“La vita come deve si perpetua, dirama in mille rivoli. La madre spezza il pane tra i piccoli, alimenta il fuoco; la giornata scorre piena o uggiosa, arriva un forestiero, parte, cade neve, rischiara o un’acquerugiola di fine inverno soffoca le tinte, impregna scarpe e abiti, fa notte. È poco, d’altro non vi sono segni”

Mario Luzi

Lunedì, 14 Novembre 2016 00:00

Shakespeare Forever

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Il palco è diviso in due aree sceniche: a destra un ampio paravento con tendaggio bianco (che nasconde un trono) e, accanto, un tavolino con della frutta e una sedia savonarola, mentre a sinistra campeggia una scrivania messa di sbieco, coperta da un telo rosso su cui sono affastellati dei libri, delle carte, un piccolo specchio.

È l’interno della casa di Christopher Marlowe, drammaturgo inglese contemporaneo di William Shakespeare, dove il giovane Bardo si reca per conoscere l’autore del Faust, dramma cui ha assistito appena messo piede a Londra e che lo ha sconvolto per l’intensità passionale dei personaggi. Il giovane William chiede a Marlowe di farlo partecipe della sua scrittura, lo elegge suo mentore e l’altro lo accoglie con una certa benevolenza.
Il testo di Vittorio Cielo sul rapporto tra i due maggiori drammaturghi del periodo elisabettiano preferisce questa lettura di reciproca ammirazione dei due invece di insistere sulla rivalità e la gelosia che appartiene a tante leggende fiorite fin da quell’epoca. Shakespeare è presentato come il genio in potenza che stravolgerà le regole, tutto racchiuso nella frase che pronuncia (” Il teatro è il luogo dove sono nascosti i sentimenti del cuore”) poiché, se gli oggetti hanno una loro precisa collocazione, i sentimenti possono essere custoditi solo a teatro.
Durante la peste Shakespeare chiederà la riapertura dei teatri, sarà umile questuante al cospetto della sovrana Elisabetta I, mentre Marlowe si presenta sulla scena come un enigmatico cospiratore, spia della sovrana inglese per proteggerla dagli intrighi cattolici e dagli Spagnoli che vogliono detronizzarla. Il testo insiste molto sulla questione se Marlowe fosse o no una spia e getta una luce inquietante verso la fine quando egli fa intendere a William che di nessuno ci si può fidare, nemmeno della dama bruna di cui lui sembra invaghito dopo, o durante, la liaison con il giovane Southempton. Lascia intendere chissà quali loschi intrighi Marlowe, mentre, uscendo vestito di tutto punto, andrà incontro alla morte in una rissa  in una locanda come la storia ci ha consegnato, lasciando la scena libera all’ascesa del Bardo.
Due soli attori sulla scena, padre e figlio, Ennio Coltorti e Emiliano Jesus Coltorti proprio per rappresentare il rapporto di dipendenza Marlowe-Shakespeare, quando nella realtà storica Marlowe muore appena ventinovenne, praticamente i due drammaturghi erano coetanei. Ennio Coltorti si cimenta anche nella recitazione en travesti della regina Elisabetta I affidando a questo cameo la citazione del teatro seicentesco inglese in cui gli attori recitavano anche le parti femminili.
Nel complesso l’intento registico, affidato allo stesso Coltorti, era quello di trascinare lo spettatore nell’epoca elisabettiana raccontando un piccolo spaccato del teatro di quel tempo e la scarna scenografia, ma soprattutto gli abiti che riproducevano quelli dell’epoca, hanno ricreato quella sottile atmosfera, con il limite, però, di restare solo in superficie. I lunghi monologhi di Marlowe, tra il pedante e il saccente, appesantivano la partitura dialogica dei due protagonisti, allontanando talvolta l’attenzione verso altri dettagli della scena o della trama.
Scelta indubbiamente felice la brevità della pièce e la scelta della musica, come la canzone Come Again, di uno Sting di nicchia che nel 2006 ha pubblicato un album insieme a Edin Karamazov titolato Songs from the Labyrinth sulle musiche di un autore elisabettiano John Dowland.  

 

 

 

 

Shakespeare in love (with Marlowe)
di
Vittorio Cielo
regia Ennio Coltorti
con Ennio Coltorti, Emiliano Jesus Coltorti
scene e costumi Rita Forzano
musiche Zeno Craig
disegno luci Roger La Fontaine
produzione TTR-Il Teatro di Tato Russo
durata 1h 10’
Napoli, Piccolo Bellini, 9 novembre 2016
in scena dall’8 al 13 novembre2016

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