"Era ancora il tempo degli artisti, nel senso che questa parola poteva avere nel lento crepuscolo del Novecento, quando un poeta, un pittore, un regista erano esseri umani investiti da una vocazione, e la loro vita non era un pettegolezzo, una delle tante variabili mercantili della celebrità, un'attraente carriera mondana, ma una storia vissuta ai limiti dell'umano, spremuta fino all'ultima goccia"

Emanuele Trevi

Domenica, 19 Maggio 2013 17:49

One Man Flow

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Quando si apre il sipario e la luce bluastra dei riflettori illumina discreta la timida figura china su una chitarra, in sala cala il silenzio e si riesce a percepire perfino il rumore degli switch della pedaliera multi-effetto. Nella penombra, adagiate sui supporti, si scorgono tre chitarre, un synth ed una steel guitar; sul palco, da solo, Fausto Mesolella a dar loro voce, in un viaggio che trasuda pura passione per la musica, per tutta la musica in ogni sua forma e genere.

Libertango di Astor Piazzolla ad aprire le danze, riproposta in contrapposizioni tra i suoni limpidi e puliti della chitarra classica e i finali elettrici, tripudio di flanger e wah-wah, a dimostrare che quando si è padroni di uno strumento, anche le scelte stilistiche più ardite possono convivere e dialogare con classe e misura. Lampi inaspettati di pop (Black &White di Michael Jackson) compaiono istantanei e istantanei si dissolvono e si reincarnano, distorti, in omaggi al rock di Hendrix (Purple Haze). Contaminazioni di genere e sperimentazioni espressive si rivelano cardini di questa esperienza musicale non ordinaria che sospinge lo spettatore all’ascolto di un classico della canzone napoletana come 'O sole mio, suonata in cry baby, o di una Imagine, delicata come non mai, in cui i fraseggi della steel guitar di Ferdinando Ghidelli accompagnano e completano con eleganza la nota melodia riproposta dalla chitarra dell’artista casertano.
Con Tema d’Amore, da Il Ladro di Bagdad, film muto del 1924 di Raoul Walsh, di cui Mesolella nel 2010 ha curato interamente la colonna sonora, lo spettatore si trova catapultato in atmosfere mediorientali ricreate sapientemente attraverso la ricerca dei suoni tipici, stravolte, ridisegnate e ripercorse in loop, a far da cornice ad assoli sfrenati e riff psichedelici (Shine on You Crazy Diamond). Dedica finale agli Almamegretta con la riproposizione, stavolta cantata, di Nun te scurdà, “un brano che avrei voluto scrivere io” – ammette Mesolella – testimonianza di un recente minitour condotto insieme proprio a Raiz, leader della band napoletana. In conclusione, le immagini di Un Borghese Piccolo Piccolo e di Guardie e Ladri, di Mario Monicelli, proiettate mute su uno schermo, con la sola chitarra a far da commento e a tradurre in musica le storie che scorrono sulla pellicola. “Mi rendo conto che due ore di concerto per chitarra possono risultare noiose” – aveva avvisato in apertura il chitarrista degli Avion Travel  – “per questo nel corso della serata ci saranno delle sorprese”. Quando il sipario si chiude, la certezza è che tali promesse non siano state disattese, ma che, anzi, siano risultate superiori alle aspettative.
Suonerò fino a farti fiorire è un omaggio che Mesolella fa a se stesso, alla scoperta, dopo trent’anni di carriera, dell’esistenza di un suono personale, all’esigenza di mostrarlo, finalmente, in tutta la sua definitiva compiutezza.

 

 

Fausto Mesolella
Suonerò fino a farti fiorire

chitarre, effetti, synth Fausto Mesolella
steel guitar Ferdinando Ghidelli
Napoli, Teatro Trianon, 16 maggio 2013

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