“In realtà vi è un istante in cui il corpo sulla scena e l'arte coincidono e quell'istante si chiama teatro. Tutto il resto è spettacolo”

Claudio Morganti

Lunedì, 16 Dicembre 2013 00:00

Non delegare, mai

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Napoli. Decumano inferiore. Palazzo di Diomede Carafa di Maddaloni. Si attraversa il cortile, si rende omaggio alla mitologica testa di cavallo (o meglio alla sua riproduzione in terracotta) e dietro una leggera cortina prende vita uno spazio scenico. Vediamo una fila di sedie, uno spazio quadrato al centro, una ragazza inginocchiata, un proiettore. Un telo bianco sul fondo. Buio. Quando una luce si riaccende sappiamo che il viaggio è cominciato. L’autore/attore è sulla scena. È un ragazzo, biondo. Jeans, Converse, felpa bianca con cappuccio.

"Notte
Fiume
Freddo
Campeggio
Non un campeggio qualsiasi. Come qualsiasi non è nessuno di quelli che sono qui".
Ha un accento marcatamente meridionale il ragazzo, ci dirà tra poco di essere palermitano, di avere ventisei anni. Dal titolo sappiamo già di cosa parlerà lo spettacolo, ma sono le sue prime battute a chiarire quale sarà il punto di vista. Non uno spettacolo a tesi, o la materializzazione teatrale di una ideologia. Solo il racconto di un’esperienza. Un giorno in Val di Susa. Un giorno di qualcuno che potrebbe essere ciascuno di noi. Lontano dal problema, lontano dalla valle. Qualcuno che forse un’idea precisa sulla questione, una posizione davvero netta e meditata, non ce l’ha. Qualcuno che non ha mai saputo davvero cosa vuol dire la parola IMPEGNO. Le nostre generazioni avrebbero voluto vivere nel mito dell’impegno. Avremmo voluto essere i nostri genitori. Avremmo voluto poter far risuonare parole di lotta. Ma forse siamo stati troppo figli di un impegno tramutatosi in borghesia radical chic. Ma questa è un’altra storia.
La storia di Dario Muratore e Petra Trombini vola più alto. Ha ali proprie. Non è figlia del passato e forse per questo ha davvero qualcosa da raccontare. Sembra avere la verità ingenua di un ragazzo di questo tempo, che muove i primi passi nel mondo della consapevolezza politica potremmo dire, o forse di individuazione della persona: “Gattono tra occupazioni di teatro e movimenti legati alla cultura”. Lo si immagina figlio di una borghesia costrittiva che gli ha instillato, col latte materno, “la vergogna di essere vivi”, madri borghesi che crescono figli fobici e spaventati dalla vita. Impacciati nel rapporto con l’altro sesso (quando parla di una ragazza conosciuta al campo un cuore rosso si proietta sul suo viso, imporporandogli le guance e il collo). Ma quel ragazzo è partito. Improvvisamente, sprovveduto, impreparato. Non sa cosa cerca. Cerca di capire. Chi c’è il Val di Susa? “Dentro hanno qualcosa che qualcuno chiamerebbe rabbia, io chiamerei piuttosto desiderio”. In poche battute materializza il campo NO TAV. Riusciamo a vedere le persone, ci sembra di sentire il freddo, il profumo dell’aria. L’organizzazione degli spazi, del tempo. “Non è anarchia, è autogestione hanno detto”.
Il campeggio come un piccolo villaggio dei Puffi, solo che sono neri e Gargamella è là, appena oltre il fiume, lo Stato-celerino con il faro parabolico che spia i movimenti dei campeggiatori/manifestanti. Il ragazzo guarda oltre, oltre il fiume, oltre noi, ce la fa vedere la distanza fisica, ce la fa sentire la distanza spirituale. Cronaca di una notte di azione. Ad azione di disturbo (contro la collettività), corrisponde azione di disturbo (la battitura della rete metallica, il rumore, e il taglio dei fili della stessa recinzione).
Il ragazzo è solo in scena, a sostenere per un’ora un monologo che non scivola mai nel retorico e ci tiene attaccati alle sedie. Non è vero. Non è da solo. Le proiezioni di Petra Trombini fanno al tempo stesso da sfondo e deuteragonista. In tempi di magra, in cui talvolta sembra ci si affidi alla trovata tecnologica per coprire la mancanza di idee, stupisce la semplicità efficace della scelta effettuata: una serie di slides vengono fatte scorrere o realizzate in tempo reale su i-Pad e proiettate sul telone di fondo, accompagnate, nei punti salienti, da sequenze musicali e distorte, raramente, con l’ausilio di un foglio di plastica colorato. Le figure vengono schizzate velocemente, tratti essenziali, pochi colori, quasi tutto in scala di grigi, ma hanno un movimento interiore e una forza espressiva che ne fa, davvero, un personaggio in scena.
Una sola voce racconta tante voci. Evoca un mondo fatto di pluralità. Con grazia e levità. Ci sono “i compagni di Palermo”, Alfredo e Carlo, pochi tratti disegnati, una inflessione di voce, è sufficiente. C’è Claudia, una ragazza cicciottella di Napoli, si direbbe dall’accento; racconta del corteo a Francoforte e della carica dei poliziotti. Le figure si disegnano mentre parla e poi si cancellano, una ad una, e la parola acquista peso e si materializza nell’immagine. La ragazza intervalla parole e numeri della tombola. 71, l’omm’ ‘e mmerd’, quando descrive i poliziotti; 44 ‘e ccancell’, quando i manifestanti vengono caricati e portati in cella per l’arresto preventivo (“tombola!”).
Economia di mezzi al servizio di una macchina narrativa che si snoda con perfetta sincronia. Parola, gesto, azione, suono si fondono su piani diversi, da un lato materializzando la parola detta, dall’altro evocando il non detto, suggerendo uno stato d’animo, restituendo colore ad una parola colloquiale. Proiezione, parola, gesto, suono realizzano un fumetto, sotto i nostri occhi e alla fine, quando il ragazzo resta solo in scena, di spalle, smessa la felpa bianca e indossatane una nera lanciatagli dalla ragazza, i disegni scorrono a ritroso, proprio come le pagine di un fumetto troppo breve e dai disegni troppo belli, che vogliamo gustare e rimeditare di nuovo.

 

 

 

 

Walking No Tav
di e con
Dario Muratore
tecnico graphic live Petra Trombini
sound Angelo Sicurella
in collaborazione con Compagnia Quartiatri, Santa Briganti, Teatro Garibaldi Aperto
lingua italiano
durata 1h
Napoli, Start/Interno 5, 14 dicembre 2013
in scena dal 13 al 15 dicembre 2013

 

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