“E quando pensate di tornare? dissi io. Loro si strinsero nelle spalle. Chi lo sa, María, dissero. Non li avevo mai visti così belli. Li avrei baciati tutti e due, e non so perché non lo feci, sarei andata a letto con tutti e due, a scopare fino a perdere i sensi, e poi a guardarli dormire e poi di nuovo a scopare, ci pensai davvero, se cercassimo un albergo, se ci chiudessimo in una stanza buia, senza limiti di tempo, se io li spoglio e loro spogliano me, tutto si sistemerà, la pazzia di mio padre, l’automobile perduta, la tristezza e l’energia che provavo e che di momento in momento sembravano asfissiarmi. Ma non dissi niente”

Roberto Bolaño

Domenica, 22 Marzo 2020 00:00

Le mie pagine

Scritto da 

E allora. Non pretendo di ripercorrere il mio viaggio attraverso la narrativa dopo avere scritto racconti che volevano dare un orizzonte più ampio alla mia vita. Intendo piuttosto riportarmi col pensiero in ordine sparso ai tempi che mi hanno visto coinvolto − o meglio, impegnato − a ricercare possibili segni di realtà nello stare al mondo di noi umani.

Sono seduto in poltrona, lo sguardo fisso verso l’angolo del salotto dove sulla parete più esposta alla luce spicca il ritratto di Laura, mia moglie, dipinto a Montmartre da un pittore di strada. Era il primo giorno del nostro viaggio di nozze. Mi sento il destinatario della dolcezza del suo viso. Da allora la vita mi ha sorriso. Per cinquant’anni.
Da poco Laura è mancata.
Vivo solo. I due figli hanno la loro famiglia, e l’attività di giornalisti li porta in giro per il mondo. Ma il senso della famiglia non mi manca. Anzi si rafforza. Dunque scrivo idealmente sfogliando con sentimento le pagine della mia vita, perché è quello il terreno di coltura dal quale hanno origine le mia storie.
Quanto mi ha aiutato Laura a non perdermi per strada nella mia ricerca dei punti fermi che caratterizzano l’umanità non è cosa da poco. Abbiamo frequentato molte persone, amici o semplici conoscenze, l’occasione di prendere coscienza del quadro umano l’abbiamo fortemente voluta. Ora per me tutto è cambiato. Non che mi sia ritirato in una sorta dl solipsismo, ma da quando la malattia di Laura mi ha sottratto la sua vicinanza, l’interiorità del mio stare al mondo ha preso il sopravvento. Nel mio intimo avverto come le nuove situazioni nelle quali di volta in volta mi trovo ora c’è un’evidente traccia del passato. La mia personalità è lo specchio di momenti indimenticabili vissuti con lei. Non solo in quella che stata la nostra quotidianità, ma molto intensamente anche nel ricordo dei nostri viaggi. Da Parigi a Praga, a Barcellona... e così via.
E che dire della partecipazione emotiva di Laura nel mio percorso di scrittura. Ho ancora impresso nella mente queste semplici parole dette da Laura a una nostra amica: “A Enrico basta definire il titolo per ispirarsi prima di scrivere il racconto”.  Nulla di eccezionale, ma è così che nascono le mie storie.
L’arte di semplificare le cose l’abbiamo sviluppata nel nostro chalet di montagna a Trichiana, frazione di Borgo Val Belluna. Là Laura e io recuperavamo la forza di introiettare una postura mentale e sentimentale che rischiava di disperdersi nel vuoto in presenza di una tendenza alla competizione tra umani nelle zone fragili di un ambiente metropolitano dove abbiamo vissuto, sebbene il nostro legame con Milano non sia mai venuto meno.
Dalla finestra del salotto si offriva ai nostri occhi il Parco Nazionale delle Dolomiti Bellunesi, Patrimonio dell’Umanità. Momenti d’incanto che abbiamo vissuto. “Si questo è il nostro nido d’amore”, erano le semplici parole con le quali Laura concludeva le nostre giornate. Ora, nei miei ricordi, quei momenti sono la ricchezza che Laura mi ha regalato con gioia.

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