“Uno scrittore dovrebbe vivere in provincia: non solo perché qui è più facile lavorare, perché c'è più calma e più tempo, ma anche perché la provincia è un campo di osservazione di prim'ordine. I fenomeni, sociali, umani e di costume, che altrove sono dispersi, lontani, spesso alterati, indecifrabili, qui li hai sottomano, compatti, vicini, esatti, reali”.

Luciano Bianciardi

Domenica, 30 Dicembre 2018 00:00

Ospite in giardino

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Non voglio più perder tempo, ho paura
che non ci sia più tempo per dirsi ti amo.

Il fiore della parola che mi hai insegnato a coltivare
sta per sbocciare. 
Gli eventi sono intelligenti,
è il momento di dirsi ti amo
– è necessario anche dirsi non ti amo;
tutto è finito prima d’iniziare, ti sei illusa, hai capito male –.
Ecco, proprio adesso vorrei sapere se mi ami oppure no.
Anche se tutta la vita poi lo dirai a un’altra.
La giustizia si fa ora.

Come anche dissetarsi presto – l’acqua è un buon diritto –
alla fonte delle nostre labbra. Tanta arsura non può attendere.
Il cielo a volte nutre il giardino, a volte no.
Dobbiamo adoperarci,
sia equiseto con trecento milioni d’anni di memoria
sia girasole, che ci porti luce.
Chiamalo fiore – tutti i fiori
di questo giardino –
così potrà morire senza scampo di parola sulla tomba 
ed esser pianto privo di indulgenza.
Ti ho molto amato, anche quando non ti si vedeva in giro, e c’eri,
coltivavo sempre.
Scrivevo che verrà del tempo da passare insieme sotto il pergolato di glicini.
Prima, lo spero tanto,
di quando ci si vedrà per un tu adesso cosa stai facendo?
Sai chiedevo giusto per...
La vigliaccheria e la non curanza
non sono forse la prima forma di convenzione sociale?
Ne esigi anche per dire un fiore?
Cosa fa vergogna ancora del nostro amore?
Che sia una rosa a petali caduchi
O a bouquet di marzo?
E tu hai il coraggio di dire che sei tornato perché hai sbagliato cancello?

Sia equiseto con trecento milioni d’anni di memoria
della mia breve vita, avrò grato il ricordo di te,
–  guarda, è l’unico germogliato seme su tanti – .
Esigi ancora piegarti al corollario?
Tutto ciò che sa un seme
neanche le nostre mani lo possono sapere.

Conosciamo ora una sollecitudine improvvisa o quasi,
cambia il tempo,
mi guardi accigliato, sei confuso,
riparati nel capanno degli attrezzi
e lì stai attento a non usare le forbici,
a non piegare questo amore ad ornamento.
Poi quando la furia si sarà placata, vieni fuori.
Prima che dirlo al mio giardino
vorrei dire a te
questa verità semplice
e ritrovarci dietro lo stesso albero,
complici,
nel furto di pane.
Abbiam vissuto tanto dentro il cuore del mondo
che ora può apparire tanto strano
mangiare lo stesso grano e
innamorarsi della stessa luce.
Non so tu, ma io ho piantato tanti fiori
convinta proprio che avresti sbagliato cancello.

La luce che bacia i fiori,
si posa anche su di te.
Ai giardini la stagione corrente
le mie attese, tutte, il solo amore mio per te.
La vita ti ricorda la vita
e che sostare in essa non si può
perché di lei siamo il segno di passaggio.
Ammesso al proseguire sei tu,
prego avanti, non aver timore
di rivederci per un bacio eterno,
oh grande animo di maggio.

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