“E quando pensate di tornare? dissi io. Loro si strinsero nelle spalle. Chi lo sa, María, dissero. Non li avevo mai visti così belli. Li avrei baciati tutti e due, e non so perché non lo feci, sarei andata a letto con tutti e due, a scopare fino a perdere i sensi, e poi a guardarli dormire e poi di nuovo a scopare, ci pensai davvero, se cercassimo un albergo, se ci chiudessimo in una stanza buia, senza limiti di tempo, se io li spoglio e loro spogliano me, tutto si sistemerà, la pazzia di mio padre, l’automobile perduta, la tristezza e l’energia che provavo e che di momento in momento sembravano asfissiarmi. Ma non dissi niente”

Roberto Bolaño

Martedì, 09 Febbraio 2016 00:00

"Due passi sono" arriva a Palermo

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La coppia Carullo-Minasi arriva sul palcoscenico palermitano del Teatro Libero con Due passi sono, spettacolo vincitore del Premio Scenario per Ustica, accolta da un calore tutto meridionale.
Pe (Giuseppe Carullo) e Cri (Cristiana Minasi) sono protagonisti di un duetto tragicomico. Inchiodati alle sedie rosa shocking questi due, dalle fattezze ridotte, stanno come si sta dentro a una scatola di latta, ripetendo gesti che sembrano compiersi da tempo immemore in una specie di fisioterapia per corpo e cervello.

Rappresentanti di una generazione affetta dal disagio di non poter vedere mai realizzati i propri sogni, Cri e Pe portano questa rassegnazione all’estremo precludendosi la possibilità stessa di sognare. Ma lo fanno in un conflitto verbale che fa sorridere e riflettere. Così se Pe, il più speranzoso dei due, ha trascorso i suoi giorni desiderando timidamente di camminare per la città sulle sue gambe molli e di vedere le stelle pur non credendolo possibile, Cri, più cinica, àncora le sue giornate alla concretezza terrena preferendo contare le mattonelle dei marciapiedi invece che alzare la testa e tentare l’impossibile impresa di numerare le stelle. “Non si può” è la sua risposta a tutto. Non si può godere del sole, non si può respirare il mare. Persino l’abbraccio tra i due, benché dettato dal cuore, è meccanicamente ridotto a una carezza che sfiora appena il volto dell’altro attraverso guanti di lattice. Un lieve balzo verso l’Assurdo porterebbe lo spettatore a scambiarli per marionette.
Ed è proprio nei loro corpi minuti, quanto nell’aspetto grottesco e nella scenografia eccentrica che li ospita, che vi è una contraddizione evidente: la “normalità” non si addice loro, ha troppi limiti che lo spirito vuole valicare. A salvare tutto è il mare: chiunque nel momento peggiore del suo sconforto saprebbe di essere vivo grazie al mare. E Cri, spinta dal compagno, esce a fare due passi. Il mare visto da vicino è diverso, fa le onde, ma devi averlo guardato da lontano almeno una volta, dice, per apprezzarne la scoperta. Ecco che quei due passi fuori dalla porta di casa cambiano, un po’ troppo repentinamente, il loro scenario: la pièce culmina nella celebrazione del matrimonio di fronte a un pubblico di testimoni. Se anche voglia dare un messaggio di speranza, questo entusiastico finale arriva troppo presto a ribaltare la situazione e si resta attoniti ad applaudire uno sposalizio improvvisato.

 

 

Su Due passi sono si veda anche:
Alessandro Toppi, Piccoli Beckett, ma con speranzaIl Pickwick, 27 novembre 2013
Michele Di Donato, Cri, Pe e il teatro della delicatezzaIl Pickwick, 17 gennaio 2015




Due passi sono
drammaturgia, regia e interpretazione
di Giuseppe Carullo, Cristiana Minasi
scene e costumi Cinzia Muscolino
disegno luci Roberto Bonaventura
aiuto regia Roberto Bitto
produzione Compagnia Carullo-Minasi, Il Castello di Sancio Panza, Messina
lingua italiano
durata 50'
Palermo, Teatro Libero, 4 febbraio 2016
in scena 4 e 5 febbraio 2016

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