“Uno scrittore dovrebbe vivere in provincia: non solo perché qui è più facile lavorare, perché c'è più calma e più tempo, ma anche perché la provincia è un campo di osservazione di prim'ordine. I fenomeni, sociali, umani e di costume, che altrove sono dispersi, lontani, spesso alterati, indecifrabili, qui li hai sottomano, compatti, vicini, esatti, reali”.

Luciano Bianciardi

Domenica, 08 Settembre 2019 00:00

Conflitto di interessi

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Se ne sta alla finestra della sua casa di Via Meravigli, nel Centro di Milano. Osserva la gente che là sotto sciama da ogni parte, chi quasi di corsa, chi con incerta lentezza.
Ma perché mai, si sta domandando Ricky, sono interiormente spinto a immaginarmi dove va quella gente, cosa ha in mente, quale sarà la conclusione del loro girovagare?
Da pochi mesi gli è mancata per una fulminea malattia la moglie Gabriella, per gli intimi Gabry. Aveva trentacinque anni.

Ora Ricky convive con Silvia, stanno bene insieme. Le notti calde. Ma la perdita dell’amata moglie resta una tragedia per Ricky, della quale non può liberarsi. Lavora come free-lance per Canale Lux, produce programmi televisivi. Silvia l’ha conosciuta a Canale Lux dove elabora la sinopsi dello svolgimento dei programmi a scopo prevalentemente pubblicitario.

Silvia esce dalla cucina con due tazze di caffè fumante, raggiunge Ricky in soggiorno. − Sediamoci sul divano, gli dice.
Ricky si siede, mescola lentamente il suo caffè fissando negli occhi Silvia senza dire una parola.
− C’è qualcosa che non va, a parte il doloroso ricordo di Gabry che capisco perfettamente? − chiede lei.
− Fino a oggi sono andati in onda tre miei telefilm, ma non sono soddisfatto.
− E perché mai? Mi risulta che abbiano avuto che un’ottima audience, me l’ha detto il direttore della rete, che mi pare orientato a programmare i tuoi futuri lavori nei periodi di maggior ascolto.
− Ragazza mia, l’avrai già capito. Con la mia arte per il piccolo schermo, come la gente usa dire, punto più in alto. Voglio arrivare dove il piacere per la massa teledipendente diventi cultura. Non sono interessato al puro intrattenimento.

Passano i giorni e Ricky è sempre più convinto di vivere in una società competitiva. Ne è prova il suo rapporto con il direttore di rete che a fini di profitto gli chiede di non pretendere piena libertà nel produrre lavori di alta qualità ma alla portata di pochi spettatori, poiché di questi tempi, al contrario, vengono confezionati programmi − telefilm in particolare − divertenti, quelli in sostanza che le grandi masse si aspettano per una sorta di rilassamento culturale. Ciò che non può mancare, per il direttore, è il canonico messaggio “questo programma è presentato da...”.
E la discussione con Silvia si fa impegnativa, al punto che tra i due, nel discutere del tema, si sta creando una reciproca incomprensione.
− Del resto, Silvia, il tuo lavoro è essenzialmente dedicato all’ottenimento di positivi risultati in termini pubblicitari.
− Beh! La sinopsi ha anche il compito di creare una sintesi della qualità del programma, non solo a fini di profitto, sebbene nei Paesi occidentali la tv si tenga lontana da storie che non procurino gioia di vivere ai telespettatori.
− Ma quella che tu chiami gioia di vivere la può dare − anche e soprattutto, direi − la versione culturale di quanto viene trasmesso. E si tratta, ne converrai, di una gioia più appagante.

Quella che in realtà non è una divergenza di vedute, rischia tuttavia di creare disagio nella convivenza tra Ricky e Silvia, tant’è che lui ritiene sempre più insopportabile la sudditanza della sua arte al business televisivo, ed è ormai sul punto di risolvere la questione in modo drastico.
− Stammi a sentire, Silvia, ho deciso di lasciare il lavoro televisivo per dedicarmi a ciò che senza limiti può riconoscere alla mia creatività il valore culturale che credo meriti. Mi dedicherò all’arte letteraria. Che ne dici? Ne ho già parlato al direttore, che non si è preoccupato più di tanto.
− La letteratura, con la sua storia secolare, i vertici artistici fin qui raggiunti in ogni parte del mondo, la sua ragionevole lontananza da finalità pressoché affaristiche è di sicuro una coerente scelta di vita. Ma lasciami scendere su un terreno più concreto. Che ne sarà di noi due? Quel legame che di cui abbiamo goduto fino a ora potrà durare? Conti di dare alla tua creazione letteraria la centralità del Viaggio come ricerca dell’autentico, e in definitiva di te stesso. Per farla breve, dimmi solo come questa tua decisione possa dare certezza al nostro legame.
− Certo... ti voglio sposare. Mi farai sentire più sicuro. E sappi, in ogni caso, che il mio non è un rifiuto della televisione in quanto tale. Voglio soltanto esprimere me stesso, il mio sentire, a un livello più coerente. Dell’ottimo lavoro che fai tu nell’ambiente televisivo sarò sempre più orgoglioso. Credimi.

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