seguire un percorso già avviato negli ultimi anni attraverso la sua più recente cinematografia, da Noi credevamo a Il giovane favoloso.

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