“La vita come deve si perpetua, dirama in mille rivoli. La madre spezza il pane tra i piccoli, alimenta il fuoco; la giornata scorre piena o uggiosa, arriva un forestiero, parte, cade neve, rischiara o un’acquerugiola di fine inverno soffoca le tinte, impregna scarpe e abiti, fa notte. È poco, d’altro non vi sono segni”

Mario Luzi

Giovedì, 24 Marzo 2016 00:00

Un piccolo palcoscenico che danza

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Sabrina Vicari è un fantoccio instabile ma flessibile, ché quando rischia di cadere si rialza prima sull’addome morbido che sulle gambe, come a prendere energia dalla pancia. Arrampicata a una scaletta di ferro a pioli, affacciata nell’ombra di una piccola finestra sul palcoscenico del teatro alla Guilla di Palermo, gioca con leggeri fogli di carta scricchiolanti e due torce per scendere poi sul piano per incontrare lo sguardo del pubblico fermo su quel ventre che muove sinuosamente. Una bambola di gomma vestita di carta velina.

La caratteristica distintiva della performance è subito esplicita: la Vicari ha una mimica caricaturale, da Chaplin e da Pierrot, e questa condizionerà la performance ben oltre le aspettative del pubblico distraendolo spesso dal movimento stesso.
In uno spazio ristretto, eppure plurisperimentale, come quello della Guilla che da quest’anno si è aperto anche alla danza con la consulenza di Silvia Giuffré – schiaffo morale per tutti quei teatri che stentano a rischiare – la performer costruisce una coreografia chiaramente destinata a quello spazio, composta per step in cui l’elemento regolatore, quasi naturalmente, è la carta.
La Vicari si veste, per mezzo di elastici perimetrali allo stomaco, di carta rosa, da salumeria, sputando fuori dall’ombelico piccole rose di carta. E via via servendosi di carta da imballaggio, quotidiani, banconote fake a mo’ di carta igienica, mostrerà un carattere diverso, un’atmosfera nuova che va dall’estasi di una primavera artificiale alla frenesia della violenta e incerta contemporaneità storica fatta di scariche elettriche e cortocircuiti. In questo percorso è la carta che decide, che piega la performer al suo stato di essere inanimato ma potenzialmente vivo, mutevole, versatile; che invade senza difficoltà la colonna sonora molto varia dello spettacolo con un fruscio con cui presto le nostre orecchie prendono familiarità.
In un mondo stropicciato, “incartato”, danneggiato da profondi squarci, Sabrina Vicari sceglie di riviverne le complessità attraverso un'opera da lei ideata e composta con quel niente, quella povertà di materiali, che spesso delinea più nettamente un contesto e ha buona possibilità di dare un messaggio. Tecnicamente non perfetta, carente a volte nella corrispondenza dei gesti, la Vicari comunque si muove bene e ha tempismo: sa incuriosire lo spettatore senza lasciarlo confuso e sa come renderlo partecipe.
Nel finale una lunga passerella l’accompagna alla scaletta dell’inizio chiudendo, così, ciclicamente la performance. 

 

 

 

 

CAR – TA (per la tua)
ideazione, coreografia e interpretazione
Sabrina Vicari
Palermo, Teatro alla Guilla, 19 marzo 2016
in scena 18 e 19 marzo

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