"Il metodo del successo consiste in larga misura nel sollevamento della polvere. È come certe ali al gioco del calcio, in serie C, che ai margini del campo, driblano se medesimi sei, sette volte, e mandano in visibilio il pubblico sprovveduto"   

Luciano Bianciardi

Sabato, 25 Luglio 2015 00:00

Un Pinocchio da completare

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Pinocchio per caso non è uno spettacolo perfetto. Anzi: più d’una perplessità lascia per come scorcia il proprio plot drammaturgico nella sua seconda parte e soprattutto per l’impianto scenografico, che appare raffazzonato ed inadeguato ad uno spettacolo che possa dirsi pronto ad andare in scena. Pinocchio per caso è quindi, a nostro parere, uno spettacolo (ancora) incompiuto. Eppure possiede – o almeno sembra lasciar intravedere in filigrana – delle possibilità di crescita che partono da qualche idea di fondo accattivante che su scena trova buona ancorché parziale attivazione.

Dapprincipio la riduzione di Viviana Miele mantiene una sostanziale aderenza con lo sviluppo narrativo del racconto collodiano, inscenando con progressiva e sintetica fedeltà tutti i passaggi significativi della vicenda: dall’incipit con Mastro Ciliegio, alla costruzione del burattino da parte di Geppetto (interpretato da un Gaetano Battista che, nella mise e nell’aspetto ricorda da presso il Nino Manfredi del Pinocchio di Comencini), dall’episodio del teatro delle marionette al primo incontro con Mangiafuoco, fino al frangente in cui Pinocchio si lascia abbindolare dal Gatto e la Volpe per interrare le monete d’oro nel Campo dei Miracoli. Da qui in poi la trama subisce una rapida trasformazione, che la porta a soddisfare solo per accenno i tratti salienti delle avventure di Pinocchio e a deviare verso un percorso autonomo (che rispecchia il “per caso” del titolo), che aggancia ed apparenta la favola con il reale, la scrittura con il presente. Ribaltamento della natura iniziale, della sostanza di partenza, rivoluzione individuale che passa attraverso un riscatto, questi temi appaiono in scena facendo assumere a Pinocchio – interpretato dalla piccola Annachiara Sansone – un’impostazione sui generis, che parte dai presupposti tradizionali per virare in direzione di una rielaborazione in chiave del tutto contemporanea, in cui il Pinocchio-bambina s’umanizza in una creatura del nostro tempo, messa in relazione con il proprio contesto: video che raccolgono interviste a bambini – ed alla stessa bambina che impresta se stessa a Pinocchio – rendono palese l’intento, semplificato quanto si vuole, ma pur sempre portatore di un messaggio chiaro e pulito, della scelta di cosa si possa essere, scelta di pertinenza dell’individuo, che acquisisce coscienza di sé già nelle delicate fasi della crescita. Sicché Pinocchio si fa facile metafora di quel che si può diventare imparando a camminare da soli, rendendo carne semovente il legno grezzo originario, compiendo il proprio percorso di relazione col mondo in maniera autonoma e serena, superando le contrarietà che raffrenano, i lacciuoli sociali che avvinghiano.
Favola ribaltata, Pinocchio per caso vede ribaltare ed invertire alcune peculiarità del Pinocchio tradizionale: così il Grillo Parlante appare in scena mosso a vista come una marionetta, mentre la Fata Turchina diventa un ologramma proiettato sul fondale; così come ribaltamento sostanziale è quello del senso, che dal Pinocchio originario (o meglio, dal pedagogismo inveratone dalla vulgata), vira verso una rielaborazione in chiave più eminentemente sociale, sfrondata delle implicazioni morali incentrate sull’antinomia verità/bugia, ma spostata più che altro sul versante di un’indagine sui sogni e le speranze comuni dei bambini, sulle incertezze della crescita.
Semplicità drammaturgica che crea un impianto originale, dunque, ma che abbisognerebbe di un lavoro di raffinamento che correggesse quell’impressione di frettolosità che s’impossessa dello spettatore nella seconda parte e che soprattutto sconta un impianto scenografico – cui pure si demanda parte importante della messinscena – limitato e limitante, la cui approssimazione va a detrimento delle idee e delle trovate che dall’unica quinta/fondale provengono, apparendo per lo più come rabberciati brandelli.
Tolte però queste imprecisioni perfettibili, il lavoro di rielaborazione compiuto su Pinocchio sembra possedere in nuce delle potenzialità da ampliare, sia rafforzandone l’impianto scenico che raffinandone la struttura drammaturgica, ampliandone le possibilità di lettura scenica e rendendo più dense di senso le immagini e le trovate cui s’affida. Come se il burattino di legno dovesse compiere ancora qualche passo ulteriore, necessario a farlo diventar bambino in carne ed ossa, così questo spettacolo ha bisogno di completare il proprio percorso di crescita, partendo dal presupposto della delicatezza dello sguardo che l’ispira.
E ci cresca pure il naso se abbiamo detto una bugia.

 

 

 

 

TeatroLab 2015
Pinocchio per caso
liberamente tratto da Le avventure di Pinocchio
di Carlo Collodi
adattamento e regia Viviana Miele
con Annachiara Sansone, Gaetano Battista, Daniela Montella
musiche Dagon Lorai
produzione Sub Eventi
lingua italiano
durata 1h
Pompei (NA), PompeiLab, 11 luglio 2015
in scena 11 luglio 2015 (data unica)

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