"L'immagine semplice scaturisce dalla complicazione del racconto, proprio come la gioia è il frutto dell'infelicità della vita"

Emanuele Trevi

Sabato, 12 Novembre 2016 00:00

Morgana VS Europa. La scena internazionale al Festival di Morgana

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Dal 3 al 26 novembre il Festival di Morgana apre le porte di Palermo alla scena contemporanea riservando la sezione Morgana VS Europa a quella europea. Il palcoscenico del Museo internazionale delle marionette Antonio Pasqualino, che da quarant’anni ospita l’evento, è il contenitore palermitano di una tradizione folcloristica e a tratti mitologica importante che diventa in questa occasione la casa dell’artista contemporaneo, sede preziosa dello scenario performativo indipendente a livello internazionale.

Il risultato inedito di questa operazione attira un pubblico eterogeneo che rischia il gioco della sorpresa. Giunta al quarantunesimo anno questa edizione vede infatti – al fianco di un programma tradizionalmente dedicato al teatro di figura italiano – la presenza di molto giovane sperimentalismo con compagnie poliedriche provenienti da Spagna, Francia, Germania e Belgio.
Tra gli spettacoli più interessanti La Caputxeta Galàctica, andato in scena il 5 novembre, del collettivo Insectotropicsè un ottimo esempio di esperimento multidisciplinare. Superando il limite del montaggio cinematografico, il collettivo barcellonese costruisce un film dal “vivo” ispirato alla storia di Cappuccetto Rosso. I due pittori Xanu e Iex, il musicista Tullis Rennie, i tre videoesploratori VVV e l’attrice Laila Ribas uniscono le forze per dar vita a una performance ricca di idee e suggestioni. Tutti i componenti intervengono sulla stessa opera con mezzi artigianali e digitali ribaltando il meccanismo dell’illusione cinematografica: da una parte i pittori illustrano la storia con una qualità materica vastissima, dall’altra Laila Ribas offre al nostro sguardo diretto il suo corpo e la sua voce riprodotta sul grande schermo alle spalle dei digitalizzatissimi VVV che, al centro della scena, modificano in estemporanea (non si può parlare di postproduzione) e assemblano tutti gli impulsi esterni sulla colonna sonora di Tullis Rennie, elettronica e straniante, sempre eseguita dal vivo. Questa vivida immaginazione – nel senso letterale del termine di capacità di partorire immagini – abbinata all’ironia che stravolge la trama di Cappuccetto Rosso, ora emblema di autonomia dalle regole e di iniziazione tribale alla vita, coinvolge fortemente il fruitore costretto a spostare lo sguardo contemporaneamente da una parte all’altra, attenzionando situazioni e momenti sempre differenti. Siamo di fronte a un esperimento in costante sospensione che potrebbe da un momento all’altro smettere di funzionare e per di più esplicitamente artificiale che quindi richiede un patto d’intesa tra gli artisti e il pubblico. Loro, gli artisti, d’altra parte, si divertono, si danno il segnale di partenza, giocano insieme e non fanno cessare mai questa comunicazione proficua. L’iniziazione performativa di Cappuccetto – che scoprirà la sua vera natura di lupo – è anticipata dai loro volti tinti di rosso, dai gesti frenetici delle loro mani che aiutano la Ribas a immergersi in labirintici spazi virtuali, a farla sbarcare persino sulla Luna fino a trasformarla in un totem dalle sembianze di canide. Nell’epoca dell’avanzamento digitale che non si ferma mai, soggetta a continue trasformazioni, il collettivo spagnolo sente la necessità di superare il pubblico degli screen per confrontarsi con quello fisico, pronto a scambiare respiri: come per esaltare e, allo stesso tempo, bloccare il tempo che la digitalizzazione mastica e sputa.
Altro tipo di confronto è quello di Paradise Mastaz, andato in scena il 10 novembre, un dibattito molto aspro tra culture: tra l’Europa e i Paesi caldi delle guerre. In scena l'ensemble tedesco Hajusom, un gruppo multietnico formatosi ad Amburgo alla fine degli anni ’90 che prende il nome dalle prime sillabe iniziali dei nomi dei tre giovani rifugiati fondatori: HAtice dal Kurdistan, JUSef dall'Afganistan e OMid dall'Iran. La specificità di tutta l’opera è l’indissolubilmente legata con la loro condizione personale di immigrati: i performer riconoscono l'esperienza dell'immigrazione come fondamento della propria individualità e condividono la volontà di diffondere la pace opponendosi al predominio culturale, religioso e politico. A tal fine l’ensemble interviene negli ultimi anni negli habitat dei rifugiati con attività artistico-creative, spettacoli interattivi, happening.
Con Paradise Mastaz affrontano i temi dei clichés e del razzismo quotidiano, delle politiche economiche ed estere a fronte di una sempre più vasta differenziazione monetaria e di potere e una costante e instancabile fuga dei migranti che li vede, alla ricerca di una vita migliore, solcare i mari su precari gusci di noci. La denuncia sfrutta i mezzi dell’ironia e dell’arguzia sostenuti dall’attorialità pantomimica degli interpreti che si accompagnano con marionette home-made: fantocci di gommapiuma nel ruolo degli europei e di legno nel ruolo dei migranti dell'Africa occidentale. “La gommapiuma è il materiale perfetto per realizzare gli europei: si taglia facilmente ed è facile da lavare!” sarà il monito scaraventatoci addosso per ricordarci quanto sia semplice, anche nel nostro Paese, smussare le diversità specifiche di ognuno inseguendo il sogno dell’omologazione. Gli “europei” hanno sembianze mostruose, caricaturali; il risultato è quello di un popolo ridicolizzato attraverso i suoi capi di stato: Angela Merkel assimilata a Medusa, Nicolas Sarkozy come una testa gigante dall’ego spropositato. Le marionette dei migranti invece, realizzate in legno, hanno gli arti allungati, vestiti di stoffe colorate che rimandano al legame del popolo africano con la natura. Meccanismi stranianti di brechtiana memoria intervengono bruscamente a renderci questo spettacolo ostico e provocatorio: ogni scena viene contestualizzata in toni declamatori prima che inizi. I performer inoltre intervengono direttamente insieme alle marionette, sono loro stessi pupazzi; i loro volti, i movimenti del corpo simulano e aiutano espressivamente la caratterizzazione dei personaggi spesso scavalcando le marionette. Un processo non convenzionale che risulta come un pasto amaro, difficile da digerire.  

 

 

Festival di Morgana

La Caputxeta Galàctica
di Compagnia Insectotròpics
con Laila Ribas
illustrazioni Xanu e Iex
effetti speciali in digitale VVV 
musiche Tullis Rennie
prodotto da Maria Thorson
paese Spagna
Palermo, Museo internazionale delle marionette Antonio Pasqualino, 5 novembre 2016
in scena 5 e 6 novembre 2016

Paradise Mastaz
di
Hajusom
musiche Viktor Marek, Knarf Rellöm
realizzato in collaborazione con Goethe Institut di Palermo
paese Germania
Palermo, Museo internazionale delle marionette Antonio Pasqualino, 10 novembre 2016
in scena 10 e 11 novembre 2016

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