“La sua vita fu un gomitolo di illuminazioni e di sbagli”

Il'ja Grigor'evič Ėrenburg, su Marina Ivanovna Cvetaeva

Sabato, 24 Marzo 2018 00:00

La veglia rabbiosa di Palazzolo e Luna

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La veglia è l’ultimo monologo di Rosario Palazzolo, andato in scena al Teatro Biondo di Palermo in marzo. Terza parte della trilogia Santa Samanta VS − sciagura in tre mosse, è affidato a Filippo Luna nei panni di Carmela, madre della “santa” in terra Samanta: guaritrice, dispensatrice di miracoli (ciò che tutti vogliono), vittima di un compito troppo grande per una giovane donna.

Carmela è sola sulla scena. Entriamo nell’intimità di una sala operatoria: sta mettendo al mondo la futura santa, gemendo e disperando, gelosa del suo frutto che quasi non vorrebbe far nascere. Sì, perché la Carmela che ora noi ci troviamo davanti sta inscenando il parto per un pubblico invisibile e ideale − il telespettatore − a cui racconta la sua storia nella speranza che il buon senso collettivo le restituisca il cadavere della figlia, morta suicida, tenuto “in ostaggio” dalla Chiesa che lo vorrebbe imbalsamare e fare beato. Protagonista di un reality live in mondovisione, infatti, Carmela dovrà convincere il suo pubblico che spetterebbe a lei, per natura, piangere la figlia che non vuole beata né santa. Il potere immenso del pubblico giudice passa per un telecomando, tasto rosso, tasto verde, Carmela o il Vaticano. A quale pubblico parla Carmela rivolgendosi a noi?
La più interessante novità di questo lavoro è il lessico costruito a partire dagli stilemi della lingua siciliana mescolati a termini anglosassoni entrati nel vocabolario comune, il tutto destrutturato e ricomposto in suono: la lingua che batte sul palato, i denti serrati in una specie di sorrisi, le labbra spalancate in guaiti di madre ferita o arricciate come rose bagnate e strette in boccioli. Tutto è suono e ogni suono rivela una parte di quella storia mentre, con ironica crudezza, si rende manifesta al pubblico. Luna tratta il personaggio come fosse protagonista di un solo show del varietà, alternando pezzi di comicità a inquietanti atti di solitudine.
La diretta tv è spezzata da pause di intima confidenza nell’attesa del gong che ci catapulta on air: ci addentriamo nella storia ora con esagerato coinvolgimento, ora con limpida consapevolezza. Carmela è stata vittima di un sistema che l’aveva portata a un isolamento silenzioso. Per ventuno anni non ha detto niente. Ora, forse fiduciosa nel bene, forse al culmine della disperazione, è pronta a tornare sulla “scena”, a spettacolarizzare il suo dolore, per riconquistare il suo diritto di madre. Un controverso atto di amore. 
Il gioco che Palazzolo fa di sfruttare il palcoscenico teatrale per dar vita al linguaggio televisivo, di assimilare pubblico invisibile e platea viva, è ancora un punto di vista interessante per guardare al contemporaneo. A teatro, con la materia viva, che parla e respira, si possono raccontare molte cose; storie più o meno veritiere, surreali, toccanti. Si può dire la verità e negarla; le regole però sono sempre “svelate”, non si può tradire il pubblico. La televisione o meglio, lo show televisivo, è costruito sul tradimento dello spettatore, non sempre cosciente e comunque assuefatto dalla meraviglia della finzione. Questo è reso evidente dall’autore di La veglia che racconta, attraverso la sua protagonista, la storia di un’ingannevole messa in scena. E sempre attraverso lei, attraverso i suoi occhi di madre, ci guarda: noi siamo il suo pubblico, assistiamo al fallimento e alla disperazione consapevoli della finzione della scena; che responsabilità ne deriva? Siamo o non siamo, anche noi, che abbiamo partecipato a questa veglia rabbiosa, invisibili giudici?

 



 

La veglia
testo e regia Rosario Palazzolo
con Filippo Luna
scene Luca Mannino
costumi Daniela Cernigliaro
luci Alice Colla
suono Francesco Di Fiore
video e foto Gandolfo Schimmenti
assistente alla regia Angelo Grasso
assistente alla scena Clara De Rose
produzione Teatro Biondo Palermo
Palermo, Teatro Biondo, 14 marzo
in scena dall'8 al 18 marzo 2018

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