"L'immagine semplice scaturisce dalla complicazione del racconto, proprio come la gioia è il frutto dell'infelicità della vita"

Emanuele Trevi

Martedì, 01 Settembre 2020 00:00

Legami

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Siamo tre aspiranti dirigenti della DANECO, primaria società farmaceutica del comparto commerciale. Età più o meno sui venticinque anni. Oltre a noi lavorano presso la società altri cinquanta dipendenti.
Sin da quando abbiamo stretto amicizia, noi tre abbiamo maturato la convinzione che creando un Club aziendale non solo avremmo stretto i rapporti tra le singole persone, ma ne avrebbe tratto vantaggio anche la società stessa.

Le iniziative del Club sono essenzialmente volte a organizzare gite in località di interesse generale, visite a musei, concerti musicali, spettacoli teatrali e quant’altro possa essere utile allo scopo.
Oggi siamo alla prese con la raccolta di adesioni per una imminente gita di un week-end lungo a Valtournance, un borgo alpino in Val d’Aosta dallo splendido scenario ai piedi della piramide del Cervino. Ci siamo già stati altre volte, sempre nello stesso albergo, il più accogliente del paese.
La società dove lavoriamo occupa quattro piani di un palazzo in Centro di Milano.
− Enrico, mi dicono Giulio e Alberto, sarebbe meglio che tu salissi al quarto piano per raccogliere quante più adesioni possibili... lassù ci sono più donne... e noi ci faremmo gli altri due piani... Capito?
− Ok. Ma datevi da fare.
Sto girando da scrivania a scrivania e le cose sembrano andare bene. All’ultima scrivania è seduta una nuova collega che ancora non conosco, è concentrata sul suo computer. − Vuoi partecipare? − Le chiedo − Mi fa cenno di sì col capo, senza neppure alzarlo dal PC.
Laura, il suo nome. L’ho saputo da altri.
Al termine della giornata lavorativa abbiamo raccolto un numero di adesioni da occupare l’intero pullman che settimana prossima ci porterà a destinazione.
È il primo giorno. Dopo una cena a base di gustosi piatti locali, giusto il tempo di farci un caffè e si inizia a ballare.
Da parte mia direi proprio di non essere particolarmente portato al ballo, ma lo sguardo mi cade su di lei. È seduta sola a un tavolino appartato.
− Ti va di rischiare un ballo con me? − le chiedo.
− Perché no? Mi chiamo Laura.
− Lo so.
Si danza sul terrazzo. Fino a tarda notte. Tant’è che il personale di servizio non riesce a trattenere segni di impazienza. Poi la musica cessa, e tutti, quasi di corsa, salgono al piano dove si trova la loro stanza. Non tutti, però, entrano soli nella propria stanza. Vorrebbero non darlo a vedere, ma la cosa non sfugge a nessuno. Io e Laura ci separiamo salutandoci con un sorriso carico di significato. Un saluto che ha tutta l’aria di esprimere la sensazione che tra noi due c’è un domani che ci aspetta.

E così è stato. Sono bastati pochi giorni − una volta tornati dalla gita − perché tra noi prendesse sostanza un forte legame. Forte quanto eccitante.
Laura si è trasferita nel mio appartamento del residence che i miei mi avevano acquistato per mettermi a mio agio negli studi che, dopo la laurea già acquisita in Economia e Commercio, intendo arricchire con una cultura filosofica nonché letteraria.
Non siamo interessati al matrimonio in quanto tale. Siamo arrivati alla conclusione di convivere secondo il nostro modo di concepire la vita di coppia.

È agosto. Sulla spiaggia di Rapallo, sotto l’ombrellone che ci appare come un simbolo parliamo di noi. Serenamente.
− Vuoi dire che non avremo mai problemi col passare del tempo? − Laura, con un sorriso che non può lasciarmi indifferente.
− Siamo in carriera tutti e due alla DANECO, che altro possiamo aspettarci se non di salire ancora più in alto? Non abbiamo rivali in azienda.
− È vero. Ma non c’è solo la nostra vita lavorativa. Viviamo in un mondo che sta precipitando nel vuoto esistenziale tra gli umani. L’egoismo sta prendendo il sopravvento. Un mondo antiumanitario, direi.
Non è un caso che Laura affronti questo tema. Ne parliamo da tempo, perché conoscendoci sempre di più siamo arrivati alla conclusione che il rischio che incombe sul futuro della vita comune è la disgregazione sociale. Con l’avvento della concezione cosiddetta sovranista che si sta espandendo pressoché in tutto il mondo ciò che ci aspetta − e che in preoccupante misura è già realtà − è l’isolamento tra la gente. La negazione del vivere comune. Si pensi, ma è solo un esempio seppure grave, alla vera e propria tragedia delle migrazioni che nel nostro Paese tende ad aggravarsi a dismisura. Con la pesante responsabilità di un certo modo di governare, e Ministri importanti portati alla chiusura verso il prossimo con decisioni pericolose e un rozzo quanto offensivo linguaggio che non fanno sperare nulla di buono. Che dire di porti chiusi a navi che conducono verso la salvezza centinaia di persone a rischio di annegamento in mare, a pochi metri da terra ferma?
Del linguaggio di taluni governanti, con Laura parliamo. Consapevoli come siamo che le parole in molti casi nascondono povertà d’animo, se non peggio. E qui sta un punto pericoloso, poiché v’è il rischio, in parte già realtà, della pochezza culturale. Ciò che non si può più fare a meno di definire pura ignoranza.
− Ambire al superficiale, alla vuota apparenza è oggi prassi diffusa − Laura.
Le rispondo che sì hai ragione ricordandole tuttavia che ciò che tende a dominare è la disuguaglianza.
− Ce lo insegna il capitalismo finanziario.

Scorre felice la nostra vita. Sempre più apprezzati in azienda.
− E quando vogliamo avere un figlio? − Laura.
− Uno solo? No, almeno due − rispondo.
− Ma prima portiamo a termine il nostro progetto.
Pochi mesi dopo il nostro progetto è una realtà in via di sviluppo. Abbiamo dato vita in quartiere a un Circolo Culturale per dare un carattere compiuto al tentativo di prendere contatto con la realtà. C’è voluto del denaro, e non poco, per l’affitto del locale. Siamo ricorsi a un mutuo bancario. Solo così abbiamo pensato sia possibile dare continuità alla nostra concezione di vita sociale. Vogliamo avere almeno la coscienza a posto.
Avremo un buon numero di aderenti? Non dipende solo da noi. Ci aiuteranno alcuni dei nostri amici dotati di un forte senso del rapporto cultura/socialità. Vogliamo dare un segnale che una comunità fondata sulla distanza è del tutto fuorviante.
Laura è incinta. Per cui, a nostro modo di vedere, si tratta di cominciare a pensare come e dove indirizzare, a tempo debito, i nostri figli per un approccio costruttivo nei confronti della conoscenza su come stare al mondo in senso realmente umano. Compatibilmente con le concezioni proprie che i figli stessi elaboreranno con le loro esperienze, naturalmente.

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